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Cd / Mattia Donna: un debutto col botto

di Giorgio Maimone

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23 febbraio 2007


Un debutto col botto! Evitando chiacchiere inutili si può dire che un primo disco così convincente non lo sentivo dai tempi di Alice non lo sa di De Gregori. Correva il 1973. Ora è vero che prima di gridare al miracolo bisognerebbe riflettere non solo 10, ma 100 volte, ma Mattia Donna, trentenne torinese, merita un'attenzione non distratta: il suo primo disco, Sul fianco della strada, si impone all'ascolto con una pregnanza inconsueta, sia per le liriche niente affatto banali, sia per le musiche, varie e bene armonizzate. Vale forse la pena specificare che dietro a Mattia ci stanno vecchie e vecchissime volpi come Vince Tempera (anche arrangiatore e produttore), Ellade Bandini alla batteria, Pierluigi Mingotti al basso, tutti dell'entourage musicale di Francesco Guccini. Inoltre debuttare su disco con la Emi non è la stessa cosa che uscire con un autoprodotto qualsiasi. Ma insomma, se si è bravi, una certa quota di attenzione è giusto meritarsela. Mattia Donna è bravo. "Il fianco della strada – dicono le note della cartella stampa - è infatti il punto d'osservazione dal quale rivedere un percorso per crearne un altro. È memoria storica e racconto autobiografico allo stesso tempo. È uno sguardo rivolto al passato ma è anche al modo del suo autore di rimanere ancorato al presente". E per una volta viene quasi voglia di essere d'accordo con la cartella stampa. La breve storia di Mattia parla di un ingresso nel mondo della musica nel 2001, di un incontro con il chitarrista Diego Zucaro, prima pietra di quello che sarà il futuro gruppo che lo accompagna in questa avventura (Andrea Toso al pianoforte, Sergio Villanova al mandolino, bouzouki, saz, cori, armonica e chitarra: il gruppo a 4 si costituisce nel 2003) e all'incontro che cambia la vita, quello con Vince Tempera, nel 2005. Nel frattempo Mattia ha già scritto la sua prima canzone "Ti spiegherò, se vorrai" nel 2004, la stessa canzone che apre l'album attuale: un lento d'atmosfera che coniuga poesia e anima musicale acustica alla perfezione: "Ti spiegherò, se vorrai, con calma / mettendo una parola in fila all'altra / come non ho mai fatto / e non sarò breve, non sarò breve affatto". Sul fianco della strada segue un percorso, non è un concept album, ma una serie di immagini che si snodano attorno a temi comuni, tra cui quello del viaggio, inteso sempre come metafora della vita. Ma non crediate di trovare tutto quanto ben esplicitato nei solchi dell'album: Mattia spiega. "sono interessato agli enigmi più che alle soluzioni: è un cammino di ricerca che – per ora – si versa nell'irrisolto, in una appartenenza mancata. Contemplo la tradizione ma mi percepisco slegato dal mondo". Troviamo Lisbona, Tavira (nell'Algarve, in Portogallo), Anesis (che è una stella greca senza dimora) o Alma che vive in una valle "dove la neve mi fa le scarpe". Troviamo la Francia dell'"Uomo piccolo" e in tutto questo peregrinare incontriamo persino Bob Dylan che se ne sta andando "per la valle di sotto" dopo aver bevuto "un'altra tazza di caffè" (One more cup of coffee). L'impasto musicale è intensamente acustico e chitarristico, con l'appoggio del prezioso violino di Aurora Bisanti nei passaggi più significativi, ma il risultato migliore è dato dal muro sonoro che Vince Tempera ha costruito per reggere l'apparente fragilità delle trame (apparente, sottolineo. Non c'è nulla di fragile in questo disco). Il supporto sonoro comunque è solido e fatto per durare e i quadri che vengono via via dipinti spiccano per nitidezza e varietà, pur all'interno di una totale unitarietà di impostazione. Scrive Mattia su my space: "Per me una canzone deve essere un canto sacrale che descrive una visione entro un sistema rigoroso. A questo aspiro e a nient'altro. Considero Sul fianco della strada come un primo e timido tentativo, uno studio che getta le basi per un discorso più vasto" e non c'è falsa modestia. Ad andare a cercare il pelo nell'uovo possiamo trovare che spesso la voglia di dire prende la mano alla tecnica del dirlo, per cui le strutture metriche vengono spesso piegate alla necessità di esprimere un pensiero compiuto, ma, senza per questo puntare troppo in alto, in fin dei conti lo faceva anche De André. Intendiamoci, non tutto è perfetto, ma tutto quanto sta dentro Sul fianco della strada ha una sua logica o, come oggi si ama dire, un suo perché. Riferimenti? Possiamo trovarne a carrettate: dal Bubola/De André citato nell'attacco della Casa di Alma, al De Gregori che sbuca qua e là nelle liriche (ma dietro entrambi i modelli già citati ritroviamo in fondo Bob Dylan), ai Viaggiatori d'occidente fossatiani che ricompaiono qua e là in Lisbona, a qualche demonietto Leonard Cohen che si annida un po' ovunque, ma soprattutto nei toni bassi di "L'uomo piccolo" che poi esplode peraltro in un country imprevisto e godibilissimo. Ma sono citazioni o ispirazioni d'alta classe che fanno solo parte di un naturale background culturale: solido, come è solido l'aspetto e il contenuto di questo disco, estremamente curato fin nella forma grafica del libretto. Un consiglio? Avete 20 euro da spendere? Investiteli in "Sul fianco della strada", vi frutteranno rendimenti a due cifre.


Mattia Donna
Sul fianco della Strada
Capitol/ Emi – 2007

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