Da Inzaghi a Trezeguet, chi sale e chi scende nel week-end di calcio

di Carlo Genta

Pagina: 1 2 di 2 pagina successiva
commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
16 marzo 2009

Chi sale
Vinny Iaquinta – Sparito per mesi, inghiottito per mesi dall'infermeria, dal ciclone Amauri, dall'intoccabilità di Del Piero. Poi, quando serve, Ranieri lo tira giù dalla soffitta, gli dà una spolverata e lui gioca ogni pallone come fosse l'ultimo. Chiamatelo pure aziendalista, se volete. Per noi è un signor professionista e un signor attaccante (rivedetevi il gol al Chelsea). E uno al quale le gambe non tremano mai. Fosse capitato tra i suoi piedoni quel pallone magnificamente tagliato da Balotelli a Old Trafford e calciato largo in diagonale da Ibrahimovic… Ma come disse un giorno il mitico Ruud Gullit, se mia nonna aveva gli attributi era mio nonno.

Andrea Dossena – Eccolo il gol italiano a Old Trafford, addirittura quello che chiude la goleada del Liverpool che ha messo a ferro e fuoco Manchester, spiegando in ritardo all'Inter come si fa. E confermando all'Europa l'impressione avuta mercoledì sera: cioè che lo United di questi tempi non è spaventoso né inattaccabile. Potente, solido, cinico e compatto sì. Irresistibile no. E continuiamo a pensare che per l'Inter sia stata un'occasione buttata. E comunque il nostro ragazzino nel giro di tre giorni ha sigillato Real e Manchester. Mica male…

Rubinho – E il Brasile diventò, incredibilmente, terra di portieri. Sfatando la leggenda secondo la quale sulla spiaggia di Copacabana in porta ci finiscono solo gli irrimediabili sfigati. Comunque dopo il mostro Gilmar, molti decenni di pippe impressionanti e la breve estate di Dida, superatleta più che superportiere, ecco il fenomeno Julio Cesar. Ma ecco anche Rubinho, fratellino dell'indimenticabile Ze Elias: ci sono anche le sue parate, la sua reattività, il suo colpo d'occhio nel fenomeno Genoa, sebbene di questo brasiliano silenzioso si parli poco. A Cagliari ad esempio, è stato il migliore in campo. Paradosso per paradosso fateci caso: il punto debole di Rubinho è il gioco di piede… Sapete come è finito tra i pali? Ce ho raccontato lui: il fratellone era terrorizzato dall'idea che si facesse male e lo costringeva a giocare in porta. Lì è rimasto ed è cresciuto. Una delle migliori intuizioni de vecchio Ze…

Superpippo Inzaghi – …299 … 300… Media calcolata, uno ogni 159 minuti giocati (ogni 144' in maglia rossonera). Bastano quelli, per lui parlano i numeri. Magari non piacerà a Ranieri, perché di palloni storicamente ne tocca anche meno dei sei per tempo che sono costati a Trezeguet la sostituzione con il Chelsea, con annessi e connessi. Però quei pochi che struscia, guarda caso, finiscono spesso in fondo alla rete. Come per Trezeguet.

Sergio Floccari – A proposito di bomber. Torna, doppietta, l'Atalanta si riaccende e soprattutto ricomincia a far punti. Ancora qualche dubbio sul fatto che Floccari sia, adesso come adesso, uno dei più forti attaccanti italiani?

Chi scende
Ibra non più cadabra – A malincuore ci vien voglia di cambiare opinione per andare ad ingrandire le fila di quelli che dicono che lo zingaro di Svezia non sa mai essere decisivo nelle grandi partite. Noi l'abbiamo sempre difeso e aspettato, in omaggio al suo talento smisurato. Ma bastava leggere il linguaggio del corpo di Ibra l'altra sera a Old Trafford per capire fin dall'inizio che non avrebbe fatto male al Manchester. Spesso nel calcio le differenze sono sottili, quasi invisibili come un filo di seta: allora nessuno ci leva dalla testa che quella traversa colpita sia un gol sbagliato, non uno schiaffo della sfortuna. E i grandi campioni timbrano le grandi partite. Leggere i tabellini di Champions, prego: i vari Messi, Drogba, Henry, Raul, Van Nistelrooy, Ronaldo ce li trovate sempre, precisi come le tasse. Questo non vuol dire che Ibra non sia un campionissimo, ma al momento guai al primo che chiede per lui il Pallone d'Oro: 1 gol in questa Champions nella più inutile delle partite a Brema. Può è deve crescere ancora: più personalità, da non confondersi con la spacconeria, per non essere solo un gigante nel giardino di casa. Non è un leader e non lo sarà mai, questione di carattere e di caratteristiche. Ma provate a mettergli vicino nelle grandi notti d'Europa uno che conosce bene quelle stelle e che non ha paura: forse Ibra esploderà. Chissà perché continua a tornarci in mente Hernan Crespo, l'ultimo pirata di Manchester.

Ranieri & Trezeguet – In una antipatia sempre esistita tra l'allenatore romano e il killer del gol franco-argentino, rischia di rimetterci la Juventus. Antipatia sempre esistita, ribadiamo, e ora soltanto dichiarata. Sabato sera è stato Giovinco a fare pentole e coperchi, ma l'assenza di Amauri unita alla vena ormai intermittente di Del Piero, rischia di zavorrare i bianconeri nell'unica corsa realisticamente possibile: quella verso il secondo posto. Ranieri ha sbagliato a togliere Trezeguet l'altra sera col Chelsea, perché uno così sta in campo sempre quando cerchi disperatamente il gol. E non vale la motivazione ranieriana secondo cui il francese ha toccato sei palloni in tutto. David tocca sempre sei palloni, ma spesso alcuni di quelli finiscono in porta. Trezeguet ha sbagliato a lagnarsi con la stampa del suo Paese e dovrebbe cominciare a chiedersi perché ha tutti ‘sti problemi con gli allenatori e magari darsi anche delle risposte. Però l'impressione è che il conto di questi errori, finirà in mano alla Juventus.

  CONTINUA ...»

16 marzo 2009
Pagina: 1 2 di 2 pagina successiva
RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio