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Papiro di Artemidoro: storia di un falso d'autore

di Aristide Malnati

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14 aprile 2008
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"La non-autenticità del papiro, inizialmente attribuito al geografo Artemidoro di Efeso (II-I sec. a. C.), è ormai evidente e accettata da tutti gli antichisti. In particolare la certezza di un autore moderno è definitivamente assodata alla luce del recente studio di Maurizio Calvesi, ordinario di geografia e Accademico dei Lincei: emerge la totale coincidenza tra il proemio del papiro e ampi passi di un'opera geografica di Carl Ritter (XVIII secolo)".
Luciano Canfora, ordinario di Filologia classica all'Università di Bari, da due anni convinto assertore della mano moderna dello scritto in questione, si esprime senza mezze misure e canta ormai vittoria:
"Anche i pochi scettici devono vedere nello scritto un falso ottocentesco. E l'illuminante parallelo con l'opera di Ritter rafforza anche il sospetto sull'identità del falsario, quel Costantino Simonidis (1824-1890), da me più volte indicato, e fortemente motivato a dar vita a falsi di opere geografiche greche altrimenti perdute, al fine di restituire alla geografia dignità contro la dittatura cartografica; e di ricondurre nella propria patria l'alveo degli studi geografici".

Alle brillanti osservazioni di Calvesi lei affianca elementi lessicali, sintattici e fattuali, capaci di smascherare la fabbricazione moderna dello scritto vergato sul papiro. Ce ne ricorda i principali?
Il testo è infarcito di costruzioni tipiche del neogreco: manca spesso la particella "dè", impiegata nel greco antico a coordinare le proposizioni. Qui è sostituita da un'abbondante punteggiatura, propria delle lingue moderne, soprattutto dopo l'invenzione della stampa. E come non notare un'interrogativa indiretta introdotta da "an", in neogreco sostitutivo del classico "poteron"? Un'aberrazione mostruosa indegna di un autore antico. Infine diversi modi di dire presenti nel parlato della moderna lingua ellenica, puntualmente rilevati dal collega Luciano Bossina.

E le prove fattuali?
Una s'impone su tutte: i sostenitori dell'attribuzione ad Artemidoro si fondano sul frammento 21 (riportato da Marciano, IV sec. d. C.), che coincide con una parte del testo sul papiro. Ebbene vi è una discrepanza rivelatrice: il papiro segue il frammento nell'errore di estendere la Spagna "ulteriore" alla Lusitania; noi sappiamo che il vero Artemidoro non comprendeva la Lusitania nel territorio spagnolo. Questa è l'evidenza che un falsario ha utilizzato il tardo frammento 21, riportato dalle edizioni moderne, per costruire il proprio testo e per conferirgli autenticità. Così facendo, all'oscuro di altre fonti più corrette a noi note, ne ha trascritto pedissequamente l'errore.

Claudio Gallazzi, Salvatore Settis e Baerbel Kramer hanno difeso la genuinità dello scritto con una recente edizione critica, pubblicata dalla LED. Come la giudica?
Un approssimativo lavoro di mestieranti. Hanno fondato la loro difesa su analisi chimiche, che mostrerebbero l'antichità del supporto papiraceo e l'utilizzo di un inchiostro vegetale, tipico del periodo greco-romano (III sec. a. C. – III sec. d. C.). Ma è la scoperta dell'acqua calda! E' chiaro che i falsari abbiano utilizzato frammenti di papiro anche estesi per le loro contraffazioni. Così ha fatto anche Simonidis: ha confezionato un gran numero di falsi su papiri, forniti dal fratello di stanza in Egitto e utilizzando inchiostro vegetale, la cui ricetta era notissima. Piuttosto l'edizione critica non smonta alcuna delle incongruenze rilevate e in almeno un caso gli autori falsificano i dati per far tornare i conti.

Vuol spiegarsi meglio?
Nella colonna V, righi 30-31, si dice che la distanza tra Gades e il Promontorio sacro (oggi in Spagna) è di 2200 stadi. Sappiamo da fonti certe che per il vero Artemidoro essa ammontava a 1700 stadi. A questo punto i curatori dell'edizione critica si inventano un trattino, inesistente sul papiro, che cancella il numerale "chi" (600) e quindi riduce la distanza a 1600 stadi, più vicina a quella reale. Così facendo però riducono ulteriormente la distanza complessiva tra Gades e il Promontorio degli artabri: essa passa da 5500 a 4900, aumentando la divergenza tra il papiro e il vero Artemidoro, che calcolava in questo caso 7700 stadi. Insomma un penoso caso di dolo e di disastro filologico.

Che fare in conclusione? Il testo non ha valore?
Tutt'altro. Rimane comunque uno dei più riusciti esempi di falsi moderni. Non resta che studiarlo come tale e toglierlo dalle raccolte degli scritti antichi.

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