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| SPECIALE ELEZIONI 2008 | |
| Veltroni: «Larghe intese? Bisognava farle prima»
di Nicoletta Cottone
Berlusconi avanza l'ipotesi di un pareggio alle prossime elezioni? «Significa che non sono più sicuri di vincere». Veltroni attacca il Cavaliere sulla proposta delle larghe intese in caso di pareggio alle elezioni. Da Cesena, decima tappa del tour in pullman nelle province del Belpaese, il leader del Pd risponde alle dichiarazioni di Berlusconi a Matrix: «Il candidato dello schieramento avverso dice che ha già vinto le elezioni, poi dice anche che se pareggia al Senato si devono fare le larghe intese. Le due cose non funzionano». Veltroni si domanda perché «non l'avete fatto prima per scrivere le nuove regole del gioco?», alludendo al no a un Governo Marini per varare la riforma elettorale. La verità, osserva il segretario del Pd, è che «l'Italia arriva sempre dopo. L'Italia politica, non quella che lavora». E arriva l'annuncio che Veltroni presenterà il programma del Pd lunedì 25 febbraio.
Intanto nella mattinata si registra un indietro tutta del Cavaliere. Intervenendo alla manifestazione organizzata a Roma dai Popolari liberali di Carlo Giovanardi smentisce l'ipotesi di larghe intese e dice: «Noi siamo qui per vincere, per avere una larga maggioranza e per avere di conseguenza non solo il diritto, ma anche il dovere di governare l'Italia».
Per Veltroni se è stato detto che è possibile il pareggio vuol dire «che stiamo arrivando. Vuol dire che non sono più sicuri di vincere». E ai simpatizzanti urla il suo slogan: «Si può fare», mentre in piazza si diffonde l'Inno di Mameli e a seguire la canzone di Jovanotti «Mi fido di te». Veltroni poi aggiunge che la campagna elettorale non si fa in tv, si fa incontrando la gente. «Ci vuole il calore del rapporto umano». A un giornalista americano spiega l'analogia fra il suo «si può fare» e lo «yes, we can» di Barak Obama. «Nessuno - ha detto Veltroni - avrebbe scommesso un euro o un dollaro su di noi: Obama adesso è il front runner, mentre i nostri avversari in Italia stanno parlando di pareggio». Veltroni ha anche spiegato la sua ammirazione per la politica statunitense: perchè parla della vita delle persone e dei valori.
L'obiettivo del Pd, ha poi spiegato, «è lavorare per avere una maggioranza solida alla Camera e al Senato. È evidente che se ci fosse un pareggio tornare a votare con questa legge elettorale sarebbe come sbattere di nuovo la testa contro il muro». Fonte di preoccupazione resta il Senato. «Il Senato - ha detto Veltroni - è un terno al lotto, è un po' come il poker texano che ogni tanto vedo in televisione e di cui non capisco nulla: può venir fuori ogni cosa. È una delle stranezze di questo paese». Commentando la differenza di posizioni fra Pdl e Lega Nord sulla questione del Kosovo, il leader del Pd si è chiesto «Se ci fosse un governo del centrodestra come farebbero a trovare una posizione unitaria sul Kosovo?». | |
| 23 febbraio 2008 | |
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