Serie A, l'Inter batte anche il Siena ed è festa scudetto

di Lara Vecchio

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18 maggio 2009

È la partita dello scudetto, ma non è la partita dello scudetto. L'Inter si siede a tavola con la pancia già piena. Piena di festa, di emozioni, di una notte insonne tra clacson e bagni di folla, ma ancora una gran voglia di spuntare da quel tunnel, con il tricolore già in cassaforte, e alzare lo sguardo per la più semplice, ma anche la più grande di queste emozioni, quella che si perpetua nel tempo e non lascia indifferente neppure il più navigato dei professionisti: uno stadio pieno, spruzzato dagli stessi colori, con la terra che, letteralmente, ti trema sotto i tacchetti quando in 80.000 saltano all'unisono, pazzi di gioia, nello stesso istante, intonando la stessa canzone.

Uomini copertina, divi milionari, ma, in fondo in fondo, per una notte, "ragazzini" con il mondo in mano e, ai piedi, un popolo adorante . No, non è la partita dello scudetto. A quello, ufficialmente, ci ha pensato il Milan con 24 ore di anticipo, nel più crudele dei paradossi sportivi. E all'Inter non resta che sciogliere il fiocco e scartare il regalo davanti a un Siena già salvo, infiltrato discreto e casuale, tutto sommato onorato dalla scelta del destino che lo ha catapultato nella bolgia della festa nerazzurra. In una gara orfana di motivazioni agonistiche, è l'adrenalina a dettare legge. La corazzata di Mourinho, pur reduce da una notte di baldoria, da quattro, forse cinque ore di sonno, ha le ali ai piedi e nel cuore. Quanto basta per suffragare, con una vittoria ancora, il titolo appena conquistato, e trasformare una passerella annunciata in qualcosa che riesce ad assomigliare ad una partita di calcio.

Cambiasso, Balotelli e Ibrahimovic sigillano la vittoria. Quasi a rappresentare le tante facce di una stagione trionfale, mai in discussione, ma non senza qualche spina. Un perfetto mix, che rappresenta al meglio la "pazza Inter". La solida affidabilità dell'argentino, la speranza futura di un diamante ancora grezzo, il retrogusto di un campione con la valigia sotto il letto da riempire o da riporre nell'armadio. Spettatore sì, ma con il petto gonfio d'orgoglio, il Siena prova a scrollarsi di dosso il ruolo di comparsa e si rende pericoloso al 3', con Calaiò che non fa altro che regalare a Julio Cesar l'occasione per sottolineare il suo ruolo da imprescindibile protagonista della cavalcata trionfale nerazzurra. Uscirà commosso tra gli applausi e una meritatissima standing ovation del suo pubblico. Il primo tempo regala poche altre emozioni. Sul fronte interista, una conclusione di Ibra deviata in angolo da Curci, che si ripete neutralizzando una punizione di Balotelli, e un tiro di Stankovic , ma si inchina alla girata in rete Cambiasso che apre le danze.

Il Siena si perde per strada a inizio ripresa lasciando campo libero all'incursione di Figo ( l'epilogo di una carriera che riceve il doveroso tributo di San Siro al momento della sostituzione) , che serve a Balotelli la palla del raddoppio. Sorride super Mario, coi suoi angoli da smussare e tanta voglia di crescere. A difendere la festa nerazzurra ci si mette anche il palo, che nega ai bianconeri Calaiò e Coppola, la soddisfazione di strappare un gol ai campioni. Ibrahimovic chiude i conti. Per lui c'è ancora un conto in sospeso, la possibilità di agguantare o superare Di Vaio in classifica cannonieri. Il pubblico lo inneggia, e lo scruta, a caccia di un segnale, un indizio. Gli striscioni col suo nome la sua faccia, insieme a quelli dedicati a Mourinho, sono i più gettonati sugli spalti. Segno inequivocabile di pace fatta, dopo le ultime schermaglie, e di tanta voglia di ripartire dalle sue magie per tornare alla carica, con una nuova consapevolezza, e riprovare a scalare, finalmente, anche il tetto d'Europa. Perché quando si avvera un sogno, la vera gioia è fissare l'obiettivo per realizzarne uno più grande.

18 maggio 2009
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