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Libri / Scrivere di cultura e società con l'irriverenza di Richler

di Francesco Prisco

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2 agosto 2007

Se dovessero mai istituire una scuola per giornalisti delle pagine culturali, sarebbe il caso che adottassero "Un mondo di cospiratori" come libro di testo. Il volumetto di 199 pagine appena edito in Italia da Adelphi raccoglie infatti un pugno di memorabili prove pubblicistiche, realizzate per supplementi di cultura o magazine mondani da Mordecai Richler.
Già: l'indimenticabile intellettuale ebreo canadese, autore de "La versione di Barney", tra un romanzo e l'altro collaborava a suo modo ad autorevoli testate giornalistiche dell'America settentrionale occupandosi di temi che spaziavano dalla cultura al costume. Anzi, per quanto incredibile possa sembrare a noi europei, Richler in Canada era molto più famoso per lo stile tranchant dei suoi articoli che per le sue più mature opere narrative. In effetti non si può restare indifferenti alle provocazioni del Richler opinionista, un consumato maestro della macchina per scrivere che come pochi altri sa usare l'arma dell'ironia. E, soprattutto, non fa sconti di sorta: se decide di stroncarti, usa il bulldozer. Nel brano che dà il titolo al volume, per esempio, passa in rassegno le innumerevoli "teorie del complotto" di cui era vittima l'America tra gli anni Sessanta e i Sessanta. Non crede ad una virgola degli assunti sbandierati dagli intellettuali radical chic che vedono in Charles Manson, mandante della strage di Bel Air, «un sicario al soldo, senza neppure rendersene conto, del controspionaggio militare», quelli per i quali «Robert Kennedy non è stato ucciso da Sirhan Sirhan ma da un secondo killer, tuttora latitante». Non crede a nulla di tutto questo, ma finge di abboccare all'amo e va a colloquio con Mrs. Mae Brussels, autrice di un "Bollettino della cospirazione" per il periodico "Realist". Ne esce un dialogo improbabile dalla comicità travolgente che porta l'autore ad una considerazione: «il mio problema con i teorici della cospirazione è che, se gli dai un dito di porcherie accertate, loro si prendono tutto un braccio di fantasie». In un altro capitolo si sofferma su "Guide spirituali, streghe e wiccani" mettendo alla berlina l'improbabile viaggio spirituale di Shirley McLaine e finendo col ritrovarsi – ospite e sfottitore – al centro del Terzo Festival Acquariano Gnostico Annuale di Astrologia, tra invasati adepti di sette neopagante di tutto il Nordamerica. E persino un uomo di mondo come lui non sa come reagire di fronte a coppie che fanno petting per canalizzare la potenza sessuale su un qualche obiettivo benefico e solidaristico. E', tuttavia, con la gente della sua stessa razza, scrittori e intellettuali, che Richler si dimostra più severo e beffardo. Quando recensisce il "Manuale di creazione letteraria" a firma di Kenneth Atchity l'ironia è sottilissima e si ride tanto. Non sa fare a meno di accostare un così prezioso strumento per chi si avvia al mestiere di scrittore ad altri capisaldi della manualistica contemporanea: «Come avere una pelle splendida, guadagnare milioni con gli investimenti immobiliari, frodare il fisco e perdere dieci chili in sette giorni mangiando a volontà». La sezione intitolata "Bugiardi pagati" sempre sulla stessa scia mette alla berlina il sensazionalismo dei biografi di John Cheever, Truman Capote, J.D. Salinger ed Ernest Hemingway. L'interrogativo sotteso alle sue stroncature in forma di recensione è semplice quanto difficilmente contestabile: cosa se ne fanno i lettori dei pettegolezzi sulla vita privata degli scrittori? Il vissuto di un autore è sempre, salvo rarissime eccezioni, infinitamente meno interessante dei suoi scritti, perché uno o ha il tempo di scrivere o ha il tempo di vivere. Chiudono il volume i "Diari" di Richler, anch'essi divertentissimi. Ne emerge l'animato rapporto con la moglie Florence Wood, ex modella di Dior che a un certo punto si mette in testa di avere la stessa marca di cucina di Lady Diana e Paul McCartney. Con tutti gli inconvenienti economici e funzionali del caso.
"Un mondo di cospiratori" è soprattutto il primo tra i lavori non narrativi di Richler tradotti in Italia. Un "manuale" – stavolta è il caso di dirlo – di franchezza, disillusione e ironia ad uso di chiunque si trovasse mai a scrivere sulle pagine culturali di un giornale.

Mordecai Richler
"Un mondo di cospiratori"
Adelphi
Euro 11
pp. 199

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