Da Ancelotti a Zeru Tituli: il campionato dalla A alla Z
di Giuseppe Ceretti
A come Ancelotti
Sopracciglio nostro ci lascia. Peccato, è il lapidario commento del "dottore" suo presidente che lo ha già archiviato. Un matrimonio onorato da tanti trionfi si consuma nel peggiore dei modi. Granitico uomo d'azienda, vero dirigente dell'impresa Milan, ha fatto da scudo a ogni scelta e di necessità virtù. Il sogno di diventare il Ferguson italiano s'è spezzato, ma il buon Carlo ci sa fare e conquisterà gli inglesi che lo attendono diffidenti. E ha pure imparato a sorridere e a lanciare battute.
A come Amauri
Una stagione storta, compromessa da un infortunio, specchio del campionato a luci e ombre della Juve. Non è stata la pedina decisiva della sua squadra. Di lui quest'anno si ricorderà la querelle imbastita (da altri) sulla sua possibile convocazione in Nazionale come naturalizzato italiano. Un po' poco per un campione brasiliano.
A come Allegri
Il presidente mangia allenatori , al secolo mister Cellino, ha trovato la sua cornucopia in grado di sfornare risultati da ottimi, ma non eccelsi ingredienti. Un trainer che ha mostrato coraggio e fiducia, mai adattandosi alle pieghe del gioco altrui, ma sempre cercando di far partita, come ha dimostrato proprio contro le grandi che non a caso ora fanno la corte al giovane mister.
B come Ballardini
Un altro degli emergenti. Il Buster Keaton degli allenatori: non un smorfia, non un sorriso anche quando la squadra vince. Forse l'unico modo per convivere con il suo presidente Zamparini. Lascerà Palermo per importante destinazione: quale?
B come Balotelli
Genio e sregolatezza. Il focoso bresciano di colore è un talento puro governato a fatica da Mourinho. Con Ibrahimovic non se la intende, proprio come all'oratorio tra i due ragazzi che sanno far tutto con la palla e non la passano mai. È la sfida futura di Mourinho, ma per l'Inter è una pedina fondamentale. Resta da chiedersi quando finiranno le avvilenti provocazioni nei suoi confronti. Proviamo a cantare una vecchia canzone per esorcizzare: Vorrei la pelle nera….cantava quarant'anni fa l'indimenticabile Nino Ferrer.
C come Cesar
Il miglior portiere del campionato. Se l'Inter ha tutti quei punti di vantaggio lo si deve anche a lui. Facile contare i gol segnati, meno quelli evitati. Quanti balzi di gatto Julio sono valsi come una rete fatta?
C come Chievo
Non è vero che i miracoli non si ripetono. A dispetto di troppi rigori subiti, di un avvio di campionato disastroso e sempre cercando di giocare un buon calcio. Onore a Campedelli che giustamente dice basta alla cantilena della squadra di quartiere: siamo noi la squadra di Verona, protesta, e siamo in serie A. Ha ragione.
C come Cassano
Da Mister Hyde a dottor Jekill. Ve lo ricordate il rissoso, irascibile talento barese? Al suo posto con la maglietta della Samp, dopo un avvio con le consuete sceneggiate ed espulsioni, un ragazzo con la voglia di scherzare, gentile con tutti, persino ironico con quel libro sulle cento e cento ragazze che s'è portato a letto. Scherza anche sull'idiosincrasia di Lippi nei suoi confronti. Ma alla Nazionale ci pensa, eccome.
D come Di Vaio
Un capocannoniere a rischio retrocessione. Roba da matti. Il talento mai esploso appieno che ha disputato il più bel campionato della sua vita chiude la stagione col cuore in gola. Se il Bologna si salva lo deve in gran parte a lui; rapido, scattante, un fulmine, di testa e di piede. Peccato che i rossoblù non solo non facciano più tremare il mondo, come i campioni guidati da Bernardini e Bulgarelli, ma nemmeno gli avversari.
D come Del Neri
In altri tempi sarebbe stato osannato. Oggi il suo bel gioco passa sotto silenzio. Questione di mode. Per larga parte del campionato la sua Atalanta ha messo in mostra belle trame. E lui sempre lì a sgolarsi con la sua voce stridula, a insegnare calcio da maestro qual è. Ora riparte per una nuova panchina, un'altra avventura che saprà interpretare al meglio.
D come Del Piero
Non sapremo mai il ruolo avuto dal nostro nel licenziamento di Ranieri. Via il vecchio allenatore, ha ripreso a metter dentro le sue magiche punizioni, in omaggio al compagno di tante partite, l'amico Ciro e ora mister Ferrara. Sarà un caso. Di nuovo una stagione di alti e bassi, di nuovo una stagione con tanti, troppi avvicendamenti. Uccellino nostro sa che quello è il destino dei meno giovani, anche se la sacca del suo talento resta assai pesante e qualche delizia la regalerà. Chi ama il bel gioco lo attende.
E come Esteban
Un trucco per evitare l'affollamento alla C e dare sostanza alla E. Stiamo parlando di Esteban, ovvero Cambiasso, il giocatore che ogni squadra vorrebbe avere. Non ha uguali per intelligenza tattica, intensità, capacità di dettare i tempi della squadra. Per noi è stato con capitan Zanetti il vero, autentico match winner dell'Inter.
F come Figo
Il vecchio campione portoghese dice addio al calcio. Impiegato, giustamente, con oculatezza, ha dato una robusta mano con esperienza e classe, anche se non è più in grado di produrre quelle ubriacanti serpentine che lo hanno consegnato, attraverso Barcellona e Real Madrid, alla storia del calcio. I palati fini ne sentiranno la mancanza.
G come Gasperini
Quante volte ci è capitato di commentare nel corso del campionato le belle prestazioni del Genoa? Tante. Tutti per uno, uno per tutti e il merito è anche di questo allenatore che ha mostrato di conoscere bene ogni giocatore e inserirlo con armonia nel complesso. Rivalutando giocatori che parevano al capolinea. Per tutti Thiago Motta (vedi la voce) e Sculli che prima dell'approdo in Liguria pareva un giocatore sul viale del tramonto. Ed ora? Preziosi lo vuol trattenere: ci riuscirà?
G come Gilardino
L'anno della rivincita. Cacciato dal Milan, Gila ha consumato la vendetta sportiva segnando gol a grappoli. Il segreto? Impiegarlo nel ruolo che ben conosce, da perno in area con quella gran dote di sapersi girare in spazi stretti. Il giorno che perderà il malvezzo di lasciarsi andare in area, sarà un centravanti di gran livello.
I come Ibrahimovic
Il cocktail del genio slavo in salsa svedese ha prodotto questa stranezza morfologica. Mai s'era visto un talento così grande, una palla accarezzata con tanta sensibilità da due piedi numero 47, unito a una straordinaria forza fisica e a un tiro micidiale anche da fermo. La somma si scrive Ibrahimovic che quest'anno ha anche deciso di segnare gol a valanga. Il resto è un carattere irascibile, la scelta di recitare la perenne parte del cattivo con tutti, compresi gli adoranti tifosi. Un giocatore di pasta siffatta poteva finire in due sole mani: quelle di Mourinho. Ma non perché l'allenatore dell'Inter sia il genio capace di plasmarlo, ma solo perché i due hanno un tratto in comune: uno smisurato io e alla fine vince il comandante, ovvero l'allenatore.
I come Iaquinta
Poche, pochissime parole, pronunciate a fatica, molti fatti. Nella Juve non si è mai arreso, ha accettato per metà campionato la panchina, poi in campo, sempre a sgobbare, sempre a correre, sempre a metterla dentro. Ne avesse avuti Ranieri come lui, ora non staremmo a parlare del suo esonero.
J come Jovetic
Una punta di classe, rapido e dal tiro micidiale. C'è voluto l'infortuno di Mutu per vederlo stabilmente in campo con un assetto tattico a lui più propizio. E' un pezzo del futuro di questa bella Fiorentina.
K come Kakà
Protagonista del tormentone di fine inverno conclusosi come una favola bella. E' rimasto a Milano e ha respinto le sirene di un contratto da nababbo al Manchester City. La sua maglia ancora sventola dalle finestre di via Turati come simbolo di fedeltà. Un infortunio lo ha tolto dal campo per molte giornate e la sua stagione non è stata brillante, come testimonia anche il finale. Scarso l'appeal con Ronaldinho (vedi la voce).
L come Lazio
Mai vista una squadra dal rendimento più sconcertante, capace di infilare serie di vittorie entusiasmanti e avvilenti filotti di sconfitte. Un complesso che può vincere con chiunque e perdere con chiunque. Ma alla fine in grado di conquistare una prestigiosa Coppa Italia da far rodere d'indivia i giallorossi dell'altra sponda. Si parva licet, direbbe a sintesi il presidente Lo Tito che adora esibire il suo latinorum.
M come Mourinho
Il più odiato, il più amato, il più citato, il più discusso. Per alcuni un genio, un innovatore; per altri un cialtrone. Ha vinto il campionato dominando, è uscito dalla Champions giocando male. Un fatto è certo: da "non sono un pirla" a "zeru tituli" (vedi Z) è il protagonista indiscusso della stagione che si chiude.
M come Maldini
Lascia uno dei più grandi giocatori che mai abbia avuto il calcio italiano. Un quarto di secolo sui campi vissuto con lealtà e rispetto degli avversari. Le note stonate udite a San Siro nel giorno del suo addio sono sommerse dagli applausi di un corridoio interminabile, fatto da milioni di veri appassionati che lo applaudono. Un campione in campo, un campione fuori, per aver sempre respinto i ruffiani solleciti di fasce di tifoseria dal ricatto facile. Grazie, signor Maldini, anche per questo.
M come Milito
Un vero rapace d'area, con movimenti di una rapidità che non ha uguali. L'uomo-gol di un complesso armonico che lavorava per lui. All'Inter sarà diverso e la sua classe sarà messa a dura prova dalle tante prime donne. I numeri ci sono, ma dovrà lavorare e capire: i precedenti di Mancini e Jimenez lo dimostrano.
N come Napoli
Un avvio al fulmicotone da squadra rivelazione. Poi il crollo, in coincidenza con il forte calo di rendimento di Hamsyk e dell'intero centrocampo che ha lasciato una difesa fragile in balia degli avversari e un attacco senza veri goleador affidato al solo genio di Lavezzi a sfiancarsi. Reja ha pagato per colpe non sue. Ora tocca a Donadoni che ha capito quanto sa di sale la pizza napoletana. Per fortuna che c'è tanto tempo per rimediare.
O come Orlandi
Il meno citato e intervistato tra gli allenatori e non solo per aver guidato una squadra retrocessa. E' il simbolo della timidezza, virtù cancellata in un mondo così aggressivo.
O come Obodo
Classe e polmoni, polmoni e grinta, grinta e tecnica. Il motore che ha condotto l'Udinese all'assalto in questo esaltante finale di campionato. La più bella squadra dell'ultimo terzo del torneo (vedi alla voce Udinese).
P come Pato
Un altro giovane s'affaccia nel campionato dei senatori. E' calato nel finale, ma la stagione della nuova stella rossonera è stata eccellente. Rapido, tecnico e dotato di un tiro micidiale che non ti aspetteresti da un "cuoricino" simile. Ne sentiremo parlare, quando il Milan avrà sistemato il resto della pattuglia.
P come Pazzini
Il figliolo ritrovato. Dopo tante pene nella Fiorentina eccolo rinascere con Mazzarri e la Samp. Un punto di riferimento per i compagni. Quando poi alle spalle gioca un tal Cassano è certo che la buona palla prima o poi arriva.
P come Pellissier
Il simbolo della magnifica cavalcata del Chievo. Devastante per le difese avversarie, sempre pronto allo scatto sul filo del fuorigioco, gran colpitore di testa nonostante l'altezza. Chiedetelo, per esempio, ai difensori della Juve e al povero Ranieri che se lo sogna di notte. Domanda: perché non ha conquistato altre platee?
P come Prandelli
Il palato esigente dei fiorentini gli rimprovera quest'anno meno gioco. Ma il risultati gli danno ragione e per i viola è di nuovo Champions con la possibilità di togliere ai rossoneri il terzo posto in caso di vittoria domenica con due gol di scarto. Complice l'assenza di Mutu, ha trovato maggiore equilibrio nel finale e anche brio, con Jovetic e Vargas e un Montolivo finalmente costante. La città, esigente oltre i limiti del possibile, lo ha fatto soffrire, ma ora ha adottato quest'uomo educato, schivo e dal sorriso triste.
Q come Quaresma
E' l'unico errore che il divino Mourinho si imputa senza se e senza ma. Lo abbiamo lasciato in un pomeriggio domenicale sommerso dai fischi dei tifosi nerazzurri. Ha concluso male anche la fugace esperienza inglese. Lo rivedremo, pare a Genova. E se ci stupisse? In fondo trivela si pronuncia meglio nel dialetto tanto simile al portoghese.
Q come Quagliarella
Riesce a tirare, con entrambi i piedi da posizioni impossibili, accelerando le rotazioni del corpo e sorprendendo i difensori. Ecco un oggetto pregiato del mercato anche se Udine resta per lui una bella vetrina.
R come Ranieri
Braccia conserte e sempre in piedi, per novanta minuti. E' l'immagine dell'allenatore oggi più triste del campionato italiano. I nemici di sempre sostengono che non era da Juve. Il problema per qualunque allenatore è capire che cosa sia oggi davvero la Juve. Una catena di infortuni senza paragoni ha reso monco un complesso che già non era al livello di Inter e Milan. E oggi si rimprovera all'educato trainer dall'eloquio di gentiluomo di non avere fatto i miracoli.
R come Ronaldinho
Il nodo della contesa tra Berlusconi e Ancelotti. Un gioiello di raro fulgore, un diamante puro tanto bello a vedersi che… Ma quando e quanto lo si è visto? Ancelotti lo ha impiegato poco, è vero, ma bastava osservarlo in campo per capire la ragione. Il brasiliano del Barcellona che lasciava sul posto gli avversari come birilli, che incantava con le sue prodezze, che deliziava con le sue punizioni perfette, è un lontano ricordo. Al suo posto c'è un giocatore dall'autonomia di trenta minuti scarsi, sempre fuori dal gioco. E' riuscito a mandare in tilt persino Kakà. Per noi ha ragione Ancelotti.
S come Spalletti
Per due anni la Roma ha incantato con il suo gioco. Trame veloci, rapidità, intesa mandata a memoria: questo il marchio di fabbrica di Spalletti su una squadra che in questi anni ha solo sfiorato l'impresa dello scudetto. E lì forse s'è squagliata, complici una catena d'infortuni e soprattutto una società che non ha più la forza di allestire un gruppo con grandi pretese. In attesa di conoscere il nuovo assetto proprietario della Roma, Spalletti è dato partente per i lidi più importanti, Milan e Juve su tutti. Chi ha i soldi per l'ingaggio ?
S come Santon
Debutto nell'Inter di un diciottenne. Una decina di partite a grande livello, con l'autorevolezza di un giocatore d'esperienza. Poi il minore impiego e il calo. Applauso corale, ma Santon è l'eccezione e non la norma, come avviene in altri Paesi. In Italia si punta poco sui giovani, sottoposti a perenne maturazione da allenatori troppo innamorati delle loro tattiche per accorgersi che il calcio non è uno sport solo per vecchi.
S come Signorini
Da ragazzo a ragazzo. Il figlio del giocatore del Genoa morto di Sla, ha debuttato in serie A. Solo qualche minuto, ma di immensa commozione a Marassi, che non dimenticherà mai la generosità e la dedizione del grande difensore scomparso, simbolo del grifone. Il testimone della lotta alla malattia è ora nelle mani, tra le altre, del collega Borgonovo e della sua combattiva e straordinaria moglie. Per fortuna nel calcio c'è ancora posto anche per questo.
S come Shevchenko
Non si dovrebbe mai tornare sulla scena del delitto. Tantomeno dei tuoi trionfi. L'ha fatto. Impalpabile e imperdonabile.
T come Totti
Ancora una stagione con troppi infortuni, un altro anno con più amarezze che soddisfazioni. La bandiera della Roma, appena gli acciacchi lo consentono, mostra subito di che pasta straordinaria è fatto. Ma lo squadrone degli anni passati non c'è più. Quando lo osserviamo in campo pensiamo sempre a un immenso talento che avrebbe avuto bisogno di uscire dalla borgata per una piena maturazione. Chissà… ma lui ha deciso: era e resterà er core de Roma. Auguri, pupone.
T come Thiago Motta
Se Milito è stato il terminale, Thiago è stata la fonte, il perno del Genoa delle meraviglie. Si dice che approderà alla corte di Moratti, arricchendo di fosforo e buoni piedi un centrocampo che non può vivere in eterno sulle spalle affaticate di Stankovic e Muntari. E sì che pareva un giocatore al capolinea dopo il flop col Barcellona. Ma stavolta è stata la "cantera" genoana a farlo rinascere.
U come Udinese
Altro mistero glorioso. I friulani degli ultimi tempi parevano squadra da Champions, hanno mancato per un soffio le semifinali di Uefa dopo una rocambolesca sconfitta contro la bestia nera Werder. Resta da capire il buco nero di metà campionato che li ha fatti precipitare in zona retrocessione. Incredibile se si osserva il raffinato fraseggio dei tanti talenti della prima linea bianconera. Così va il calcio.
V come Volpi
Il bravo centrocampista del Bologna non lo ricordiamo per gesta particolari, ma per essere stato vittima della violenza e del sopruso che si insinuano nel mondo del calcio. Di quei figuri, per intendersi, che poi pigliano a male parole Maldini. La fidanzata di Volpi è stata fatta oggetto di frasi irriguardose indirizzate al suo compagno in un supermercato e poi s'è trovata le gomme dell'auto tagliate all'uscita. Volpi, quel giorno, ha chiesto di non giocare. Il calcio in ostaggio dei violenti.
Z come Zanetti
Un prodigio della natura. Passano gli anni e la corsa è sempre quella, travolgente, di quando s'affacciò oltre 600 partite fa all'Inter. Che cosa è cambiato? Se possibile, è ancor più duttile, nessun ruolo gli è precluso. Ma davanti alla difesa o da terzino è un vero baluardo e quando parte pare che la palla corra su binari e non guidata da quei piedi sapienti. Zanetti, la fedeltà del Moto Perpetuo.
Z come zeru tituli
Giuve: zeru tituli; Milan: zeru tituli; Roma: zeru tituli. E' il tormentone più noto d'Italia pronunciato all'indomani dei duri attacchi per l'eliminazione dalla Champions da Mourinho che ha oscurato persino il leggendario "strunz" del Trap in Germania. Un grande coupe de théatre da parte dell'indiscusso protagonista del campionato (vedi alla voce Mourinho). La provocazione del condottiero per tenere salda la truppa e infondere fiducia è il manifesto dello sfottò, senza veleni, ma col sorriso sulle labbra.
99,99
Nome in codice del vecchio allenatore dell'Inter
0,01
Nome in codice del futuro allenatore del Real Madrid
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Nome in codice del nuovo allenatore dell'Inter fino al 2012. Trattasi di tal José Mario dos Santos Mourinho Felix, da Setubal
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