Da Montecarlo al Giro d'Italia,
chi sale e chi scende nel week-end di sport

di Carlo Genta

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25 maggio 2009

Chi sale
Montecarlo – SarÓ anacronistico e rischioso, a un palmo dai guard rail, a un metro dal mare, tra buche e tombini, quindi nemmeno troppo probante dal punto di vista tecnico. SarÓ anche cosý, ma resta l'unica corsa della stagione alla quale non riusciamo a staccare gli occhi di dosso dal primo giro all'ultimo, a rotta di collo in mezzo a casin˛, piscine, boutique e acqua color smeraldo. Ma lasciate pure perdere la cornice e guardate l'albo d'oro: i plurivincitori sono tutti dei supercampioni. SarÓ un caso? Oppure il senso pi¨ profondo e sportivo di questo che fatichiamo sempre un po' a considerare uno sport?

Giasone Button – Ve lo diciamo subito tanto per essere chiari. Qui sopra, nei quartieri alti non parleremo di calcio: domenica troppo velenosa e dal retrogusto cattivo, tra striscioni vigliacchi, contestazioni e pugni in faccia. Preferiamo Button, anche se il suo capo Ross Brawn esagera quando dice che in gara gli ricorda Schumi. Per˛ il leader del mondiale non stecca e inanella 78 giri con una costanza e un ritmo ai quali nessuno riesce a trovare risposta. Giasone Ú sempre pi˙ il re della F1 2009. Alla partenza tutto fila liscio, cosa non scontata sul circuito-salotto, con le due Brawn che scappano via. Le Ferrari vanno, ma Massa, troppo irruente nel cercare di passare Vettel per il quarto posto, si fa invece infilare dallo svelto Rosberg dopo un taglio di chicane. Button fa la differenza alla Brawn con la sua guida fluida, Ú l'unico che riesce a far durare le gomme super soft, mentre Barrichello, pi˙ secco nelle traiettorie, ha problemi di usura delle come gli altri, e si deve difendere da Raikkonen, alla carica. Dietro, Rosberg va come un missile. I figli d'arte confermano le tradizioni paterne: Rosberg padre vinse con una gara capolavoro nell'83 e Piquet senior ebbe un pauroso incidente con Patrese sul rettilineo nell'85. Nico mostra tutta la sua abilitß, mentre Nelsinho viene tamponato e eliminato da un irruente Buemi. Dopo il primo terzo di gara, il divertimento pi˙ o meno si esaurisce, tanto che pure i telecronisti passano pi˙ tempo a discettare sullo stucchevole braccio di ferro politico tra Montezemolo a capo dei team di F1 e l'ineffabile Mosley, che per ora non arrivano a un accordo, anche se l'unico esito possibile di questo duello Ú la defenestrazione di Mosley, che non dubitiamo arriverß entro la fine della stagione. La gara ha confermato il momentaccio di Toyota e BMW, e pure per la McLaren i numeri usciti al casinˇ non sono buoni. Ma il risultato di questa gara ha avuto pochissimo a che fare con la fortuna e tanto con la superiore organizzazione tecnica della Brawn GP. In Europa ci siamo arrivati, i diffusori stanno comparendo da tutte le parti, i grandi team lavorano come matti, ma intanto continua a non essercene per nessuno.

Chi scende
Mercato & bugie – Eravamo convinti che il mercato si aprisse solo dopo il campionato, per evitare turbative. Evidentemente siamo rimasti indietro o siamo stati informati male. Per˛ qualche problema pare ci sia, se Ŕ vero che Diego, annunciato dalla Juventus tre settimane fa, Ŕ ancora lý a seminare condizionali davanti a un pezzo di carta firmato ma ancora non depositato per regolamento (ma allora esiste un regolamento…). Pare anche che la questione sia legata a papÓ Diego, che gli fa da procuratore e che ora avanza richieste per una bella montagnetta di soldi. Comunque rassegnamoci: sono i giorni delle percentuali e delle bugie. Un giorno Ranieri dice: "Resto alla Juventus al 100%". E quello dopo lo cacciano via. Mourinho fa il furbetto con il suo 99,9% ed Ŕ comprensibile l'incazzatura di Moratti che se evitasse di versargli lo 0,1% dello stipendio sarebbero comunque tanti soldi. Quanto ad Ancelotti, l'impressione Ŕ che sia solo un sottile gioco "politico". Dice "resto al Milan al 100%", sapendo benissimo che andrÓ via e infatti aggiunge che "Ŕ pronto a tutto". Cosý facendo mette la palla tra i piedi di Berlusconi e salendo sull'aereo per Londra, Carletto dirÓ: "Sarei rimasto, ma la proprietÓ aveva altre idee". Il Cavaliere ha sbrigato tutto in una parola. "L'addio di Maldini? Un peccato… Ancelotti? Altrettanto".

La curva sud del Milan – Mai piaciute molto le santificazioni che un po' troppo spesso lo sport ci impone. Ma nel giorno in cui Paolo Maldini saluta lo stadio che per 25 anni Ŕ stato casa sua e quella che per lo stesso tempo Ŕ stata la sua gente, la scritta esposta ("Sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti") fa diventare rossi di vergogna o neri di rabbia a seconda dei gusti, tutti quelli che minimamente credono che lo sport sia anche civiltÓ. Non buoni sentimenti, semplicemente civiltÓ. E il tifo ovviamente non c'entra nulla.

Far West Olimpico – Milito segna al 90' e finisce a pugni in faccia, come in un qualunque saloon del vecchio west. Dato che come ha giÓ detto qualcuno, a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia quasi mai, consentiteci di peccare. Anche perchÚ nella nostra piccola storia del calcio, nemmeno sarebbe la prima volta che una torta mal riuscita viene consumata in questo modo. Felicissimi di sbagliare tutto.

  CONTINUA ...»

25 maggio 2009
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