Il Sole 24 Ore

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21 luglio 2007

«Siate cattivi». I vostri epigrammi per l'estate. Da inviare al Sole-24 Ore

di Armando Massarenti


Molti secoli prima della «boiata pazzesca» di fantozziana memoria, un poeta erudito di Cirene, detto Callimaco, per promuovere la brevità e per smascherare la pomposità della letteratura epica, scriveva il seguente epigramma: «Mega biblion, mega kakon». Vale a dire, grosso modo, «Grande libro, grande schifezza». Peccato solo che si perda, in questa mia liberissima traduzione, per la quale chiedo venia ai grecisti, il timbro cacofonico - è il caso di dirlo - dell'originale.
Allora riproducetelo voi, cari lettori, quel tono in cui suoni e significati, concetti e rime, si intrecciano così coerentemente. Con questo nuovo gioco per l'estate, «Il Sole-24 Ore Domenica» vi esorta a essere altrettanto icastici e concisi.
In breve la regola che vi proponiamo è: siate cattivi, più che potete. Scegliete un vostro bersaglio: un personaggio (attore, scrittore, filosofo, regista), o una categoria sociale, o un mestiere, o anche un libro, un film, uno spettacolo che vanno per la maggiore, e scagliatevi contro le frecce più acuminate della vostra sagacia linguistica.
Non è un genere facile, l'epigramma, lo sappiamo. Dunque è il caso di fare qualche esempio, dal più complesso al più semplice, dal più erudito al più popolare. Scegliete voi il modello che preferite o che ritenete più confacente al vostro obiettivo. Alto o basso, aulico o popolare, in versi o in prosa. Ricordandovi che è un genere antichissimo, e che di modelli ne potete trovare in tre millenni di storia. Dal greco epi-grapho, scrivo/incido sopra, l'epigramma nasce in epoca arcaica (XI sec. a.C.) e viene usato generalmente per due scopi: in veste di epitaffio funebre da incidere sulle lapidi delle tombe (come il famoso «nacque, nocque»); e per contrassegnare certi oggetti. Le coppe di ceramica, per esempio, portavano un'iscrizione che diceva in prima persona a chi apparteneva e, a volte, in due righe, ritraeva il proprio proprietario.
L'epigramma viene canonizzato come genere letterario nell'età ellenistica, e uno dei suoi promotori fu proprio quel Callimaco da cui siamo partiti. L'epigramma classico era composto da un distico elegiaco (un insieme di due versi: un esametro e un pentametro), ma ve ne sono di più lunghi, che giungono fino a cinque coppie di distici o anche più. Per questo gioco, vi consigliamo di essere assai brevi, e non necessariamente "poetici". Anche se, meglio lunghi che niente. Come d'altronde scriveva (peraltro brevemente) Marziale: «Tu, Veloce, lamenti ch'io componga epigrammi lunghi. / Ma quanto son più brevi i tuoi, che non scrivi niente!»
Eccoci dunque agli esempi. Sempre da Marziale, che ne ha scritti più di millecinquecento, prendiamo questo, che in tempi di malasanità, mantiene ben chiaro il suo senso: «Poco tempo fa Diaulo era un medico, ora è un becchino: / ciò che fa da becchino lo aveva fatto anche da medico». Niente male no? E neppure così complicato.
A scrivere ritratti fulminei era assai bravo, nel secolo scorso, Mino Maccari. Prendete questo, di Benedetto Croce: «Ebbe molti discepoli, ma nessuno che lo superasse nella capacità di fondere il Tutto col Nulla».
Vanno benissimo anche così, cari lettori, nella più piana della prose. Ma se ne volete di moderni in poesia, li troverete in Pier Paolo Pasolini e, soprattutto, in Franco Fortini. Il Meridiano a lui dedicato non a caso si intitola Saggi ed epigrammi. Nella raccolta L'ospite ingrato si trova il celeberrimo «Carlo Bo. / No». Considerato che «Carlo Bo» è il titolo, si può dire che «No» è il testo poetico più breve, e più cattivo, che sia mai stato scritto. Ed è anche ingiusto, probabilmente - ma potete esserlo anche voi, fa parte del gioco! -, se si considera che con Bo Fortini doveva avere qualcosa di personale. Infatti scrive anche: «A Carlo Bo non piacciono i miei versi. / Ai miei versi non piace Carlo Bo». Altre ingiustizie le ha lavate scrivendo: «Perdonate i miei drammi, perdonate, / miei poveri compagni, gli epigrammi». Forse questa: «Mal che la vada va', Vittorio Strada». O quest'altra: «La buona stampa / consiglia ai buoni / anima e zampa / liscia i padroni / il Geno Pampa / loni. E ne campa». Complicatuccio, quest'ultimo, ma non privo di efficacia.
Dimenticavo. Tutti i bersagli vanno bene. Se però proprio non ne trovate, potete rivolgere a voi stessi il vostro ritratto al fulmicotone. Come fa un personaggio di Woody Allen quando dice: «E allora tutto il film della mia vita mi è passato davanti in un momento. E io non ero nel cast!».

Mandate le vostre proposte a «Contro-versi» c/o «Il Sole-24 Ore Domenica», via Monte Rosa 91, 20149 Milano, oppure per fax al numero 0230222011 o per email all'indirizzo contro.versi@ilsole24ore.com e/olettere@radio24.it. Ogni settimana Il Sole 24 Ore Domenica pubblicherà l'epigramma di un lettore. Altri andranno in onda su Radio24 e saranno pubblicati su questo sito.

21 luglio 2007

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