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Wolfgang Amadeus Mozart, questo sconosciuto

di Silvia Giuberti

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2 febbraio 2007

“Avanti verso Mozart!” incitò intorno al 1910 il celebre direttore d’orchestra Felix Weingartner. Una rotta che si direbbe da pilota automatico, dritta alla meta su un limpido orizzonte. Ma che suggerisce, in realtà, quanto ondivaga possa essere la sorte di un genio se a soffiare sulle vele del consenso è il Gusto. Frivolo, modaiolo, abitudinario o consapevole che sia.
“La navigazione della musica di Mozart attraverso le acque della posterità è lungi dall’essere tranquilla” conferma Peter Gay, professore emerito di Storia all’Università di Yale, autore di più di venti libri, tra i quali “Mozart”. Titolo diretto e poco fantasioso, supportato tuttavia da un più affilato sottotitolo:“Una biografia”. Una: non è semplice attestato di modestia, nel caricare un ulteriore saggio dentro la stiva stipata e paludata degli studi mozartiani. E’ piuttosto annuncio e consapevolezza del fatto che Mozart ha vissuto tante vite quante sono le leggende, mitizzazioni e distorsioni che hanno banalizzato -pur nell’intento opposto- la figura di un “miracolo” musicale la cui esistenza “è abbastanza affascinante senza ricamarci sopra”.
Sdoganato, ormai, il 250° anniversario della nascita (il 27 gennaio del 1756), pagando il dazio di inevitabile retorica celebrativa -“la febbrile attività commerciale intesa a vendere Mozart negli anni degli anniversari ne ha fatto un gingillo del mercato, alla stregua di altri oggetti di consumo”- , lo spartito esistenziale di Mozart -di cui “nemmeno il nome è sopravvissuto intatto: Mozart usò raramente il secondo nome latineggiante Amadeus e preferiva di gran lunga il francese Amadé”- richiede ancora note e correzioni.
E se è stato proprio il XX secolo ad aver “riscoperto” il genio di Salisburgo, che il secolo precedente aveva troppo spesso “trattato come un affascinante precursore, una promessa che Beethoven aveva ampiamente onorato”, o un compositore di cui si stentava a riconoscere la serietà “a causa della sua distanza classica e del suo presunto infantilismo durato tutta la vita”, Peter Gay restituisce a sua volta un ritratto onesto, ma non meno affascinante, del celebre musicista.
Il racconto dell’uomo-genio, e della sua inafferrabile modernità, in otto capitoli. Un saggio piacevole, dotato di quella attraente capacità di sintesi di tipica impronta anglosassone, non a caso definito in quarta di copertina, dal “Publishers weekly”, un’introduzione a Mozart semplice e utile. Impasto accurato di toni divulgativi, condito tuttavia da dettagliate note bibliografiche che -fermo restando che di “una” biografia si tratta- ispirano fiducia nella genuinità di intenti.
Complessità e quotidianità scandite, dunque, in otto movimenti: il prodigio, il figlio, il servitore, il libero professionista, il mendicante, il maestro, il drammaturgo, il classico.
Dal bambino che incarnò “il trionfo del genio sulla precocità” -dribblando in un crescendo di bellezza e maestria la barriera di “un’adolescenza normale, un destino che ha sempre tormentato i bambini prodigio”-, al figlio di Leopold - “Dopo Dio viene papà”-, il manager opprimente ossessionato dal guadagno o il commosso ed orgoglioso ammiratore, la cui influenza ambigua è ancora oggetto di valutazione. Dalle acrobazie verbali delle lettere giocose e quasi ossessivamente triviali alle prime esperienze erotiche e alla sensualità “fedele e ardente” del matrimonio, non privo di tensioni, con Constanze Weber.
“Facce” e tappe di un percorso -analizzato con finezza in tutti gli aspetti della produzione musicale, dalle sonate dell’infanzia alle sinfonie e i concerti della maturità, sino alle opere drammaturgiche- di un libero professionista in tour per le Corti d’Europa. Tra “servitù” e ribellioni. A una committenza cui spesso ben si addiceva la definizione di “protettore” che Samuel Johnson diede nel suo Dictionary of the English Language del 1755: “solitamente uno sciagurato che aiuta con insolenza e viene pagato con l’adulazione”. O a un’angusta città natale che ostacolava “il senso del proprio valore e la consapevolezza di avere una missione” in tutti i sensi sconfinata: “Un uomo di mediocre talento resta sempre mediocre, che viaggi o meno…ma un uomo di talento superiore, cosa che non posso negare di avere senza essere blasfemo, diventa incapace, se resta sempre nello stesso posto”.
Non manca la (una?) verità sulle cause della morte –Salieri grande assolto- e sulla effettiva modalità di sepoltura, dovuta a spartane convinzioni anticlericali e illuministe che privano di fondamento sia la credenza diffusa secondo cui l’immortale Mozart venne sepolto “in un’anonima tomba da poveri” che la romanticizzata immagine di “un feretro non accompagnato che viene portato al cimitero in una tempestosa notte invernale”.
Avanti verso Mozart, dunque. Oltre gli scogli di inutili caricature. Come bussola -giocosa quanto Amadé, pronto sempre a scarti di entusiasmo pur nei periodi di profonda tribolazione interiore- alcune parole prese in prestito da Leopold e adattate: “Sai che ci sono 100 ignorantoni contro 10 veri conoscitori”.

Mozart” di Peter Gay
Fazi Editore
pagg. 168 euro 15,00
www.fazieditore.it

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