Roger Federer (AP)

20 novembre 2006

Tennis, il Masters di Shangai sancisce il dominio assoluto di Sua Maestà Federer

di Marco Barbonaglia

Non c’erano molti dubbi sul nome del giocatore che avrebbe vinto la finale del Masters 2006. Impossibile averne troppi, quando in campo c’è lui: il sovrano assoluto del tennis, Roger Federer. La “vera finale” era già stata giocata, come molti andavano dicendo, il giorno prima, quando lo svizzero aveva incontrato Raphael Nadal, quel giovane maiorchino, capace, sia pure solo nella prima metà della stagione, di arginare il fuoriclasse. Sia detto con tutto il rispetto per il bravo James Blake, giocatore spettacolare, grintoso, dotato di grande talento. Tennista correttissimo, che è diventato familiare al pubblico, in questi giorni, anche per l’esclamazione “Too good”, con la quale spesso l’americano sottolinea, un tiro imprendibile dell’avversario, per rendergli onore. Lo statunitense è ancora più degno di ammirazione, se si pensa che è arrivato, da esordiente, alla sua prima finale, dopo essersi qualificato per ultimo per il Masters, (solo una decina di giorni prima dell’inizio della gara, e solo perché Nikolai Daydenko, a Parigi Bercy, aveva eliminato Ancic, altro candidato per l’ottava posizione); ma, poi, una volta in terra cinese, ha fatto vedere i sorci verdi a tutti. Ha piegato Nadal, in soli due set, ha battuto Davydenko, al termine di un match molto duro, ha annichilito il campione uscente, David Nalbandian, uscendo sconfitto solo dall’incontro, ormai inutile, contro Tommy Robredo.

Per vincere il torneo, idea che Blake, deve pur avere accarezzato nella notte tra sabato e domenica, c’era, però, ancora un avversario da superare. Purtroppo per l’americano, questo tennista era Roger Federer, atleta quasi imbattibile, se è vero che, quest’anno, ha vinto 92 partite e ne ha perse solo 5. Di queste, quattro contro Nadal. Sarebbe a dire che, se non fosse arrivato lo spagnolo a fermarlo, avrebbe, probabilmente, perso un solo match in tutto il 2006.

I titoli conquistati da questo incredibile campione nella stagione appena conclusa meritano un breve riepilogo.Tre trofei del Grande Slam su quattro, (il Roland Garros, invece, non l’ha vinto, ma è comunque arrivato in finale), il Masters, per un totale di dodici tornei, in tutto, da gennaio ad oggi. Nessuno, nell’era Open, era mai riuscito a dominare così il circuito. Vale la pena, inoltre, di ricordare che lo svizzero non perde un match da agosto e, in quel caso, la sconfitta fu solo un incidente di percorso ( per la cronaca perse contro Andy Murray). Da allora, ha infilato una serie di 29 successi consecutivi. A Shanghai, naturalmente, non si è smentito. Non ha perso un solo incontro, neanche nel girone iniziale, anzi, ha dominato l’intero torneo, lasciando sul campo due soli set, in una settimana.

Ecco perché, si può ben dire che la sorte del pur bravo Blake, fosse segnata prima ancora di entrare in campo. Come ogni giocatore che si rispetti, sicuramente l'americano pensava questo, quando è entrato in quel fiore artificiale, con i petali che si chiudono a coprire l’arena, che è il Qi Zhong Stadium. Il sogno dell’americano, ad ogni modo è durato poco. Si è sgretolato in fretta ( sicuramente troppo in fretta per i 15mila spettatori presenti), contro i colpi di Federer.

Appena il tempo di iniziare a scambiare la palla e lo svizzero volava sul 4-0. James Blake, pur frastornato, ha tentato di reagire, procurandosi ben 5 palle break. Non è riuscito, però, a trasformarne nemmeno una e così, il numero uno del mondo gli ha inflitto un impietoso 6-0 in appena 26’. Nella seconda frazione, l’illusione di un match più combattuto è durata solo due game, poi, l’elvetico ha preso di nuovo il largo, si portato in vantaggio per 3-1 e ha amministrato tranquillamente la situazione, andando a chiudere con il punteggio di 6-3. Nel terzo set, sotto ormai per 5-2, l’americano ha messo a segno l’unico break della partita, ma questo gi ha consentito solo di rimandare di due game la fine dell’incontro. In appena 1 ora e 36 minuti, Roger Federer ha conquistato, così, il terzo Masters della sua carriera, battendo l’outsider statunitense per 6-0, 6-3, 6-4. Nonostante la severità del risultato, però, il tennista di Yonkers, non può recriminare troppo per la sconfitta contro una macchina da guerra capace di sparare 11 aces, e di realizzare 41 colpi vincenti in appena 25 game.

Ma, Roger Federer, sovrano, ormai, pressoché incontrastato del tennis mondiale, sta facendo molto di più che dominare il circuito maschile in modo assoluto, lo sta facendo giocando un tennis meraviglioso, come non si è, forse, mai visto nella storia ( per lo meno in quella recente) di questo sport. Costretti, troppo spesso, in passato come oggi, a vedere tennisti che costruiscono la loro fortuna su un gioco basato sulla potenza, sulla regolarità, sulla prestanza fisica, è davvero straordinario per tutti gli appassionati, assistere alle partite di questo straordinario campione. Un giocatore che, con una classe infinita, fa sembrare facile ogni tiro, anche quelli impossibili, che mette a segno colpi impensabili per chiunque altro, che si muove per il campo con leggerezza, mentre sembra ora accarezzare, ora frustare quella pallina destinata, comunque, ad andare sempre a finire proprio dove vuole lui.