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Premio Cairo: parla la contemporaneità

di Giovanna Canzi

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30 ottobre 2007
Galleria fotografica


Che forma ha l'arte contemporanea? E' un ventaglio verde che ti avvolge, un fiore intrappolato nel plexiglas, una scultura fatta di nylon. Premio Cairo docet. Nata otto anni fa su impulso di Urbano Cairo, l'iniziativa è un lasciapassare per la notorietà. "Poiché nasce direttamente dal mercato editoriale" - sottolinea Daniela Clerici, direttrice di Arte e membro della prestigiosa giuria creata ad hoc per l'occasione - "è un'opportunità offerta gli artisti per fare un salto di qualità. Il premio è centrato sulla nuova figurazione e in quest'ambito ci sforziamo di scegliere, tra le novità emergenti, quelle che sembrano essere più promettenti". Non a caso, infatti, dal 2000 a oggi il Premio ha sfornato fra i migliori talenti dell'arte contemporanea. Da Luca Pignatelli, vincitore della prima edizione, a Bernardo Siciliano, da Federico Guida a Valentina D'Amaro fino a Chris Gilmour, solo per citarne alcuni. Raccolti in mostra (fino al 4 novembre al Museo della Permanente di Milano) i venti artisti selezionati, insieme al giovane vincitore di questa edizione Fausto Gilberti, parlano un linguaggio polisemico, nutrito dagli stimoli che la contemporaneità sa regalare. Un alfabeto composito, dove pittura, fotografia, scultura, fumetto convivono e a volte comunicano, dando vita a una contaminazione non priva di suggestioni. Come le illustrazioni del genovese Vanni Cuoghi, in bilico fra tradizione e modernità. Ispirate al fiammingo Bosch, le sue opere sanno creare un mondo bizzarro e scanzonato, dominato dal tema della metamorfosi (uomini con braccia che diventano rami) e dal gioco (bambini, che tengono per mano soffici nuvolette). Ad attingere alla cultura popolare del fumetto e della pubblicità anche l'opera del vincitore (a gennaio Arte gli dedicherà una copertina) premiato per la "freschezza, originalità e per la predilezione di un mezzo espressivo oggi poco frequentato rispetto alle tendenze dominanti". Ironico e graffiante, Gilberti, usa uno stile calligrafico, per dare vita a un universo in bianco e nero, popolato da omini stilizzati, definiti da pochi e precisi tratti. Sedotto dall'immagine manipolata è, invece, Francesco Pignatelli, il cui segno distintivo - come sottolinea Stefano Castelli nel catalogo - consiste nel creare "immagini invertite come in uno specchio e modificate al computer fino a ottenere valori cromatici simili a quelli delle pellicole negative a colori". Poetico e nel contempo drammatico il suo fiore accartocciato nel plexiglass "Handle with care" esprime un senso di fragilità e forza, in un contrasto violento di colori. Un uso rigoroso e documentaristico del medium fotografico caratterizza, invece, il lavoro di Carlo Valsecchi, che sceglie l'industria come terreno di indagine e riflessione. Posti al limite fra pittura e arte plastica sono, invece, i lavori di Francesco Sena. Realizzati su pannelli lignei rivestiti con doppio strato di cera sintetica colorata, parlano una lingua nuova, in grado di creare atmosfere sfumate, dense di suggestiva poesia. Lo stesso sentimento di dolce malinconia è evocato dai paesaggi di Claus Vittur - realizzati attraverso una sovrapposizione di strati pittorici - e divenuti trasposizione di un stato d'animo interiore, segreto e impregnato di mistero. Presenti in mostra con due opere ciascuno, di cui una realizzata appositamente per il concorso, tutti gli artisti invitati a partecipare al concorso si muovono fra tradizione e modernità, in un caleidoscopio di generi e medium espressivi, che sanno raccontare il fluire del nostro tempo.


Premio Cairo
Museo della Permanente Milano
Fino al 4 novembre

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