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22 settembre 2006

Null'altro di paragonabile a quel profumo

di Federica Giovannelli

Quando nel 1985 lo scrittore bavarese Patrick Süskind pubblicò a puntate il suo primo romanzo sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il successo di quell’esordio narrativo di un autore ancora sconosciuto fu talmente travolgente da sollevare paragoni con l’analogo consenso che il pubblico della Germania tra le due guerre aveva riservato a “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich M. Remarque. “Il profumo” - questo il titolo del libro -, è un romanzo storico ambientato nella Francia del XVIII secolo, ma qui della Storia con la s maiuscola e dei grandi personaggi che l’hanno fatta non c’è alcuna traccia; qui Süskind sceglie di scendere nelle strade puzzolenti, nei bassifondi maleodoranti, nei quartieri sudici e malfamati per raccontare una vicenda che se non è “minore” per attrattività, lo è almeno per notorietà.
In contrasto con quel mondo putrescente e pestilenziale, “Il profumo” è una inebriante discesa “nel fugace regno degli odori” al seguito di un mostro che non può non ricordare altri “figli delle tenebre” come il Fantasma dell’opera, il Gobbo di Notre-Dame o, ancora, la Bestia che amava, non riamata, la Bella. Ma il mostruoso, in questo caso, ha a che fare con l’aberrazione fisica, la deformità, la bruttezza fino a un certo punto. Il mostruoso di Süskind arriva dall’interno, è “mal de vivre” che attiva al tempo stesso un talento prodigioso e una totale incapacità di stare al mondo, un’impossibilità di fare presa sulla realtà, di mischiarsi e di darsi agli altri. Ed in questo senso è assolutamente moderno.
Allora, non è un caso forse che, sin dalla sua uscita, “Il profumo” sia stato un romanzo in cerca di un adattamento cinematografico; progetto irrealizzabile fino al 2000, anno in cui Süskind abbandonò le passate resistenze a vendere i diritti del suo libro e l’agguerrito produttore tedesco Bernd Eichinger colse la palla al balzo. E così, con un budget di 50 milioni di euro (10 dei quali, a quanto pare, usciti dalle tasche di Eichinger), “Il profumo” si inserisce nel novero dei film più costosi della storia del cinema tedesco.
Va da sé che l’operazione si profilava piuttosto rischiosa, anche per un produttore come Eichinger che ha legato il suo nome alle versioni per lo schermo di bestseller come “Il nome della rosa” (Umberto Eco), “La casa degli spiriti” (Isabelle Allende) e “Le particelle elementari” (Michel Houellebecq). La scelta del regista, poi, non ha fatto che estremizzare le premesse, perché quel Tom Tykwer chiamato a dirigere la pellicola ha al suo attivo un solo film di successo, “Lola corre” (1998), ed è tutt’altro che avvezzo a realizzare adattamenti in costume.
Il risultato è difatti discontinuo e lo è proprio in quanto, nel passaggio da un medium all’altro, Tykwer è rimasto il più attaccato possibile all’opera letteraria di partenza. E così, nel rispettare la lettera del testo, ne ha inevitabilmente tradito lo spirito. Perché qui Jean-Baptiste Grenouille (Ben Whishaw), che è nato con un corpo privo di odore, che è stato bistrattato dal destino, disprezzato dagli altri esseri umani, ferito in amore diventa semplicemente un “uomo terribilmente solo”, incapace di provare sentimenti di sorta.
Schiacciata da una messinscena espressionista, da una colonna sonora grandiosa, da una voce over invasiva, la storia di questo profumiere dall’olfatto straordinariamente fine che uccide 13 vergini per distillare dai loro corpi un profumo capace di mandare in estasi chiunque lo annusi, si preclude la possibilità di accedere al variegato universo interiore del protagonista. Quell’universo interiore che Grenouille aveva coltivato durante il suo apprendistato con Baldini (un eccezionale Dustin Hoffman), testato durante il suo ritiro in una caverna e perfezionato infine nell’odorosa Grasse. È in quel mondo grondante di profumi persistenti, di sensazioni tenaci, di traboccanti immagini mentali che prende forma la sua mostruosità: la certezza assoluta e ingannevole che il “mondo esterno” non avesse da offrire “nulla di paragonabile”.

Titolo originale: “Das Parfum – Die Geschichte eines Mörders”; Regia: Tom Tykwer; Sceneggiatura: Andrew Birkin, Tom Tykwer, Bernd Eichinger; Montaggio: Alexander Berner; Fotografia: Frank Griebe; Scenografia: Uli Hanisch; Costumi: Pierre-Yves Gayraud; Musica: Reinhold Heil, Johnny Klimek, Tom Tykwer; Produzione: Constantin Film Produktion GmbH, VIP 4 Medienfonds, Nouvelles Éditions de Films, Castelao Producciones, Ikiru Films; Distribuzione It.: Medusa; Interpreti: Ben Whishaw, Dustin Hoffman, Alan Rickman, Rachel Hurd-Wood; Origine: Germania/Francia/Spagna; Anno 2006; durata: 147’.
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