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Libri / Il cuore nero di Massimo Carlotto

E dopo il Gorilla, anche Massimo Carlotto arriva al cinema. E ci arriva con uno dei suoi romanzi più controversi: “Arrivederci amore, ciao”. Il film, diretto da Michele Soavi, con Alessio Boni, Michele Placido, Carlo Cecchi e Isabella Ferrari, uscirà il 24 febbraio. “Il film - ha dichiarato Carlotto stesso che non ha partecipato alla sceneggiatura - con un'ottima selezione del complesso materiale del libro, sviluppa la trama con questo taglio narrativo. Come autore non solo sono soddisfatto della trasposizione cinematografica ma ne sono veramente entusiasta”. Attendiamo al vaglio il film e parliamo intanto dell’autore.
Carlotto è un grande! Vale ancora di più questa sua voglia di affondare nel torbido, in un torbido senza redenzione, senza morale. In un torbido dove la voce narrante non ha niente in comune con la voce dell'autore ... oppure sì? Carlotto è inquietante. Ed è ovvio che faccia saltare sulla sedia i borghesi tranquilli che si accostano a un libro come si accosterebbero a una pastiglia. Qui trovano un qualcosa di altro da sé, un qualcosa da non maneggiare davvero, da usare coi guanti, col filtro, con la mascherina antigas, per non vedere più in fondo e per non farsi vedere. Carlotto incide a coltello, ti sbuccia la pelle un palmo più sotto del sangue. E sta solo a te restarlo ad ascoltare o chiudere il libro.

"Arrivederci amore ciao", da cui da poco hanno fatto un magnifico racconto a fumetti (“Arrivederci amore ciao - Storia di una canaglia” adattamento di Luca Crovi, disegni di Andrea Mutti, edizioni BD), è il più crudo, il più aspro, il più cattivo e il più nero tra i libri di Massimo. La storia di un ex rivoluzionario italiano, inseguito da più mandati di cattura, che emigra in Sud America, diventa un killer, ritorna in Italia vendendo i suoi ex compagni alla polizia e come carogna si comporta dall'inizio alla fine. Inciso col bisturi il succo che sgorga potrebbe anche essere un succo malato: Carlotto stesso ha avuto esperienze simili: errore giudiziario si è sempre detto. Persecuzione politica perché era di Lotta continua, anche. Coinvolto diciannovenne in un omicidio (aveva trovato il cadavere di una studentessa, che conosceva, colpita con 59 pugnalate) ha iniziato un’odissea lunga diciassette anni con galera, latitanza, nuovamente galera, fino alla grazia di Pertini. E se adesso volesse dirci: il mio animo è nero, vi ho menato tutti per il naso, perché ero una carogna e lo sono ancora? Messaggio inquietante: ora Carlotto è una celebrità, uno scrittore consacrato. E cosa trova da fare? Non trova di meglio che instillare la pulce del dubbio. Senz'altro non sarà così. Senz'altro no.

Ma se lo fosse? Se lo scrittore che ho imparato ad amare non fosse che un feroce assassino? D'altra parte pure Cesare Battisti (quello di Prima Linea, transfuga in Francia e ora scomparso dopo il mandato di estradizione della magistratura italiana) era un assassino. E, forse, il vizio non si perde. Una volta che uno ha provato ad affondare i denti nel collo della belva, una volta che ne ha sentito il caldo sapore di sangue, una volta che ha bevuto i suoi liquidi densi e si è cibato di carni. “L'idea di Arrivederci amore, ciao - scrive Carlotto - nasce dal desiderio di scrivere un romanzo sulla parte peggiore della mia generazione. Quella che ha imboccato la scelta scellerata della lotta armata e, una volta sconfitta, ha scelto di non pagare il conto con la giustizia e tra pentitismo, delazione e ricatti é riuscita a evitare l'ergastolo”.

“La storia di alcuni personaggi di questo tipo - prosegue Carlotto in una nota che ha scritto per presentare il libro - che, successivamente, hanno scelto di entrare nella malavita mi ha offerto la possibilità di sviluppare altri aspetti della figura del criminale "moderno". Prima di tutto la quotidianità, le relazioni umane e amorose per cercare di svelare il "male" che guida ogni loro azione.

Ma Carlotto non vale solo per quello (in fin dei conti "Arrivederci" è un libro molto cinico, ma non è il suo migliore). Carlotto è uno degli osservatori più impietosi e crudi di tutto quello che si cela dietro il Nord-Est (e proprio “Nordest” è il titolo del suo ultimo romanzo, scritto con Marco Videtta), ricco da far paura e marcio quasi altrettanto. Terra di corruzioni e di contaminazioni, tra vecchie e nuove mafie. Tra il banditismo locale (la Mafia del Brenta, ricordate?) e le nuove aristocrazie del crimine che vengono ancora più da est: Romania, Jugoslavia, Albania. Dove il potere politico è corrotto e connivente e quello economico detta i ritmi della danza.

Leggete "Nord est", per capire qualcosa della realtà che ci circonda in questi anni. Leggete per divertirvi e per cullare la vostra vena malinconica i romanzi dell'Alligatore, un detective blues, ubriaco di Calvados e strafatto di vita: "La verità dell'alligatore", "Nessuna cortesia all'uscita" o "Il maestro di nodi", ambientato nel mondo del sado-maso. E leggete il dolore privo di speranza di "Niente più niente al mondo", attonito, ghiacciato. Poche pagine, per sette euro, e un dolore che trasforma il cuore in pietra.

Massimo Carlotto
“Arrivederci amore ciao”
Edizioni Super e/o
Pag. 192 - Euro 9,50
Dal 24 gennaio in libreria

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