30 maggio 2006

Simoni caduto in Basso

di Dario Ceccarelli

Venga in procura così racconterà tutto. Gilberto Simoni, dopo le pesanti accuse lanciate lanciate a Ivan Basso, vincitore del Giro d'Italia, è stato convocato dal procuratore federale della Federciclismo. Il dottor Armando Forgione lo aspetta per il cinque giugno. Il motivo della convocazione è noto.

Dopo aver detto che la maglia rosa non si è comportato da uomo, tradendo i patti, Simoni ha poi rincarato la dose sostenendo che Ivan Basso gli aveva addirittura chiesto dei soldi per farlo vincere nella tappa del Mortirolo.

Accuse al vetriolo, veri schizzi di fango, che hanno lasciato tutti di stucco. Soprattutto la seconda bordata, arrivata il mattino dopo a mente fredda. Una cosa infatti è la rabbia che esplode al traguardo, un'altra è presentarsi ai microfoni dopo una notte di sonno e dire, come se nulla fosse, che il leader della corsa gli ha chiesto una mazzetta per farlo passar davanti.

Accuse poco plausibili, diciamolo. Per tanti motivi. Primo tra tutti che Basso, corridore da due milioni di euro all'anno, non ha davvero bisogno di chiedere soldi a Simoni. Soprattutto per una tappa come quella del Mortirolo, che incornicia Basso nella galleria dei grandi campioni attirando verso la sua maglia rosa altri vantaggiosi contratti e sponsorizzazioni

Oltre ai soldi, c'è anche l'aspetto sentimentale. Basso era da poco diventato papà per la seconda volta. La moglie aveva avuto un parto difficile. Per festeggiare il secondogenito, si era messo nella maglietta anche la foto del piccolo per mostrarla al traguardo, come poi ha effettivamente fatto. Forse viviamo ancora nel paese delle meraviglie, ma un tipo così non baratta la vittoria per ventimila euro. Almeno fino a prova contraria.

E qui si entra nel groviglio giuridico. Simoni sa che la sua accusa vale poco o niente. Nella discesa erano in due. Chi può confermare? Chi può smentire? Nessuno. Non ci sono prove. La parola di uno contro la parola dell'altro. Quello che però sta irritando i vertici del ciclismo è che tutta questa penosa vicenda, alla fine, finisca per imbrattare una magnifica corsa che ha lanciato un nuovo campione e ha risollevato l'immagine di uno sport che, negli ultimi anni, era stato pesantemente colpito dal doping e dai suoi effetti collaterali. Così Simoni, già conosciuto come una testa calda (nel 2004 si era scontrato con Cunego, suo compagno di squadra; nel 2003 era andato a riprendere un Pantani ormai al declino scattato alle fontane del Toce), così Simoni anche per questi precedenti poco edificanti rischia di dover pagare il conto tutto in una volta. Nulla a che vedere col calcio. Qui non siamo alle cupole o alle piovre. Però il troppo storpia. E Simoni, ammesso che non abbia chissà quali prove da mostrare, ha passato il confine del buon senso e del buon gusto.