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L'arte viennese abbraccia Como

di Pino Fondati

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4 aprile 2008

Una mostra interessante questa di Como "L'abbraccio di Vienna. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere". Interessante, ma l'impressione è che sia "venduta" male. Già, perché di Gustav Klimt ed Egon Schiele solo tracce, poche opere, per cui figurarsi la delusione di chi legge quel sottotitolo così accattivante. Agli organizzatori di Como, a cui va tutto il rispetto per il lavoro faticoso di riportare in riva al Lario mostre di grande respiro internazionale, forse va chiesto di osare di più e di essere un pochino più realisti: non guasterebbe qualche opera di meno (non di rado arrivano a Villa Olmo fondi di magazzino) a favore di un po' di qualità in più. Ed eccola allora questa mostra di ottanta opere provenienti dal museo viennese: pochi capolavori, per contraddire il titolo della mostra, molte invece le opere di un certo interesse. Compongono un itinerario storico che racconta la genesi dell'arte del Novecento, partendo dal barocco, passando per la belle époque e il biedermeier, per arrivare alla secessione e al primo espressionismo. Insomma, non si capisce il Novecento austriaco se non si dà un'idea di quello che c'è stato prima. Ed ecco, allora, che l'esposizione muove i suoi passi dai quadri appartenenti alle collezioni di pittura barocca del Belvedere. Significative sono quelle legate alla storia religiosa e mitologica, come la tela di Paul Troger, "Allegoria dell'Immacolata Concezione di Maria" (1750), o quelle dedicate ai ritratti di rappresentanza, come quelli realizzati da Martin van Meytens "L'Imperatore Francesco I di Lorena" (1745), o della "Famiglia del Conte Nicola VIII" (1752-53). La fase di mezzo è rappresentata da biedermeier, classicismo e romanticismo. Qui troviamo opere di von Amerling e di Waldmuller, oltre a una "Santa Cecilia morente" (1820) di Johann von Leonhardshoff. Tra i rappresentanti della belle époque viennese, si segnala Hans Makart (a Como c'è la sua "Caccia sul Nilo"), la cui scomparsa apre la strada alla secessione viennese, che nacque per contrastare il biedermeier imperante e fu parte importante del movimento art nouveau. In pittura la figura dominante fu Klimt, di cui a Como si possono vedere opere come "Il castello di Kammer sul lago Atter" (1910), di lieve sapore impressionista, o "Signora davanti al camino". Il più "klimtiano" di tutti è "Ritratto di Johanna Staude", dipinto tra il 1917 e il 1918, rimasto incompiuto. L'abbraccio da cui prende titolo la mostra rimanda al dipinto di Schiele, del 1917, una coppia di amanti che si abbandona a un sensuale abbraccio. Questo sì, uno dei capolavori del maestro dell'espressionismo, di cui a Como è possibile vedere anche il ritratto della moglie Edith. Non mancano opere di altri esponenti di spicco della secessione viennese, come Koloman Moser e Otto Friedrich ("Ritratto di Elsa Galafrès", raffinato e languido). Altro autore dell'espressionismo è Oskar Kokoshka, di cui è possibile ammirare, tra l'altro, "Il tigone" (1926), dinamica e gestuale opera dipinta allo zoo di Londra.

L'abbraccio di Vienna. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere
80 opere provenienti dal Museo Belvedere di Vienna
A cura di Sergio Gaddi e Franz Smola
Catalogo Silvana Editoriale
Infoline: 039.206868
Como, Villa Olmo, dal 15 marzo al 20 luglio 2008

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