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Ma che cafoni i finlandesi

di Diego Marani

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9 giugno 2008

Sarà poi vero che noi italiani siamo tanto più cialtroni, monnezzari, cafoni e maleducati del resto d'Europa? I nostri figli sono chiassosi e incapaci di rispetto, si danno alle molestie sessuali già in tenera età, filmano le loro prodezze con il telefonino o istigano le maestre allo spogliarello. Il nostro hooliganismo non si piega a nessuna autorità, gli studenti si fanno beffe dei professori e non esitano a malmenarli per un brutto voto o sono i loro genitori a vendicarli. La violenza coniugale, l'aggressività, l'insulto, il disprezzo per gli altri e per il bene pubblico dilagano. Ma come si comportano gli altri europei? Come al solito, noi forse siamo più spudorati e poco scaltri. Ma anche altrove il malessere della modernità colpisce duro. Un flagello che si conosce poco da noi è quello dell'alcol nei paesi nordici. In questa stagione, provate a fare un fine settimana a Helsinki. È l'epoca delle notti bianche e la luce dura fino a tardi. Allora finalmente i finlandesi parlano, ma dopo le sette di sera, con l'aiuto di litri di alcol. Se resistete fino all'alba, avrete il privilegio di vedere il suggestivo panorama dei moli del porto, dove decine di ubriachi smaltiscono la sbornia stesi per terra. Qualcuno gli infila la giacca attorno alle bitte di ormeggio perché non cadano in mare. Così, con la testa ripiegata sulle spalle, sembrano tanti cadaveri impalati di un paesaggio medievale balcanico. Un po' diverso ma ugualmente raccapricciante è il paesaggio del porto di Helsinki d'inverno. Il traghetto che parte da Tallin alle nove di sera ci mette tutta la notte a percorrere un tragitto che altrimenti richiederebbe tre ore. Perché porta un carico di gente così ubriaca che a scaricarli a mezzanotte sui moli con temperature di meno venti potrebbero cadere per terra e morire assiderati. Sui traghetti l'alcol è detassato e c'è gente che fa il viaggio solo per ubriacarsi. Ancor più vantaggiosa per i finlandesi è una gita in Russia, dove possono comperare la loro stessa birra a un infimo prezzo. Ognuno ne può portare oltre frontiera diciassette litri. A Londra qualche giorno fa è successo il finimondo perché il nuovo sindaco conservatore ha vietato le bevande alcoliche nella metropolitana. Orde di giovani hanno invaso le gallerie e le stazioni con bottiglie di birra, vino e ogni sorta di liquori, bloccando la circolazione dei treni. La polizia ha dovuto ritirarsi e rinunciare allo sgombero tanta era la violenza dei teppisti. Ho chiesto a un amico inglese il perché di una reazione così smisurata. «Devi vedere come si riduce la gente da noi il sabato sera. Anche il più insospettabile manager della City si distrugge di alcol. È la loro ora di libertà». Nell'alcol come in ogni cosa, l'ipocrisia inglese non ha limiti. In certi pub della capitale, le bevande non hanno un prezzo fisso ma variabile a seconda del consumo. Su uno schermo sopra il banco scorrono i prezzi che cambiano in ogni momento. Se qualcuno ordina birra, immediatamente il prezzo della birra sale. Se da qualche ora nessuno ordina gin, il suo prezzo crolla. Così i giovani, eternamente in bolletta, ordinano ogni volta quel che costa di meno e trangugiano micidiali miscele dei più scadenti liquori. Finiscono ubriachi della peggior sbronza, dettata dalla legge del mercato. Allora viene da pensare che alla fine siamo meglio noi, cialtroni prevedibili e facili da smascherare, anche un po' codardi ma in fondo mossi da un interesse personale o dalla sacrosanta molla del piacere.

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