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Libri / Italia-Usa 4 a 3 (con pareggio su rigore)

Forse ancora sotto l’effetto dei mondiali, la lettura de “The dark side/Il lato oscuro”, due titoli e due copertine, mi ha dato l’impressione di assistere al “terzo tempo” della partita Italia/Usa. Pareggio sul campo di calcio (la peggior partita giocata dall’Italia) e come andrà a finire sul libro? Le squadre in campo sono molto forti, con alcune punte di assoluto valore: ci sono, sul versante americano, Stephen King, Jeffrey Deaver, Ed McBain, James Ellroy, Ian Rankin (che in realtà è scozzese, ma in questo caso “gioca” come scrittore americano), mentre sul fronte italiano sono schierati Carlo Lucarelli, Eraldo Baldini, Giancarlo De Cataldo, Wu Ming (che non è cinese). Squadre schierate e schema di gioco a uomo, ossia uno contro uno: un racconto americano e subito dopo uno italiano. Inevitabile seguire la gara. Spettatori uno, il lettore; arbitro, insindacabile, sempre uno, il lettore. Iniziano James Crumley (“La scrofa messicana”) contro Giovanni Arduino (“Francesca sta con me”). Crumley, texano, classe 1939 gioca disteso, il suo racconto è uno dei più “antichi” della raccolta, infatti è stato scritto nel 1999: la storia corre fluida e facile come un telefilm, con una conclusione un po’ scontata, ma non banale. Una buona partenza. Replica Arduino, nato a Torino nel 1966: il suo racconto, scritto nel 2006, non è male, ma, in fondo, è sempre la solita storia dell’adolescente difficile o della personalità sdoppiata: uno a zero per la squadra Usa. Secondo incontro/scontro: Jeffrey Deaver (“Seme cattivo”) contro Eraldo Baldini (“Notte di San Giovanni” - 2006). Deaver, nato a Chicago nel 1950, è un peso massimo, ma “Seme cattivo” è, per quanto abbastanza nuovo (2003), un prodotto di serie. La mammina che “sembra” buona con la figlia che “sembra” cattiva, ma il gioco presto si svela. Baldini (1952 - Ravenna) invece è un grande! Quando può distendersi a parlare della sua terra, in storie senza tempo o comunque riferite al passato e intrecciare leggende locali con uno spunto “gotico”, è semplicemente incontenibile. Il match è suo. E siamo sull’1 a 1. Arriviamo nella zona centrale del primo tempo ed entra in campo un peso massimo come James Ellroy (“I ragazzi del coro” - 2005) contro un peso leggero come Pietro Colaprico (“La divisa stretta” - 2006). A sorpresa il verdetto viene ribaltato. Colaprico vince ai punti all’ottava ripresa, anche per scarsa combattività dell’avversario. Ellroy (1948 - Los Angeles) infatti si limita a una ricostruzione romanzata della sua passione di lettore (da cui è derivata quella di scrittore) per Joseph Wambaugh, giallista reale e concreto ed autore del romanzo che porta lo stesso titolo del racconto di Ellroy. Dopo un po’ il racconto stanca. Invece Colaprico (Bari, 1957) svolge bene il suo tema, con un doppio colpo di scena iniziale e pure con un guizzo nel finale. Siamo sul 2 a 1 per l’Italia. Il quarto scontro vede, sulla carta favorita l’Italia: James Grady (“What’s going on” - 1999) contro Giancarlo De Cataldo (“Dolcevita Zen Shot” - 2006). James Grady (Montana, 1949) non è il calciatore scozzese, ma l’autore (non lo sapevo) de “I sei giorni del condor”, da cui il bellissimo film con Robert Redford, scritto da lui a soli 25 anni; il suo racconto non è nuovo né come scrittura, né come ambientazione. Classica storia all’interno di un penitenziario con regolamenti di conti tra detenuti. Ma la scrittura è possente e la trama non consente distrazione. Ottimo. Uno dei racconti migliori del lotto. De Cataldo (Taranto, 1956), viceversa si disperde in una storia un po’ sfilacciata di un fotografo che, al solito, fotografa per caso qualcosa di cui non si era accorto. Ma il suo compito era impossibile. La nazionale Usa pareggia e siamo sul 2 a 2 alla fine del primo tempo.
Neanche il tempo di iniziare la seconda metà della gara e l’Italia schiera una delle sue stelle: Carlo Lucarelli (“L’uomo col vestito a strisce” - 2006) contro James Hall (“Sei-zero”- 2006). Non c’è gara. Lucarelli (Parma, 1960) è veramente bravo. In particolare quando può scrivere di gialli con ambientazione storica: questo si svolge in un campo di concentramento nazista (da cui il vestito a strisce del titolo) ed è magistralmente scritto ed orchestrato, con sberleffo finale come si chiede a un racconto di qualità. James Hall (Kentucky, 1947) si butta in una storia di figli scambiati che manca assolutamente di veridicità. Ma anche qui il confronto era impossibile. Siamo 3 a 2 per l’Italia. Ma è subito tempo di Stephen King (“Il sogno di Harvey” - 2003), apparentemente destinato a fare polpette di Giampiero Rigosi (“Alfama” - 2006). Eppure il “signore del terrore” (Maine, 1947) non riesce del tutto a convincere, con un racconto che promette più di quanto mantenga e che alla fine si disperde in rivoli. Più centrato il racconto di “Alfama” sul rapporto tra un vecchio e un giovane malvivente. Bravo Rigosi (Bologna, 1962), la vittoria è sua. E siamo 4 a 2 per l’Italia. Si profila una vittoria clamorosa, ma non bisognerebbe mai dimenticarsi dei “grandi vecchi”. Ed Mc Bain (New York, 1926) scrive nel 1999 un delizioso raccontino “Can che abbaia” (ma il titolo inglese è meglio: “Abbaiando alle farfalle”) che è un gioiellino nel suo genere. Flavio Soriga (Cagliar, 1975) è il più giovane delle compagnia e il suo “Il nero” (2006) cerca di ripercorrere strade in comune con Fois, ma non raggiunge del tutto l’obiettivo. Torniamo sul 4 a 3 e ci sono ancora due scontri. Quello tra Ian Rankin (“Herbert in motion” - 1999) e Simona Vinci (“La gabbia” - 2006) finisce sostanzialmente in parità. Un po’ prolisso Rankin (nato in Scozia nel 1960), ma la trama gialla c’è ed è servita bene. Ottimo come scrittura quello della Vinci (Milano, 1970), ma la trama gialla c’è molto meno. Scontro finale per decidere la vittoria quindi, tra Robert Silverberg (“Millennium Express” - 2002) e Wu Ming (“In Like Flynn” - 2006) . Purtroppo, il veleno sta nella coda, i due racconti sono i più brutti dell’intera raccolta. Silverberg (New York, 1935) è un autore di fantascienza e in questo racconto pasticcia con i cloni di Picasso, Hemingway e Einstein alla vigilia dell’anno 3000. Wu Ming, sigla collettiva, che cela cinque autori, si avventura nella ricostruzione di una truffa subita da Errol Flynn, l’attore, in una fumeria d’oppio cinese. Come dire? Il risultato è fumoso. Pareggio. Sarebbe finita qui, sul 4 a 3 per l’Italia ... non fosse che i racconti proposti sono dispari: c’è ancora spazio per F.X.Toole e il suo “Sant’uomo” (2006), un bellissimo racconto sul pugilato. Se poi consideriamo che F.X. Toole (Las Vegas, 1930), uno che non è mai stato pugile, ma che ha vissuto nel mondo del pugilato dai 40 ai 70 anni, è l’autore del romanzo da cui è stato tratto il film premio Oscar “Million dollar baby”, il quadro è completo. Il pareggio per gli Usa arriva su rigore. Il nostro è tutto un gioco ovviamente, originato da un altro “gioco” o scommessa lanciata sul mercato editoriale da Roberto Santachiara, agente letterario sia degli scrittori italiani presenti nella raccolta, sia di quelli americani: un’antologia di racconti gialli e noir americani e italiani da pubblicare in Italia e da cercare di far poi pubblicare in America, grazie alle autorevoli partecipazioni. Il tema era libero, gli autori interpellati hanno mandato diversi racconti, alcuni ancora inediti anche negli Stati Uniti. Alla fine il risultato è questo: la scuola italiana non sfigura affatto a fianco a quella americana. E, salvo piccole eccezioni, i racconti italiani sono del 2006 (e molti degli americani sono precedenti) e i nostri autori sono più giovani. Al prossimo “mondiale” del giallo giocheranno ancora!

The dark side/ Il lato oscuro
Pag.513 - euro 16,50
Einaudi - 2006

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