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I cieli di Santoro a San Francisco

di Damiano Laterza

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16 maggio 2008

Cielo del Piranesi«Col sporcar si trova» diceva Giovanni Battista Piranesi, poeta del segno grafico di primo settecento. E Pasquale, detto Ninì, Santoro, storico nome dell'incisione italiana contemporanea, gli fa eco, ma in technicolor. Ispirandosi al maestro della veduta magniloquente, Ninì ne aggiorna la lezione e si sospende, in bilico, su quel filo sottile che lega la tradizione alla modernità del gusto italico. Cieli del Piranesi, reinterpretati dal «cittadino rurale» Santoro alla fine degli anni settanta, ai quali il nostro Istituto di Cultura a San Francisco, in California, dedica una ricca retrospettiva.
Dove finisca Piranesi e cominci Santoro, al di la del colore o del differente periodo storico, è difficile dirlo. Emerge, piuttosto, come elemento peculiare di questo crossover surreale, l'origine bucolica di entrambi. Il carattere da «provinciale» a Roma. Nel senso di risorsa ulteriore per la ricerca estetica. Ossia, valore aggiunto di quella semiotica della «romanità» universale che ha sempre affascinato artisti di ogni tempo e da ogni dove. Un discorso, senza retorica, sul fascino che l'Urbe, nella storia, ha esercitato su chi l'ha scelta, per viverci e operare. Per rappresentarla, a partire da quello che è stata, per dire quello che è, con le proprie radici nel cuore. E se la Roma in bianco e nero del Piranesi, fonde Canaletto ad una sorta di archeo-realismo drammatico e sublime, quella di Santoro si colora di spatolate mediterranee, terre arse e ulivi diroccati. Che divengono riflessi d'acciaio, oro e righe infinite. Sovrapponendo, così, il gene contadino a quello da artista di mondo che, negli anni sessanta, conquistò Parigi.
Santoro, pupillo del profeta Argan, racconta della tensione, eterna, tra città e campagna, come modo d'essere, libero da antagonismi. Aggiornandola al tempo dell'astrattismo, ma senza ridondare in irrequietezza e mantenendo ad un punto di elevata sobrietà il livello della creatività profusa.
I cieli esposti a San Francisco, in questo senso, sanno di un concettualismo antropologico per niente fine a se stesso. E si ergono a portatori di un discorso profondo, nonché esteticamente ineccepibile, sull'arte contemporanea come espressione di vissuti emozionali che possono essere, ancora, universali.

Skies: an exhibition of prints by Pasquale Santoro
Istituto Italiano di Cultura di San Francisco

425 Washington Street Suite 200,
San Francisco CA 94111
Dal 14 maggio al 13 giugno 2008

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