| Veltroni a Treviso: «Peggio stracciare i programmi non rispettando le promesse»
Nel Nord Est per ricucire il rapporto tra il centro-sinistra e il popolo delle piccole imprese. Alla fine di una giornata intensa Walter Veltroni ha preso atto di un calore che non si aspettava è ha ringraziato: «Sta accadendo qualcosa di nuovo, è caduto un muro grande come una casa. Esisteva un muro tra il Nord Est e il centro-sinistra, costruito per degli errori fatti negli anni, ma anche per il fatto che la coalizione aveva delle contraddizioni che gli impedivano di esprimere il suo riformismo. Andare da soli - ha proseguito il leader del Partito democratico - ci permette di essere liberi».
Sabato, dopo Marghera e Mestre, Veltroni ha fatto tappa a Treviso. Affollato il piccolo teatro Eden, 500 persone, con molti simpatizzanti rimasti fuori che hanno chiesto di tenere il comizio all'aperto. «Dico una cosa che un politico che non dovrebbe dire: non ci basta vincere le elezioni, vogliamo cambiare l'Italia, rendere il nostro Paese nuovo, più aperto», ha detto in chiusura Veltroni.
«Credo che proprio da qui si può riconnettere il rapporto con un'area del Paese che in passato forse aveva ragione di guardarci con una certa diffidenza, perché non c'era l'attenzione giusta». Veltroni era reduce da due ore passate con una «grande famiglia» simbolo dell'operosità, della concretezza e dell'apertura solare del Veneto, quell'area del Paese che più di altre può essere interessata «al cambiamento per produrre e creare ricchezza». Il leader del Pd è stato ospite insieme alla moglie Flavia che lo ha accompagnato in questi ultimi due giorni, la villetta dei Favretto, Michele artigiano, a capo di una piccola impresa idraulica con sei dipendenti, una moglie e tre figli tra gli 8 e i 16 anni.
In avvio l'ex sindaco di Roma ha subito parlato dell'avversario Silvio Berlusconi, che lo ha attaccato dal Palalido di Milano stracciando platealmente il programma del Pd. «Non mi meraviglio, questa è la storia degli ultimi quindici anni. Chi sta da quella parte non può fare altrimenti, non può fare altro che ripercorrere la storia. Ad ogni modo noi non stracciamo i programmi dei nostri avversari, noi li leggiamo, li rispettiamo. E poi la cosa peggiore è stracciare i propri programmi non rispettando le promesse», ha commentato Veltroni.
Veltroni ha riportato il discorso sui temi che gli stanno più a cuore, affermando che «la campagna elettorale non è una soap opera televisiva». Il leader del Pd ha sottolineato il «grande impegno» che il suo partito intende profondere per semplificare la burocrazia, rendere il Fisco «amico» e modificare la percezione diffusa che lo Stato sia «ostile». «Il nostro paese sta giocando a catenaccio, anziché all'olandese e purtroppo sta puntando - ha detto Veltroni - allo zero a zero». Soffermandosi sui problemi economici, Veltroni ha evidenziato che l'Italia ha perso negli ultimi anni ben 11 punti di Pil, ma che ci sono buone speranze di farla uscire dal tunnel, in modo tale, ad esempio, da poter costituire «un'impresa ogni giorno», cosa che è possibile «purché anche lo Stato faccia il proprio dovere». Veltroni ha inoltre criticato «la destra perché quando ha governato ha aumentato la spesa pubblica del 2,5%».
A fine mattinata Veltroni aveva attaccato ancora il leader del Pdl parlando di «discorsi da '800, discorsi di persone fuori dal tempo. Che sta succedendo nella destra? La riscoperta di linguaggi di un altro secolo». Nel mirino l'affermazione di Berlusconi secondo cui «il Parlamento non è ancora pronto ad avere il 50% di donne. Le liste del Pd - ha rivendicato Veltroni - sono fatte per il 46% di donne. Se va male, ma faccio questa ipotesi solo in termini scolastici, avremo in Parlamento 100 donne, contro le 52 elette di oggi, ma se va bene ne avremo 130».
In mattinata, al teatro Toniolo di Mestre, Veltroni aveva annunciato che «in caso di vittoria» il primo provvedimento da presentare «per ridare fiducia nel futuro ai nostri ragazzi sarà quello per la lotta alla precarietà, il provvedimento sul compenso minimo legale. È una cosa - ha aggiunto Veltroni - che deve adeguarsi ai paesi europei: un precario non deve guadagnare meno di 1.100 euro al mese. Poi bisogna aiutare le aziende che stabilizzano».
Tornando al programma, il Pd - aveva detto il leader del Pd sabato mattina a Marghera - sta poi studiando una proposta che vada ad incidere sulle pensioni, una proposta che per essere seria però deve avere una copertura finanziaria. Veltroni ne ha parlato a un precedente incontro, sabato mattina, con i lavoratori portuali di Porto Marghera, ribadendo la necessità di «fare scelte molto coraggiose per liberare risorse che vadano a sostegno dei salari e degli stipendi, per combattere la riduzione dei consumi», di cui si è avuta conferma anche con dati recenti.
Veltroni ha parlato anche di incidenti sul lavoro. «Non mi interessa se le nostre cifre - ha detto Veltroni - sono come la media europea. Il problema vero è che questa è una guerra che ha più o meno le dimensioni della guerra in Iraq. Il Governo ha fatto il suo dovere con il decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro, ma esiste anche una grande questione che si chiama formazione permanente, assolutamente decisiva». Per Veltroni, infatti, «a fianco delle sanzioni serve un lavoro di prevenzione e formazione». In particolare, «bisogna studiare strumenti specifici per le aree dei porti e delle acciaierie. Lì serve il miglior livello di controllo».
Riello: né con Pdl né con Pd. Sempre dal veneto, sul fronte della candidature, Andrea Riello, leader degli industriali del Veneto, ha chiarito che - dopo il sì di Massimo Calearo, ex numero uno di Fdermeccanica, ad entrare in lista per il Pd - non scenderà in campo per le prossime elezioni politiche né per il Pdl né per altre formazioni e continuerà il suo incarico di presidente di Confindustria del Veneto fino alla fine del suo mandato, tra un anno. «Sono molto lusingato - ha dichiarato - che il mio nome venga fatto con insistenza da una parte politica». Un segno - per Riello - che il lavoro svolto in questi anni anche come presidente confidustriale è stato apprezzato anche a livello regionale dalla giunta veneta guidata da Giancarlo Galan. Riello, però, nell'ambito di una linea di coerenza finora seguita, ha aggiunto «sono convinto di rimanere capo di Confindustria veneta fino a fine mandato» e ciò rende «incompatibile una mia candidatura in Pdl o in altre liste».
Commento di Veltroni: «Antonio D' Amato e Alessandro Riello hanno entrambi declinato l' invito a candidarsi nelle liste del Pdl con un argomento esplicito che è quello che con loro non si fanno le riforme». Del resto, «c'è un solo italiano che ricordi un periodo di governo delle destre nel quale si sia liberalizzato o riformato?». (Al.An.) | |