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A Bellinzona Cesare Tallone e i suoi ritratti

di Giovanna Canzi

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28 maggio 2008
Cesare Tallone, Marina, 1885 circa
IMMAGINI
Galleria fotografica

Quando Cesare Tallone non dipingeva su commissione, le sue pennellate libere e veloci disegnavano il profilo di figure spontanee, espressive, talmente vive da essere trattenute a stento dalla tela. Quando, invece, eseguiva i ritratti di nobildonne e nobiluomini del tempo, che chiedevano all'artista di restituire ai posteri la propria immagine, perdeva in immediatezza, ma mostrava, comunque, di saper guardare alla tradizione del ritratto con occhi nuovi. Più celebre per la generazione di alunni che si formarono alla sua scuola – da Giuseppe Pellizza da Volpedo a Carlo Carrà –, che per i suoi dipinti di indiscusso pregio, Tallone è un artista ancora sconosciuto al grande pubblico.

Forse per la mancanza di un catalogo completo e ragionato sulla sua opera, forse perché i suoi maggiori ritratti sono conservati da gelose collezioni private o nei depositi dei musei lombardi, o forse perché rimase in disparte rispetto ai grandi cambiamenti artistici di inizio Novecento (quando Picasso dipingeva nel 1907 «Les demoiselles d'Avignon», dando vita alla pittura cubista, Tallone continuava a dedicarsi a ritratti che guardavano a modelli del passato), fatto sta che l'artista non ha goduto finora di una degna attenzione. Meritevole di mostrare ai contemporanei la produzione di questo pittore, che fu celebre nella seconda metà dell'Ottocento, ma che oggi è confinato ai margini della storia dell'arte, una mostra ospitata dal Museo Villa dei Cedri di Bellinzona.

Qui, ritratto dopo ritratto, possiamo ripercorrere la carriera di Tallone, le cui scelte si inserirono sempre in seno alla tradizione, dove i modelli erano Francesco Hayez e Velázquez. Dai personaggi popolari dipinti con forte realismo nel periodo bergamasco – a Bergamo Tallone insegnò per molti anni all'Accademia Carrara – ai ritratti dei suoi famigliari, malinconici, lievi, pensosi, fino a quelli realizzati su committenza per donne dello spettacolo o esponenti dell'alta borghesia del tempo. Come quello di Lina Cavalieri della collezione Campari, dove la celebre cantante, che nei primi anni del Novecento conobbe il bagliore della fama, mostra il suo volto sorridente, incorniciato da un ampio ed elegante cappello. La stessa sfavillante e raffinata eleganza è nell'abito celeste di Giannina Castelli (questo dipinto gli valse il premio Principe Umberto all'Esposizione Nazionale di Belle Arti di Brera nel 1908), dalla posa regale e maestosa, dallo sguardo fiero ed altero.

Più immediati, più autentici, più lievi i ritratti delle figlie, sorprese in attimi di pensosa e segreta intimità, come quello della figlia Irene, il cui delicato pallore contrasta con l'acceso colore delle rose che le circondano il capo. La stessa spontaneità si registra anche nei paesaggi che Tallone realizzò en plein air, durante tutto il suo cammino artistico. Nuvole rosate che si ricorrono nel cielo, papaveri che si affacciano su un sentiero, paesaggi innevati e marine solitarie, piccoli squarci di semplice poesia dall'impostazione moderna e dal tratto leggero.

Cesare Tallone (1853-1919)
Fino al 15 luglio
Museo Villa dei Cedri, Bellinzona
A cura di Cristina Palma, Matteo Bianchi
www.villacedri.ch

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