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Dal Grand Tour a Wenders: il viaggio come irrequieta fonte d'arte

di Spartaco Lavagnini

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31 agosto 2007

Galleria fotografica


C'è una sola esperienza attraverso la quale giunge a compimento la formazione umana e culturale dell'uomo moderno: il viaggio. Può essere un percorso di riconquista delle origini, come il Grand Tour settecentesco, o di messa in discussione di ogni identità, come le divagazioni "sulla strada" dei Beat. Senza viaggio, tuttavia, dal Settecento ad oggi non c'è intellettuale. Al tema, assolutamente intrigante, è dedicata la collettiva interdisciplinare "Anatomia dell'irrequietezza - Il mito del viaggio dal Grand Tour all'era virtuale" che si svolgerà a Perugia, nella cornice di a Palazzo Penna, dal 30 settembre 2007 al 6 gennaio 2008.

Il tema dell'esposizione (che deve il titolo alla celeberrima raccolta postuma di saggi e articoli dello scrittore inglese Bruce Chatwin, esperto d'arte e instancabile viaggiatore) è dedicato al mito del viaggio attraverso diversi momenti della storia dell'arte, in età moderna e contemporanea. Punto di partenza non poteva essere altro che il Grand Tour settecentesco che i pittori stranieri compivano come percorso di iniziazione e apprendimento, poiché nel viaggio in Italia riscoprivano la tradizione classica filtrata dallo spirito romantico. Punto d'arrivo il futuro, i viaggi reali e virtuali dell'era globale nel terzo millennio. E' con il Settecento illuminista che si inaugura il Grand Tour, ovvero il viaggio di istruzione, formazione e svago che i giovani delle elites europee, poi anche americane, intraprendono per l'Europa appena conclusi gli studi. Con il viaggio, le conoscenze apprese nelle università si arricchiscono e si completano. Poco dopo nasce il fenomeno dell'orientalismo, quell'interesse per culture diverse rispetto all'identità cristiano-occidentale, considerate enigmatiche e affascinanti in virtù proprio del loro esotismo. I viaggi del Capitano Cook in Oceania, il nuovissimo continente, del 1772-75 e soprattutto la campagna napoleonica d'Egitto del 1798 contribuiscono a rilanciare il gusto per le mete esotiche, prima fra tutte l'Africa. Alle tele dei paesaggisti – Marco Ricci, Fabius Brest – e a quelle degli orientalisti - Giuseppe Tominz – nel percorso espositivo di Perugia sono accostati, tra gli altri, alcuni lavori di artisti contemporanei con soggetti esotici: un "Minareto" di Salvo, un "D'après" di Luigi Ontani, un "Deserto" di Mario Schifano, una "Turcata" di Aldo Mondino, una tela di Miquel Barcelò sono tra i più significativi esempi di come il viaggio, in particolare quello verso l'Oriente, sia rimasto tra i temi dominanti delle poetiche artistiche. Il viaggio viene quindi letto attraverso la fotografia contemporanea. Le immagini in bianco e nero di Gabriele Basilico, da Berlino a Beirut passando per Milano, l'America secondo Wim Wenders e William Eggleston, l'Iran di Abbas Kiarostami, l'Ucraina di Boris Mikhailov, l'Afghanistan devastato di Brian McKee mostrano il mondo visto con gli occhi di culture diverse. Una sezione è poi dedicata al viaggio nell'arte concettuale, presentato come percorso esistenziale, ricerca del sé, con opere di autori come Richard Long (un cerchio di pietre) e Alighiero Boetti (una grande mappa). Infine il viaggio significa legame con il territorio. Claudio Costa, Renata Boero, Jimmie Durham, David Tremlett, Isola e Norzi sono autori che scelgono, in tempi e luoghi diversi, un forte rapporto con l'essenza territoriale, viaggio quindi come scoperta di sé e delle proprie radici.

"Anatomia dell'irrequietezza. Il mito del viaggio dal Grand Tour all'era virtuale"
Perugia, Palazzo Penna
Dal 30 settembre 2007 al 6 gennaio 2008
A cura di Luca Beatrice
Orario: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Chiuso il lunedì
Ingresso: euro 3,00 intero; euro 2,00 ridotto
Catalogo: Damiani Editore
Per informazioni: 075 5716233
www.comune.perugia.it

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