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24 febbraio 2006

I portoni in bronzo di Mitoraj nella Chiesa di Michelangelo

di Stefano Biolchini

Immagini dei portoni della Basilica di S. Maria degli Angeli e Martiri a Roma a firma Igor Mitoraj
Era quasi ineludibile per un artista che la stampa definisce il «Michelangelo dell'est» doversi prima o poi confrontare in maniera diretta con il genio toscano. Cosa da far tremare i polsi a qualsiasi scultore, seppur grande, si dirà. Non è il caso del polacco Igor Mitoraj, scultore internazionalmente apprezzato, da tempo legato all'Italia e alla città di Pietrasanta, dove ha uno studio. L'occasione per un confronto ravvicinato è arrivata con la fusione delle porte per la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, le antiche Terme di Diocleziano trasformate in chiesa dal Buonarroti. Alte sei metri per tre ciascuna e pesanti tre tonnellate, le porte firmate da Mitoraj sostituiscono i portoni di nessun pregio incastonati nella facciata della basilica romana.
«Inconsciamente ho pensato a Michelangelo, al suo Cristo con la Croce in Santa Maria sopra Minerva» dice il laconico scultore polacco nel commentare questa sua nuova creazione.

Igor Mitoraj
A quali passaggi della Sacre scritture si è ispirato per questi portoni?
«Ho rappresentato l'Annunciazione e la Resurrezione di Cristo, plasmando le figure di Maria e dell'Angelo e il Cristo con la croce sul corpo».

Come ci si sente a operare su una basilica alla quale lavorò il sommo Michelangelo?
«Certo lo spazio della cattedrale rimaneggiata dal Buonarroti sprigiona una grande energia da cui non ci si può astrarre».

Lei è noto per la sua grande attitudine a coniugare classicità e modernità, avrà avuto spunti notevoli lavorando in questa Basilica...
«Lavoro da anni sull'uomo e sulle sue radici antiche. Ma non ho un piano di lavoro predeterminato».

Ritroviamo anche qui il "frammentato" e il "velato" che sembrano percorrere la sua intera opera...
«I miei sono frammenti incoscienti del nostro passato che di continuo riaffiorano in noi».

Allude, come certa critica, ad un rimpianto per il paradiso perduto?
«No. Io penso all'uomo contemporaneo a e al suo sradicamento. Intorno a me trovo persone schiacciate dalla banalità quotidiana, che definirei anche commerciale. Per le mie sculture traggo ispirazione da questo».

In lei è comunque sempre presente anche il riferimento alla bellezza classica...
«Ebbene no, anche se così può apparire, i miei modelli sono tratti sempre dalla gente comune di oggi. Quanto al riferimento alla classicità greca, questo è quel che rilevano i critici, ma io non lo ritengo determinante».

Come descriverebbe gli aspetti portanti delle sue creazioni?
«Faccio grandi sculture, di enormi dimensioni perché possano divenire dei punti di riferimento per la città e per le piazze».

Grandi dimensioni che non le alienano un forte senso di leggerezza....
«Cerco di non appesantire le mie opere perché non siano noisose, ma non saprei spiegarne la leggerezza».

Spesso le sue figure appaiono come autopsie per disvelare il senso dell'effimero. Quanto è voluto tutto ciò?
«È proprio quel che cerco di far emegere, il senso dell'effimero dell'uomo, delle nostre culture e dei nostri mondi che lasciano spazio a qualcos'altro. Quanto a me non guardo all'arte contemporanea, che da molti anni mi offre ben poco. Le stesse ricerche concettuali vanno benissimo, ma vedo solo un momento di grande crisi artistica e morale».

Da cosa le deriva questo uso continuo dell'allegoria sulla fragilità umana, e, soprattutto, è questo il fulcro dell'attualità della sua espressione artistica?
«Qualche critico ha sostenuto che la mia arte arte procede in avanti e non indietro, anche se, personalmente, cerco di ritrovarmi nel passato, facendo emergere un mondo sempre presente anche se non sempre evidenziato».

Perché ha scelto di vivere fra Pietrasanta e a Parigi?
«Arrivai a Parigi quando c'erano Picasso e Dalì. Non riuscii a resistere al richiamo degli artisti degli anni Sessanta. A Pietrasanta invece sono giunto per lavoro. Qui ci sono le fonderie e i laboratori del marmo. È l'unico posto in Europa in cui un artista possa trovare tutto quel che occorre per il proprio lavoro».

Lei ha parlato di Dalì e Picasso. Quale artista ha influito maggiormente sulla sua produzione?
«L'elaborazione picassiana del mondo classico è stata per me molto importante, ma è Brancusi che ha gran parte nella mia ispirazione, oltre alle sculture greche».

Quanto alla Toscana del Rinascimento in cui lei opera e a Michelangelo?
«No, io vivo vicino all'arte del mondo classico. Vedo il Rinascimento come una rielaborazione dell'arte classica e preferisco andare alla sorgente».

A che tipo di commitenza si rivolge?
«Alla pubblica committenza. Le mie opere sono collocate in grandi piazze come alla Defense a Parigi o a Londra. Ho bisogno di grandi spazi in cui la gente vada a fumare una sigaretta sotto le mie sculture, e a riflettere».

In proposito ricordo il successo della sua rassegna en plein air per le vie e le piazze di Lugano. Ripeterà simili esperienze?
«Al momento ho in corso una grande esposizone, simile a quella di Lugano, in Spagna , a Granada. Poi ci sposteremo a Valencia, Palma di Maiorca, Barcellona e Madrid. Si tratta di un programma per portare l'arte in strada. Un'arte viva: il chiuso dei musei non favorisce le mie opere. A Lugano le mie sculture sembravano dire eccomi sono qui tra i cesti colorati dei fiorai, tra le vetrine piene di frutta, mentre i bambini scorrazzavano».

Pensa a qualcosa di simile anche per l'Italia?
«In Italia si chiude tutto dentro le Biennali, in maniera molto istituzionale, e non si tratta di una scelta felice. Nell'arte in Italia tutto dipende dai moltissimi amministratori, ma non si può amministrare l'arte. Tempo fa ho esposto a Firenze nel Giardino di Boboli, ma tutto è legato alle singole iniziative. In Spagna c'è invece una tradizione di scultura all'aria aperta: le sculture di ferro, le opere di Gonzales».

Quanto al futuro delle sue sculture pensa ad una fondazione?
«Non ci penso, non immagino nulla di simile; almeno per ora!»

http://www.adhikara.com/igor-mitoraj/biografia.htm

stefano.biolchini@ilsole24ore.com



 

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