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Felice Casorati, "Il sogno del melograno" 1912-13

3 novembre 2006

Da Boccioni a Vedova: la Venezia del ‘900 in mostra

di Annalisa Serpilli

Braque, Lucio Fontana, Gino Severini, Amedeo Modiglioni e Oskar Kokoschka. Sono solo alcuni dei nomi presenti alla Ca de' Carraresi di Treviso. “Venezia ‘900. Da Boccioni a Vedova” è una mostra che prosegue il cammino iniziato nel 2004 con l’esposizione dedicata all’Ottocento veneto, indagando, attraverso capolavori di pittura e di scultura, gli avvenimenti artistici veneziani dall’inizio del secolo agli Anni Sessanta fino ai giorni nostri. In tutto 50 artisti, 140 dipinti, 15 sculture, suddivisi in dieci sezioni, offrono un’ esauriente panoramica del Novecento veneziano. Il fil rouge dell’esposizione è costituito dalle mostre internazionali che la Biennale di Venezia organizza a partire dal 1895 e dai grandi segnali di rinnovamento verificati a Venezia con le mostre dirette da Nino Barbantini, a Ca’ Pesaro, nell’ambito della Fondazione Bevilacqua La Masa.
Si forma nella Venezia dei primi anni del XX secolo una compagine che segna uno stacco netto dalla pittura dei grandi maestri del XIX secolo, ancora attivi a Venezia, come Ciardi, Nono e Fragiacomo. La nuova generazione di artisti nati tra anni ’80 e ’90 dell’Ottocento apre il percorso dell’esposizione e ne conferisce l’impronta. La mostra infatti si propone di documentare i momenti salienti di un’epoca, attraverso gli artisti e i gruppi che hanno saputo rinnovare il linguaggio espressivo del loro tempo, dalle avanguardie dei primi del ’900 fino alle neoavanguardie degli anni ’50-’60. Grande importanza è data a protagonisti come: Boccioni, Gino Rossi, Cadorin e Cagnaccio, perché con le loro opere hanno caratterizzato momenti di svolta nella storia dell’arte veneta, italiana ed europea.
La mostra si apre con Umberto Boccioni, il protagonista del Futurismo, in pittura e in scultura, che ha vissuto a lungo a Padova nei primi anni del ’900 quando la madre e la sorella si erano trasferite in città. Dopo essersi iscritto all’Accademia veneziana, Boccioni ha tenuto la sua prima personale a Venezia nell’estate del 1910, invitato da Nino Barbantini a Ca’Pesaro. Un evento straordinario anche perché Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Carrà e Luigi Russolo, in concomitanza con la mostra, lanciarono dalla Torre dell’Orologio il “Manifesto Contro Venezia passatista” e si presentarono tutti alla serata futurista alla Fenice dell’1 agosto, amplificando al massimo la portata dell’evento espositivo di Ca’ Pesaro.
Boccioni non aveva ancora realizzato dipinti “futuristi”, ma la carica espressiva delle tele esposte sprona molti giovani sulla strada del rinnovamento. In mostra allora è possibile ammirare “Canal Grande”, straordinaria e innovativa veduta di Venezia, oltre ad alcune opere eseguite durante la permanenza a Padova, come il “Ritratto dello scultore Brocchi” e “La nonna”: testimonianze preziose della creatività giovanile dell’artista. Se Boccioni rappresenta al meglio la stagione della nuova avanguardia italiana che si vuole imporre in Europa, Gino Rossi incarna la figura del veneziano eroico che da solo, riesce a portare a Venezia il linguaggio europeo della pittura del suo tempo, quello caratterizzato dalla stagione complessa e ricchissima di suggestioni del postimpressionismo, nella variante del sintetismo di Paul Gauguin e Paul Serusier. Fra tutti primeggia “La fanciulla del fiore”, esposta a Venezia nel 1910, poi “Il bevitore”, appartenuto all’amico pittore Felice Casorati, il “Ritratto della moglie” e alcune celebri tele dedicate all’isola di Burano e al paesaggio trevigiano. Una sezione della mostra è dedicata alle influenze esercitate dalla pittura internazionale in quegli anni. Apre il percorso un inedito capolavoro di Emile Bernard, l’amico di Cézanne e di Gauguin che nel 1906 esegue il “Ritratto di Benno Geiger” e da allora stabilisce un duraturo legame con Venezia. Sottile ma indissolubile il filo che lega il segno di Amedeo Modigliani alla cultura veneziana nel “Ritratto di Fabio Mauroner” eseguito durante la lunga permanenza nella città lagunare. Non mancano la “Veduta di Punta della Dogana” (1948) di Oskar Kokoschka e i Sentieri ondulati, di Jackson Pollock che Peggy Guggenheim ha donato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, a testimonianza del momento altissimo che la pittura vive a Venezia nel fertile contatto con l’arte europea e con quella d’oltreoceano. La mostra si conclude con un omaggio a Emilio Vedova nato a Venezia nel 1919, patriarca dell’astrattismo europeo, scomparso purtroppo proprio la scorsa settimana. Autodidatta, segnalatosi per l’originalità delle sue opere giovanili, già protagonista nella battaglia di rinnovamento ingaggiata dal Fronte Nuovo delle Arti con Giuseppe Marchiori e dal Gruppo degli 8, Vedova procede poi negli anni ’60 e oltre in un percorso solitario ma in costante confronto con le più avanzate ricerche internazionali. In questa sezione finale sono raccolti segni importanti che il Maestro veneziano ha tracciato sin dal periodo giovanile. Opere che testimoniano quel continuum che l’artista stesso ha teorizzato come fattore essenziale della sua poetica e del suo lavoro.
Si parte da alcuni lavori giovanili per arrivare alle opere del tempo del Fronte Nuovo, i noti “geometrici” e quindi alla piena espressione della personalità dell’artista negli anni ’50, quando diventa un protagonista dell’Informale, periodo culminato nel Premio per la Pittura che gli viene assegnato dalla Biennale del 1960.

Fino all’8 aprile
Treviso
Ca dei Carraresi
Venezia ‘900. Da Boccioni a Vedova
www.venezia900.it



 

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