ILSOLE24ORE.COM > Notizie Tecnologia e Business ARCHIVIO

La sentenza antitrust: "ingiusta, limita l'innovazione e penalizza l'Europa"

di Gianni Rusconi

commenti - |  Condividi su: Facebook Twitter|vota su OKNOtizie|Stampa l'articoloInvia l'articolo|DiminuisciIngrandisci
18 settembre 2007

Sulla sentenza dell'Alta Corte si sono espressi e prenderanno posizione in tanti, esperti in materia legale in primis ma non solo. L'edizione on line del Sole 24ore ha chiesto un parere ad Alberto Mingardi e Paolo Zanetto, rispettivamente direttore generale e Fellow dell'Istituto torinese Bruno Leoni e autori di un testo ("Colpirne uno per educarne cento. Il caso Microsoft e il futuro della concorrenza in Europa", Soveria Mannelli-Treviglio, 2006) che ha analizzato in modo approfondito i risvolti legali ed economici della vicenda antitrust.
"La sentenza del Tribunale di prima istanza sul caso Microsoft – dice Mingardi - conferma la riluttanza dei giudici nel capovolgere casi che hanno richiesto un importante investimento di capitale politico da parte della Commissione. Il caso Microsoft, come già la bloccata fusione fra General Electric e Honeywell, ha contribuito a segnare la distanza fra le due sponde dell'Atlantico. In termini di relazioni fra regolatori e industria, e in termini di interpretazione del diritto antitrust. La fusione fra Ge e Honeywell aveva avuto luce verde in America ma è stata bloccata in Europa. La presenza del Media Player in Windows non era stata letta come abuso di posizione dominante dalle autorità statunitensi ed è stata al centro di questa lunga vicenda in Europa, dove la Commissione europea non si è fatta scrupolo a prestare orecchio favorevole ai concorrenti di Microsoft". La tesi sposata dall'Istituto Bruno Leoni, assai critica nei confronti del Tribunale di Primo Grado per aver avallato in toto o quasi la decisione della Commissione, richiama il concetto che la stessa Microsoft ha posto fra i capisaldi della propria strategia difensiva: il fatto cioè che le sanzioni contro il gigante nordamericano ledono in modo sostanziale la libertà di integrare tecnologie innovative nei nuovi prodotti destinati al mercato e indeboliscono i diritti di proprietà privata (in questo caso del software) e la necessità di tutelare i propri segreti industriali. Un approccio che incentiverebbe le imprese innovative a traslocare fuori dall'Europa le proprie attività (uno dei principali centri di sviluppo della Microsoft a livello internazionale ha sede a Copenaghen). Ma anche a proteggere i piccoli attori che si muovono nell'universo del software alle spalle del gigante di Redmond.
"La multa inflitta alla software house americana – ribadisce invece il concetto Zanetto - forse non impensierisce gli azionisti, ma la sua sostanziale obliterazione da parte della Corte ci dovrebbe impensierire come europei. Da una parte, infatti, questa sentenza conferma a chi voglia investire e fare impresa in Europa che i suoi segreti industriali possono essere violati dalla Commissione. Dall'altra, si sanziona il bundling, che in sostanza è una vendita in abbinata a costo zero per il consumatore, anche in un caso come questo in cui dovrebbe essere evidente che non ha sortito l'effetto contestato dalla Commissione. Il Media Player non ha acquisito una quota dominante nel mercato di competenza, che si è evoluto in tutt'altra direzione da quella che un abuso di posizione dominante da parte di Microsoft avrebbe lasciato presagire. La concorrenza è cresciuta nonostante il bundling con Windows, la tecnologia in pochi anni ha addirittura rivoluzionato il mercato di riferimento e basta pensare a YouTube per averne conferma". L'Europa, quindi, avrebbe calcato troppo la mano penalizzando in modo "politico" Microsoft, anteponendo la rivendicazione della propria autorità ai reali interessi dei consumatori. Che sono comunque anche quelli di poter accedere liberamente ai prodotti software e ai servizi ad essi collegati nelle migliori condizioni possibili, anche sotto il profilo strettamente economico. A detta di Mingardi, in ogni caso, "il Tribunale di Primo Grado ha perso un'occasione forse irripetibile per riaffermare all'interno dell'Unione Europea un approccio coerente ed efficace alla tutela della libertà del mercato. Non si diventa l'economia basata sulla conoscenza più dinamica al mondo, come affermano gli obiettivi di Lisbona, se diritto e politica ignorano mercati e innovazione".

RISULTATI
0
0 VOTI
Stampa l'articoloInvia l'articolo | DiminuisciIngrandisci Condividi su: Facebook FacebookTwitter Twitter|Vota su OkNotizie OKNOtizie|Altri YahooLinkedInWikio
L'informazione del Sole 24 Ore sul tuo cellulare
Abbonati a
Inserisci qui il tuo numero
   
L'informazione del Sole 24 Ore nella tua e-mail
Inscriviti alla NEWSLETTER   
Effettua il login o avvia la registrazione.


 
   
 
 
 

-UltimiSezione-

-
-
7 MAGGIO 2010
7 MAGGIO 2010
7 MAGGIO 2010
7 maggio 2010
 
L'Italia vista dal satellite
La domenica di sport
Sony Ericsson Xperia X10
Nokia N8
Si chiude l'era del floppy disk
 
 
Cerca quotazione - Tempo Reale  
- Listino personale
- Portfolio
- Euribor
 
 
Oggi + Inviati + Visti + Votati
 

-Annunci-