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Venezia: l'arte, nonostante l'industria

di Giovanna Mancini

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24 agosto 2007

Forse è troppo dire che gli americani conquistano Venezia. Ma è un fatto che la presenza di film anglofoni a questa 64esima edizione della Mostra del Cinema è massiccia. In tutto sono 19 le pellicole statunitensi (otto in concorso) e dieci quelle inglesi (quattro in gara) che arriveranno in Laguna dal 29 agosto all'8 settembre. Meno evidente invece, la rappresentanza di autori orientali, nonostante la passione del direttore artistico Marco Müller, giunto quest'anno a fine mandato, per il cinema cinese.


Come mai, direttore, quest'anno avete scelto tanti film d'oltreoceano?
Bisogna rendersi conto che il cinema di lingua inglese non è un tutt'uno monolitico: in quella grande macchina dell'industria cinematografica, ci sono ancora alcuni spazi, alcuni interstizi, in cui si manifesta la creatività, soprattutto quella di giovani cineasti.
In effetti la presenza dei giovani artisti, a questa Mostra, si fa notare.
Sì ed è un fatto significativo l'arrivo a Venezia di alcuni film fortemente voluti da divi intelligenti, come Brad Pitt e George Clooney, che hanno talmente creduto nei progetti dei giovani che li hanno diretti (rispettivamente Andrew Dominik, al suo secondo film, e Tony Gilroy, all'esordio, ndr), da investire personalmente nella loro realizzazione.


Per lei, questa è l'ultima edizione come direttore artistico. Quale bilancio può trarre dei quattro anni alla guida della Mostra?
Abbiamo messo a fuoco una formula che ha consentito a Venezia di essere il partner credibile per un cinema che ha il coraggio di mettersi in discussione e di rinnovarsi.
Abbiamo concentrato la nostra attenzione alle esperienze più stimolanti che si sanno però anche muovere in un contesto artistico-commerciale. Quindi a quegli autori che riescono a esprimere, anche nel sistema industriale delle grandi case di produzione e distribuzione, la propria individualità.
Dunque un film di successo non è per forza un film mediocre o commerciale.
Il cinema più alto è sempre un cinema sporcato dal reale, anche quando raggiunge le vette visionarie di un genio come Tim Burton.


Proprio a Tim Burton (autore tra l'altro, di "The nightmare before Christmas") sarà consegnato il Leone d'oro alla carriera.
Ho voluto fortemente questo premio al genio creativo di Burton, che chiude idealmente la tetralogia di Leoni d'oro alla carriera assegnati in questi quattro anni ad artisti visionari come Manoel De Oliveira, Hayao Miyazaky e David Lynch.


Per questa 64esima edizione, avete visionato oltre 4.600 titoli. Quali sono i temi che sembrano segnare il cinema contemporaneo?
Non so dire cos'è il contemporaneo, ma posso dire che tra tutte le pellicole guardate, il tema che sembra affermarsi in modo più evidente è quello della guerra. A noi ha colpito il lavoro di sintesi che ne hanno saputo fare registi come Brian De Palma e Paul Haggis. Entrambi, confrontandosi con la guerra in Iraq, sembrano già aver trovato la distanza per parlarne come di un secondo Vietnam.


Oltre alla guerra, ci sono altri soggetti che ricorrono nei film che vedremo?
Non è certo un caso se il film di apertura, diretto da Joe Wright, si intitola "Espiazione". Molti film sono attraversati dal tema del senso di colpa e della necessità di liberarsene.


Il cinema italiano quest'anno ha ben tre giovani autori in gara. Inoltre, all'Italia è dedicata la retrospettiva sugli "spaghetti-western". Un omaggio a un genere che poi ha tanto influito su registi successivi?
Vogliamo provare a leggere il western all'italiana come una delle sfaccettature della cultura popolare italiana. Questi film, che hanno avuto il loro momento di gloria tra la metà degli anni 60 e la fine dei 70, hanno saputo prendere dagli Stati Uniti codici e convenzioni che hanno sono stati poi utilizzati per raccontare altre storie e altri paesaggi, quelli dell'Italia di quegli anni. E hanno saputo raccontarli al meglio proprio perché non rincorrevano a tutti i costi l'attualità.
Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dal 29 agosto all'8 settembre.
Per informazioni: www.labiennale.org

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