| D'Alema: «Una moratoria sulle polemiche in politica estera»
di Carlo Marroni
«Spero che ci sia una moratoria sugli annunci, soprattutto su quelli strampalati, che non hanno sostanza e sono impraticabili ». Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, attacca il centro destra, che la scorsa settimana ha tirato in ballo temi di politica estera, e in particolare l'ex ministro Antonio Martino che ha parlato di ritiro della missione Unifil in Libano e Silvio Berlusconi che ha ipotizzato la modifica delle regole di ingaggio. Le affermazioni del leader del Pdl, dice D'Alema, hanno «creato qualche stupore all'Onu, dato che sono loro che decidono le regole di ingaggio e non Berlusconi.Ho l'impressione che il succedersi di annunci e dichiarazioni confuse e improprie non aiuti la credibilità internazionale dell'Italia, in questo senso sono un po' preoccupato ».D'Alema presenzia alla presentazione del Rapporto 2020 sulle scelte di politica estera, uno studio di oltre 100 pagine frutto del lavoro di un gruppo di lavoro indipendente coordinato dal consigliere del ministro, Marta Dassù. Uno studio che deve portare ad una proposta «per una politica estera italiana condivisa e di lungo periodo, che non oscilli al variare dei governi, con il rischio di colpire la credibilità del paese » a livello internazionale, dice D'Alema. «Fortunatamente è un testo difficile da strappare, perché è piuttosto impegnativo,c'è quindi la ragionevole speranza che venga letto» aggiunge con chiaro riferimento al gesto con cui Berlusconi aveva aperto la campagna elettorale strappando il programma del Pd. Il rapporto analizza i molti scenari geopolitici ed economici su cui l'Italia si trova ad operare, traccia linee guida, suggerisce agende. E lancia avvertimenti, come per l'Afghanistan, dove l'Italia si trova con una consistente missione di peace-keeping: «L'Afghanistan è una missione complessa, che richiederà un impegno paziente e di lungo periodo, militare e civile,da parte dell'intera comunità internazionale. Ritiri prematuri, come l'esperienza insegna, sarebbero rischiosi per la stabilizzazione di quel paese e dell'intera regione». E sul fronte economico-energetico pianta un paletto: «Per l'Italia è essenziale riconsiderare la propria posizione e riprendere fin da oggi la collaborazione internazionale sul nucleare ».Sull'immediato la priorità dell'Italia deve essere l'incremento e la diversificazione degli approvvigionamenti attraverso la costruzione di nuove infrastrutture: pipeline e rigassificatori. Proprio per questa ragione vanno ulteriormente promossi «i rapporti e gli accordi internazionali finalizzati allo sviluppo delle nuove infrastrutture », precisa il documento, rilevando inoltre che «in una logica di sicurezza degli approvvigionamenti, la politica estera dovrà perseguire due obiettivi complementari, e cioè preservare i legami con i fornitori storici (Russia, Algeria), coadiuvare lo sviluppo di rapporti commerciali con nuovi potenziali fornitori (Azerbaijan, Qatar, Egitto, Nigeria, Turkmenistan). Il documento segnala infine l'importanza della creazione di un mercato unico europeo, che nonostante le difficoltà incontrate, resta per l'Italia un obiettivo centrale. Intanto prosegue la riorganizzazione interna della Farnesina, che ha messo in cantiere la razionalizzazione della rete di ambasciate ( ieri il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all'apertura della rappresentanza a Pristina, capitale del Kosovo) e consolati: in particolare per questi ultimi il processo sarà un graduale spostamento dall'Europa occidentale all'Asia (in particolare Cina e India) e Sud America. Il progetto di razionalizzazione- guidato dal segretario generale, Giampiero Massolo prevede inoltre l'avvio di una maggiore autonomia finanziaria delle singole missioni, che potranno attivare fondi privati per iniziative specifiche, in particolare d'intesa con le aziende, e comunque sempre sotto il controllo della Farnesina, sempre più "gestore di rete". Inoltre la riorganizzazione ha portato alla creazione di un "direttore politico", figura fino ad oggi mancante, con il grado di vice segretario generale: la nomina sarà effettuata dal prossimo governo.
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