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Locarno cala due assi e una regina

di Boris Sollazzo

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6 agosto 2007

Un assolato sabato di grandi presenze, nel primo pomeriggio vede l'arrivo del Ministro della Cultura Francesco Rutelli, accanto all'attivissima presidente di FilmItalia (ed ex direttrice di Locarno) Irene Bignardi. "E siamo felici che arrivi- dice quest'ultima- in un'edizione in cui c'è una bellissima squadra italiana, dall'omaggio di "Signore e Signore" (pubblicazione e retrospettiva di Piera De Tassis: 20 film per 20 dive) alla celebrazione per il ritorno di Bellocchio e Marco Tullio Giordana. E poi i film nei concorsi e l'orgoglio di vedere il documentario di Alina Marazzi Vogliamo anche le rose proiettato in Piazza Grande". Propositivo e ammirato Rutelli. "Il governo ora fa più di prima, di un periodo in cui c'è stato un accantonamento del cinema sistematico. Ma sicuramente deve fare di più. Quella di Locarno è una piazza anche italiana, con la stessa vivacità intellettuale. Ora il nostro cinema ha risultati importanti, dal botteghino ai premi, che spesso vanno a film finanziati dallo stato. Dopo un anno di governo, poi, abbiamo diverse proposte per la legge di sistema. Sarà problematica e difficile, ma l'avremo presto, sicuramente prima della fine della legislatura. I rapporti con autori e industria sono ottimi e pochi giorni fa è partito il progetto, cofinanziato dal Ministero, del tanto atteso Palazzo del Cinema di Venezia. Il sogno più vicino, ora, è pero il tax shelter già in finanziaria". Un sistema di imposte che insisterà su tutta la filiera di sfruttamento cinematografico e che, si dice, sarà a favore solo di chi non avrà finanziamenti pubblici. "Questo non lo sappiamo, dipenderà dalle risorse: l'importante è cominciare, far passare un principio, è un'esigenza che sentono tutti".
Coppia d'assi in Ticino
Arrivano sul Lago Maggiore il cannibale più temuto e affascinante del grande schermo e l'agente segreto più tormentato. Sentimenti contrastanti suscita il primo: Anthony Hopkins firma la regia, la sceneggiatura e persino la musica di Slipstream di cui è, ovviamente, anche protagonista. Niente male per questo giovane settantenne che si avventura in una contorta e pretenziosa storia di uno sceneggiatore affetto da bipolarismo che non sa distinguere tra realtà e finzione. Un'ironica presa in giro di Hollywood e un'indagine sulla follia umana, sulle sue contraddizioni. "Ma senza prendermi sul serio, sono stufo di questi "vecchi" attori e registi che si prendono troppo sul serio. Sono sempre rimasto un ribelle". Sarà per questo che ammette candidamente. "Ero stato invitato a Roma, ma Locarno mi sembrava più adatto per un cinema indipendente come il mio" Si avventura in atmosfere di giovanile vivacità, con attori molto coinvolti come Christian Slater, la terza adoratissima moglie Stella Arroyave e John Turturro. Quest'ultimo è uno straordinario produttore sopra le righe che finge di parlare al telefono con Martin Scorsese e propone a Dino De Laurentiis un demenziale Hannibal 4: The Blue Fragon, con "quel gallese non troppo simpatico" (Hopkins, appunto). Montaggio sincopato da videoclip, sovrapposizioni esagerate, mondo onirico troppo convenzionale, si cercano Pirandello, Lynch e Kubrick, senza purtroppo neanche sfiorarli. Ottimo, nel suo genere, invece, The Bourne Ultimatum. O forse "penultimatum", visto che la fine del terzo capitolo della saga lascia aperta l'ipotesi di un nuovo capitolo. Matt Damon torna ad essere l'abile e tumefatto agente segreto ribelle e senza memoria di sé Jason Bourne. Scoprirà finalmente chi è e come è diventato uno dei killer più abili del pianeta. Alla regia Paul Greengrass (già nell'interessante secondo capitolo e soprattutto del bellissimo e angosciante United 93, film sull'aereo che l'11 settembre 2001 precipitò in Pennsylvania) che mette in campo le solite sequenze adrenaliniche insieme a stilettate politiche non da poco. Geniale il riferimento alle missioni segrete della Cia contro il terrorismo, fatte di torture, sequestri ed estradizioni illegali. Un action movie di livello, con spruzzate di riflessione. Da non snobbare, se pensiamo ai nostri cinepanettoni e simili.
Una regina di fiori, anzi di rose
Ottima accoglienza anche per Alina Marazzi. Documentarista di razza (già a Locarno con Un'ora sola ti vorrei e Per sempre, apprezatissimi da pubblico e critica) e di forte impatto sociale e civile, quest'anno porta, addirittura in Piazza Grande, Vogliamo anche le rose. Bel lavoro di montaggio e ricerca di repertorio, si contraddistingue per una creatività sperimentale e fantasiosa. Il tutto al servizio di una storia del femminismo, della donna, degli anni '70 attraverso immagini d'archivio e testi (tre diari privati di donne, interpretati dalle voci di Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti). Sa essere rigorosa e allo stesso tempo lieve, con chicche impedibili tra cui un'inchiesta di Luigi Comencini. Un piccolo gioiello mai presuntuoso che fa di una sensibile e decisa delicatezza, che contraddistinguono l'autrice anche nei modi e nei lineamenti, la sua firma. Un modo per guardare al nostro passato scoprendolo un po' troppo simile al presente. Riflessione che Locarno suscita spesso. Soprattutto per gli aspetti peggiori.

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