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Non basta una moneta per dare della racchia a Cleopatra

di Aristide Malnati

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15 febbraio 2007

Rendiamo giustizia una volta per tutte a Cleopatra, dopo questo eccessivo can can mediatico intorno alla sua immagine effettiva. Veniamo ai fatti: Cleopatra VII Filopatore, la regina seduttrice più famosa dell’antichità, sarebbe stata smascherata impietosamente in una sciattezza fisica, che non ammetterebbe repliche: una moneta (conservata presso il Museo dell’Università di Newcastle, Gran Bretagna) la ritrae in un’immagine nient’affatto apollinea, anzi decisamente caricaturale. La poverina, come una qualsiasi comune mortale, con cui madre natura non si è mostrata benevola, rivela un naso pronunciato e adunco, il mento sporgente, le borse sotto gli occhi e labbra appena accennate e per nulla carnose. A una simile figura ‘mostruosa’ ben si abbina sull’altra faccia dello stesso ‘denario’ d’argento il profilo di Marco Antonio, che, passato alla storia per il fisico poderoso e i tratti marcati – quasi un bel tenebroso dal forte appeal mediterraneo –, palesa invece occhi sporgenti, tratti irregolari con naso aquilino e collo taurino.
Verrebbe da dire: “Altro che Liz Taylor o Richard Burton!”, che nell’immaginario targato Hollywood hanno dato volto e fisico a Cleopatra e Antonio. Al contrario la numismatica dell’epoca (I sec. A. C.), molto realistica perché il rispetto dell’immagine era garanzia della validità del conio, si mostrerebbe impietosa nei confronti della famosa coppia di sovrani. Non sono infatti poche le vestigia su moneta, che li ritraggono bruttini e per giunta caratterizzati da un volto ben in carne, indizio di una spiccata pinguedine.
Ma sarà poi vero? Soprattutto Cleopatra, ‘femme fatale’ ‘ante litteram’ e al di fuori e al di sopra dei tempi, era davvero poco avvenente? E’ vero che le fonti antiche, come Plutarco e Cassio Dione (storici del primo Impero), ne esaltano la grande intelligenza, l’ottimo acume politico, la smisurata cultura, in grado di farle padroneggiare almeno 5 lingue, tra cui l’antico egizio dei faraoni; e che esse per lo più tacciono sull’aspetto fisico. Tuttavia poeti coevi, forse nel tentativo di aumentarne pericolosità e scaltrezza, attribuiscono a Cleopatra rara bellezza: «Cresceva una fanciulla dalla delicata pelle dorata, tendente a un indecifrabile corvino chiaro. Era bellissima (“pulcherrima”), dai capelli color dell’ambra, dalle forme già sinuose e dai seni freschissimi, ma già protuberanti, che presto avrebbero turbato il mondo» (scrive nei “Farsalia” Marco Anneo Lucano, I sec. d. C.). Tutta esagerazione? O non piuttosto il riconoscimento alla regina di un’avvenenza capace di far perdere la testa prima a Cesare e poi a Marco Antonio, la cui debolezza veniva in questo modo giustificata?
Inoltre fonti iconografiche, come il celebre vaso di Portland (British Museum), rappresentano Cleopatra e Antonio come adoni bellissimi, cogliendoli in un tenero atto d’amore: sicuramente in questo caso la propaganda dei circoli filoaugustei, assai tradizionalista, non avrebbe avuto alcun interesse nell’esagerare l’appeal fisico dei due, colpevoli con le loro depravazioni di minacciare la rovina dell’Urbe.
Lo stesso si dica per la capigliatura raccolta sulla nuca: forse noi oggi la valutiamo quale elemento di scarsa femminilità, abituati a chiome fluenti e lavorate dall’indiscutibile maestria di provetti coiffeurs e soprattutto usi ad associare automaticamente la regina d’Egitto alla sensuale frangetta corvina della Taylor. Ma – è noto sempre dalle fonti storiche ed archeologiche – Cleopatra con le sue acconciature a ‘chiffon’ diede il via a una moda rimasta in uso tra le matrone dell’Impero almeno per due secoli.
Da ultimo non sembra fuori luogo osservare che la moneta con il ritratto impietoso dell’ultima regina macedone è stata coniata dalla zecca personale di Marco Antonio nel 32 a. C., vale a dire quando Cleopatra aveva 37 anni. E 37anni, in un’epoca senza i ‘trucchi’ della chirurgia estetica, che oggi permette restauri significativi e assicura un aspetto decoroso fino ad un’età avanzata, potevano ben giustificare in una donna – mamma per ben 4 volte e con una vita intensa tra le polveri del deserto e sotto un sole impietoso – qualche inestetismo e i primi segni di una vecchiaia ormai incipiente.

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