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La vita vera di Amedeo Bocchi

di Annalisa Serpilli

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16 marzo 2007

Galleria fotografica

I dipinti di Amedeo Bocchi, raccontano un'Italia fatta di piccoli momenti di vita quotidiana, la fatica della vita dei campi, i paesaggi smaglianti di un Paese che non c'è più. Protagoniste delle sue tele sono poi la famiglia, i mille ritratti alla figlia Bianca scomparsa prematuramente e alle due mogli, Rita e Niccolina, oppure le scene di donne borghesi, ritratte con grandi cappelli, abiti lunghi e lussuosi e alla costante ricerca di sé. Ora è possibile vedere queste opere raccolte in una grande retrospettiva dal titolo "Amedeo Bocchi, 1883 - 1976. La luce della bellezza e della ‘vita vera'" curata da Luciano Caramel. Così Parma rende omaggio a questo artista, figura assolutamente singolare nella storia dell'arte del Novecento. Protagonista, soprattutto dagli anni venti, della cultura artistica italiana, presente alla Biennale di Venezia dal 1910 e autore fin dai primi decenni del secolo di opere e cicli di eccezionale rilievo, per la qualità intrinseca e per la partecipazione aggiornata e originale al contesto europeo, l'artista, seppur apprezzato e studiato da importanti critici e studiosi, non ha ancora il posto che gli compete nella storiografia di quel periodo.
Così a un decennio di distanza dalla mostra del 1996 a Parma Amedeo Bocchi. Vent'anni dopo, che proponeva le opere del maestro della Galleria Nazionale di Parma e delle raccolte private degli eredi e di alcuni "storici" collezionisti privati parmensi e a sei anni da quella Capolavori di Bocchi dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, che appunto esponeva quelle del museo piacentino, la nuova mostra, una completa retrospettiva, è l'occasione per una rivisitazione rigorosa dell'intero percorso di Bocchi. Una monografica che va cercata tra Palazzo Pigorini, Palazzo Sanvitale che ospita appunto il Museo Bocchi, la sala Bocchi alla Galleria Nazionale e la Sala Bocchi alla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza.
Ma chi era davvero Amedeo Bocchi? Nato a Parma nel 1883, il pittore si trasferì presto a Roma, dove approdò fin dal 1902, ragazzo, per frequentarvi la Scuola del nudo dell'Accademia di Belle Arti e per restarvi fino alla morte, nel 1976, nella casa studio in Villa Strohl-Fern, nel parco di Villa Borghese, assegnatagli, come ad altri artisti di grande nome, nel 1915. Fu quello, da allora, il suo spazio privilegiato, riservato e protetto, ma anche nel cuore di una città viva e pulsante, che lo stimolò e nutrì, offrendogli importanti occasioni professionali, che si aggiunsero a quelle, numerose, che gli vennero da istituzioni e collezionisti di altre regioni, a cominciare proprio dalla natia Parma e dalla vicina Piacenza, dove Bocchi trovò un intelligente e aperto mecenate, Giuseppe Ricci Oddi, che gli acquistò alcuni maggiori lavori, ancora conservati nel museo piacentino fondato dal collezionista e da lui donato alla sua città.
Con il proposito di mettere in evidenza entrambi gli ambienti, umani, geografici e soprattutto culturali, in cui principalmente la pittura di Bocchi si formò, sviluppò e affermò, i dipinti scelti, un'ottantina, rispecchieranno, con lo scenario romano, per ovvie ragioni il più noto, anche quello parmense, della formazione e sua primissima attività, poi peraltro sempre presente nell'artista. Ad esso sarà dedicata una prima tranche della mostra, che, con la veduta de La torre di San Giovanni a Parma, del 1898, e con ritratti dei familiari, degli amici e dei suoi primi collezionisti, presenterà altri lavori poco noti, a cominciare dal grande disegno a carbone di Uomo sdraiato con calzoni di eccezionale forza e grande qualità. Parte integrante, e di specialissimo interesse, dell'esposizione sarà inoltre la Decorazione della Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma, progettata, preparata e realizzata tra il 1913 e il 1916, che è uno dei risultati in assoluto maggiori del Liberty italiano, in stretta, ma indipendente, connessione con la Secessione Viennese e in rapporto con quella romana.
Numerose sono le testimonianze del Bocchi ritrattista, che in questo genere, da lui largamente frequentato, eccelse: dai ritratti delle due mogli Rita e Niccolina e della figlia Bianca, amate e prematuramente scomparse, alle protagoniste del bel mondo dell'epoca, a molti, vari personaggi, soprattutto femminili, di primaria importanza lungo tutto il ricco percorso del maestro. Spesso dei veri capolavori, la cui meritata fortuna contribuì tuttavia ad offuscare la complessità e varietà del lavoro dell'artista, come, sempre in mostra, proveranno, oltre ad alcuni paesaggi, di Terracina, soprattutto, negli anni trenta, alcuni quadri di soggetto sociale, pure fondamentali nell'opera di Bocchi, e di particolare significato, dal Cassoniere del 1907 ai due capolavori del 1920 Pescatori delle Paludi Pontine e A sera sui gradini della Cattedrale e al pressoché sconosciuto Il granoturco del 1922. Una sorpresa è infine, l'Autoritratto in giardino con le modelle, del 1974, e Pensando alla teoria di Newton, testimonianza tragica, quest'ultimo, dell'avvicinarsi della morte.

Amedeo Bocchi, 1883 - 1976. La luce della bellezza e della ‘vita vera', Parma
Palazzo Pigorini, Museo Amedeo Bocchi, Sala Bocchi Galleria Nazionale e Teatro Farnese, Sala Bocchi Cariparma e Piacenza. Fino al 27 maggio
www.mostraamedeobocchi.it

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