di Elysa Fazzino
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| SPECIALE ELEZIONI 2008 | |
| Elezioni: per FT pochi giovani ai comizi di Veltroni
di Elysa Fazzino
Il giro d'Italia in bus di Walter Veltroni e ancora il caso Alitalia: sono questi i principali temi della campagna elettorale italiana trattati nelle ultime ore sui siti Internet dei giornali stranieri. Il quotidiano finanziario britannico Financial Times titola oggi: «Il democratico italiano prende come modello Obama». Il corrispondente Guy Dinmore scrive dalla Toscana, dove Veltroni sta facendo il suo giro elettorale. L'idea del bus – scrive – forse è stata presa in prestito dal senatore John Mc Cain, che nel 2002 fece la campagna presidenziale con lo "Straight Talk Express", ma il modello del leader del Pd è il candidato democratico Barack Obama. Dinmore considera ardua la sfida di Veltroni, alla guida di un partito che «appartiene a un governo di coalizione disperatamente impopolare». Deve far passare un messaggio riformista convincente, ma «entrambi i partiti propongono tagli delle tasse e della spesa pubblica, sicché l'elettorato fa ancora più fatica a vedere la differenza». L'argomento più forte di Veltroni è che Silvio Berlusconi ha 71 anni ed è già stato due volte premier, con deboli risultati economici. Ai comizi di Veltroni – nota Dinmore – vanno molte persone anziane. «L'assenza di giovani, secondo molti, è dovuta al fatto che loro appoggiano i comunisti». In un precedente articolo, molto ampio, il cronista del Financial Times racconta un tratto di campagna "on the road" da Livorno a Lucca a Pisa.
Tra i giornalisti che seguono Veltroni in Toscana, c'è anche Eric Jozsef del quotidiano francese Libération. Il suo servizio, «Il tour d'Italia da solo di Veltroni», consultabile sulla home page del sito, sottolinea che Veltroni ha deciso di combattere Silvio Berlusconi senza alleati. «Erede di una coalizione eteroclita e impopolare, Veltroni ha fatto la scommessa della rottura», senza coalizzarsi con le piccole formazioni di centro moderato che hanno abbandonato Prodi, ma soprattutto rompendo con la sinistra radicale. Il leader del Pd evoca il progetto di un partito «post-ideologico», la sinistra radicale è per la lotta di classe, noi siamo per un patto tra produttori e lavoratori». Jozsef osserva che Veltroni non pronuncia praticamente mai il nome del suo avversario. «Dopo quindici anni di duello estenuante tra Berlusconi e la sinistra e i comunisti, gioca la carta di un Paese pacificato e unito». Una breve notizia, intitolata «La campagna saggia del Cavaliere», registra il «tono nuovo» usato da Berlusconi, che non promette più miracoli e parla perfino di sacrifici. «Forte del suo vantaggio nei sondaggi, il leader della destra gioca la carta della serietà e della prudenza. Si è perfino lasciato scappare "Non sono Superman"».
Un commento di Jordi Borja sul quotidiano spagnolo El Pais, «Votare in tempi di transizione», afferma che molti francesi e italiani non si sentono rappresentati da nessuno dei grandi partiti e sono tentati dall'astensione. «Me lo ripetono i compagni italiani, che furono militanti del grande Pci e che difficilmente possono sentirsi rappresentati dal "vaticanista" Rutelli e dal postmoderno Veltroni. Però tutti dicono che Sarkozy e Berlusconi sono molto peggio».
Sull'Alitalia punta l'attenzione il quotidiano americano Wall Street Journal, che – in una serie di articoli pubblicati sul suo sito web – sottolinea come il caso sia diventato ormai una delle principali questioni della campagna elettorale. «L'incertezza politica rende difficile finalizzare un accordo per vendere la compagnia prima delle elezioni. A quel momento, Alitalia potrebbe ormai essere senza soldi. Ciò potrebbe portarla al fallimento. Le opzioni di ristrutturazioni sarebbero limitate. I politici difficilmente spingerebbero per grossi tagli, di fronte all'opposizione dei sindacati, mentre gli aiuti di Stato provocherebbero uno scontro con l'Unione europea». Un'analisi di Luca Di Leo osserva che Berlusconi inizialmente aveva detto che l'Italia non doveva vendere la sua compagnia di bandiera. «Da allora – scrive – ha fatto un po' marcia indietro, dicendo che un accordo con Alitalia-Klm sarebbe possibile se Alitalia potesse mantenere il suo marchio e i suoi uffici nel mondo, ripetendo tuttavia di favorire l'acquisizione da parte di imprenditori italiani».
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| 7 marzo 2008 | |
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