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Ibm: desktop virtuali con Linux per sostituire Windows

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4 dicembre 200

Un guanto di sfida bello e buono nei confronti di Microsoft, quello che Ibm ha lanciato ieri presentando una nuova famiglia di applicazioni desktop virtuali, basate su Linux, in grado di funzionare su una macchina server senza l'ausilio di un vero e proprio computer da scrivania fisico e, soprattutto, di software marchiato Windows. La notizia è stata data in anteprima dell'edizione on line del "Wall Street Journal" e ha tutti i connotati per creare molto rumore fra i responsabili It aziendali, visto e considerato che il pacchetto di cui sopra, che Big Blue conferma essere accessibile tramite comuni terminali "thin client", è destinata per l'appunto al mercato delle imprese. In poche parole Ibm mette sul tavolo una soluzione attraverso la quale vuole indurre i clienti della fascia "corporate" a tagliare il cordone ombelicale che le lega a Microsoft. E per farlo punta decisamente anche sul fattore prezzo.
La licenza di Virtual Linux Desktop costa infatti da un minimo di 59 a un massimo di 289 dollari per utente, in relazione al livello di applicazioni e di servizi desiderati. Il risparmio che le aziende potrebbero generare raffrontando gli oneri del nuovo package open source di Ibm a quelli necessari per mantenere pc basati su Windows Vista e dotati di Microsoft Office è di circa 800 dollari (si presume all'anno). Di questi tempi una cifra non da poco considerando il fatto di moltiplicarla per centinaia, se non migliaia, di utenti. Jeff Smith, vice president per le attività open source e Linux del gigante di Armonk, è stato molto esplicito nell'inviare un messaggio ai Chief information officer alle prese con imprevisti ma necessari ulteriori tagli di budget: "questo modello può permettere di ridurre i costi di gestione per le risorse It nell'ordine del 50% e nel dover affrontare le sfide imposte da una situazione economica difficile ogni azienda guarda con molta attenzione a qualsiasi cosa che rappresenta una spesa da iscrivere a bilancio". Una dichiarazione di intenti molto esplicita, ma convincere le grandi organizzazioni a sposare in tempi rapidi un modello che prevede un ambiente operativo in cui i dati sono centralizzati e non residenti su più postazioni locali non sembra però un'impresa scontata. (di G.Rus.)

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