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La pubblicità in rete secondo Facebook. «Partecipazione e condivisione sono la vera rivoluzione»

di Claudia La Via

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19 ottobre 2009


Tradotto in 70 lingue e con più di 300 milioni di utenti attivi nel mondo. Oltre 12 milioni solo in Italia. Riesce ad attirare l'attenzione della rete per oltre 6 miliardi di minuti ogni giorno. Numeri da capogiro, quelli di Facebook, ma che fanno già cronaca. Anagraficamente giovanissima, la società partorita nel 2004 dalla mente del brillante studente di Harvard, Mark Zuckerberg, è già entrata prepotentemente a far parte della storia del web. E della vita dei suoi milioni di utenti che ogni giorno chiacchierano, commentano, condividono o semplicemente si "incontrano" in questa enorme e babelica piazza virtuale.
Un bacino di persone – e di miliardi di informazioni su gusti, amicizie e bisogni – che potrebbe trasformarsi in una miniera d'oro per i pubblicitari e per le stesse aziende che decidono di investire in visibilità sulla rete. Lo sa bene Facebook che ha deciso di poggiare le basi di una nuova inarrestabile crescita proprio sulla pubblicità. Anche in Italia, dove il più famoso social network del momento ha appena aperto un ufficio commerciale. Un punto di riferimento per marchi, agenzie e aziende italiane, che potranno contare su un'assistenza locale diretta e sul pieno supporto per creare e implementare le loro campagne pubblicitarie e promuovere i propri prodotti.
«Le aziende stanno iniziando a comprendere le enormi potenzialità dei social network. Qui non conta solo il budget. Bisogna cambiare prospettiva, entrare in "comunicazione" con il consumatore». Ne è convinto Diego Oliva, direttore commerciale di Facebook per il Sud Europa e ora chiamato a dirigere e coordinare anche il nuovo ufficio italiano a Milano. «Le persone sono molto più propense ad acquistare un prodotto se è stato consigliato da un amico. In questo senso Facebook offre un'occasione unica agli inserzionisti, grazie a inedite potenzialità di raggiungimento e coinvolgimento degli utenti».

Una sfida globale che avete deciso di cogliere senza esitazioni. Qual è stata la vostra strategia di mercato?
Siamo sempre stati coscienti delle enormi e innate potenzialità che una piattaforma di comunicazione come la nostra poteva offrire agli investitori pubblicitari di tutto il mondo. Per questo abbiamo puntato sulla localizzazione del sito. Oggi Facebook è disponibile in più di 70 lingue. Circa il 70% degli iscritti vive fuori dagli Stati Uniti e il numero di utenti europei è cresciuto in maniera vertiginosa. La maggior parte dei nostri ricavi deriva proprio dalla pubblicità. Abbiamo iniziato a lavorare a nuove strategie che potessero essere doppiamente vantaggiose: per gli inserzionisti e per gli utenti. Su questa scia abbiamo aperto il primo ufficio commerciali a Londra quasi due anni fa. Poi è stata la vota di Parigi e adesso siamo approdati in Italia, un mercato che con i suoi 12 milioni di utenti apre interessanti prospettive.

Nel Regno Unito ha già sorpassato la tv diventando il primo mezzo scelto per gli investimenti pubblicitari. La pubblicità online dilaga, seguendo i consumatori, che chiedono sempre più risposte alla rete.
Oggi sono cambiate le regole e la concezione di una pubblicità unidirezionale, vecchio stampo, non ha più presa sui potenziali clienti. Siamo tutti più coscienti di quello che vogliamo o non vogliamo. Un cambiamento cruciale che le aziende non possono non tenere in considerazione. In rete hanno un'occasione d'oro per interagire con gli utenti, instaurare una relazione e far conoscere il proprio brand. La pubblicità non nasce solo per soddisfare un bisogno, a volte anche per crearlo. E quale miglior modo se non entrando nel "mondo" del cliente e capire davvero i suoi bisogni? La strada è solo all'inizio ma crediamo che sia quella giusta.

Qual è la vera rivoluzione nel mercato degli investimenti pubblicitari nell'era della crisi e del web 2.0?

Le aziende stanno iniziando a comprendere che il successo di un marchio non è più direttamente proporzionale all'investimento fatto. Sono cambiate le regole. A differenza della pubblicità tradizionale, la rete non è un mezzo a senso unico. Il vecchio modello "push" della pubblicità passiva è ormai datato e rischia di annoiare. La sola preoccupazione che il messaggio raggiunga il consumatore non basta più. Perché nei social network gli utenti rispondono, modificano e giudicano il messaggio, con conseguenze che possono essere positive ma anche negative.

In una parola non basta più esserci. Bisogna essere notati. Come fare?
La nostra ricetta è semplice ma efficace. Bisogna creare connessioni, integrare il brand all'interno della piattaforma. Vogliamo portare valore agli utenti, essere rilevanti. Non solo presenti. Le vere chiavi di volta sono condivisione e partecipazione. I nostri sono utenti "attivi": si relazionano alla loro cerchia di amici virtuali, inseriscono informazioni, caricano link e foto. Sono loro a decidere i giochi e le strategie. Loro a dettare le tendenze. Ma c'è di più. Gli utenti interagiscono con la pubblicità nello stesso modo in cui pubblicano messaggi, si iscrivono ai gruppi suggeriti dagli amici o aderiscono a iniziative ed eventi. Il loro intervento quindi si trasforma in un avviso che apparirà sulla bacheca di tutti gli amici, moltiplicando la visibilità del soggetto sponsorizzato per il numero dei conoscenti di chi ha cliccato sull'annuncio. Ma così come è possibile rifiutare un'amicizia, gli iscritti possono ignorare gli annunci. Per questa ragione occorre che il messaggio sia rilevante per il singolo soggetto.

  CONTINUA ...»

19 ottobre 2009
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