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Cinema / Le vite degli altri

di Michele Ossani

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13 aprile 2007

Sono lungometraggi come "Le vite degli altri", vincitore di numerosi premi tra cui l'Oscar per il miglior film straniero, a far parlare adesso di rinascita del cinema tedesco. L'opera prima del trentatreenne Florian Henckel von Donnersmarck racconta in forma di thriller teso e avvincente e di dramma senza sbavature una pagina di storia recente, la vita a Berlino Est prima della caduta del Muro, con la Stasi, la polizia segreta, che in un clima di oppressione e di terrore spia i cittadini. Siamo nel 1984 e Georg Dreyman, apprezzato drammaturgo, che fino a quel momento non aveva dato adito a sospetti, viene messo sotto sorveglianza dal regime comunista della DDR. Il motivo principale di questo provvedimento è che il Ministro della Cultura Bruno Hempf si è infatuato della compagna di Dreyman, la famosa attrice teatrale Christa-Maria Sieland, e cerca dunque una ragione per incriminarlo e avere il campo libero. Incaricato di spiarlo è il grigio capitano Gerd Wiesler, abile e solerte sul lavoro. Questi scoprirà che lo scrittore è l'autore di un articolo di critica al regime pubblicato all'estero. Ora però che ha conosciuto da vicino il privato dell'artista, il fattore umano ha la meglio, si ravvede e decide di coprirlo e, quando è in pericolo, di aiutarlo. A distanza di anni, a Muro ormai crollato, il drammaturgo avrà modo di consultare gli archivi della Stasi e di sapere che è stato spiato e salvato da quell'agente. Saprà come esprimergli la sua riconoscenza.
Il sorprendente esordio nella regia di Florian Henckel von Donnersmarck, che si è a lungo documentato sugli argomenti affrontati dal suo film, ci fa appassionare, con gli strumenti del cinema classico e con numerosi colpi di scena ben piazzati ma mai troppo esibiti, a un periodo triste e amaro della storia della Germania. La sua opera è una sentita e per niente scontata riflessione sui regimi autoritari, che usano il controllo totale per soffocare le idee della gente. Anche autore della sceneggiatura, ricca, esemplarmente lucida e attenta a non banalizzare e a semplificare, il regista, con piglio rigoroso e concreto, sa come rendere credibili e palpitanti momenti di vita vissuta, che diventano espressione di verità più generali. Tensione ed atmosfera sono rafforzate da un'azzeccata colonna sonora, mentre la perfetta ricostruzione di ambienti e situazioni contribuisce a dare l'idea del clima di grigiore e di paranoia che si respirava all'epoca. Davvero strepitosi gli interpreti, in particolare Ulrich Mühe, lo spione della Stasi, che con la sua presa di coscienza è il vero perno della pellicola. Il finale emozionante e toccante è un ulteriore motivo per consigliare uno dei film più intensi e riusciti di questa stagione cinematografica.

Titolo originale: "Das Leben der Anderen"; Regia: Florian Henckel von Donnersmarck; Sceneggiatura: Florian Henckel von Donnersmarck; Fotografia: Hagen Bogdanski; Montaggio: Patricia Rommel; Scenografia: Silke Buhr; Costumi: Gabriele Binder; Musica: Gabriel Yared, Stéphane Moucha; Produzione: Wiedemann & Berg Filmproduktion, Bayerischer Rundfunk, Arte, Creado Film; Distribuzione: 01 Distribution; Interpreti: Sebastian Koch, Ulrich Mühe, Martina Gedeck, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert, Matthias Brenner ; Origine: Germania; Anno: 2006; Durata: 138'.

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