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Libri / G7, l'ispettore di Simenon che poteva non far nascere Maigret

di Giuseppe Ceretti

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Ill G7 per noi comuni mortali è la sigla che sintetizzava il consesso dei grandi della terra periodicamente chiamati in località ultra blindate per decidere (pardon, non decidere) delle grandi questioni planetarie. Il G7 si poi allargato sino a diventare G8 , una lettera e un numero che a noi italiani riportano alla mente giornate tra le più drammatiche della recente storia italiana vissute a Genova.
G7, nelle abili mani di mastro Simenon, è un ispettore, meglio l'ispettore che poteva prendere il posto nella storia del commissario Maigret. Per gli amanti della pipa più famosa dell'universo una notizia sconvolgente, una sorta di scampato pericolo.
Il G7 del maestro non ha niente a che vedere con Maigret: trent'anni, capelli rossi, guida la macchina, l'aria timida e in apparenza impacciata; insomma nulla a che vedere con la debordante personalità del commissario del Quai des Orfèvres.
La casa editrice Adelphi lo ripropone al pubblico italiano nella forma di un breve racconto, La pazza di Itteville. Stampato nell'autunno del 1931, nelle intenzioni di autore ed editore (Jacques Haumont) avrebbe dovuto inaugurare una collana di testi accompagnati da tante fotografie. Una formula che non incontrò i gusti del pubblico e che fu subito soppressa tanto che la collana cominciò e finì con questo libro.
La vicenda o meglio la tenebrosa vicenda si gioca in una notte di pioggia battente, tra cadaveri veri e presunti che scompaiono e ricompaiono. Del noir, come ovvio, nulla va svelato. Non resistiamo invece alla tentazione di spifferare al lettore perché l'ispettore si chiami G7: a pagina 13 si svela l'arcano: G7 è il soprannome datogli dai colleghi per via dei capelli che fanno pensare al colore dei taxi della Compagnia G7.
La curatrice Ena Marchi spiega in appendice che prima di individuare in Maigret il personaggio che lo avrebbe accompagnato per quarant'anni, Simenon ha testato ben 18 agenti investigativi e da quel bulimico della penna qual era ha scritto tante storie, altrettante tracce poi abbandonate. Tre o quattro sono rimaste e forse la più solida è stata per tanto tempo l'ispettore
G7, detto anche ispettore Sancette, detto anche L.53. A Simenon G7 piace tanto da tenerlo in vita anche quando il corpulento Maigret ha già conquistato la scena: non si sa mai, pensa Simenon. E' affascinato da quel rosso, così garbato e raffinato nei modi, tanto da utilizzarlo in racconti usciti nel 1929 sulla rivista Detective.
Infine la rottura con l'editore, causata anche dall'intenzione di non affidare al solo Simenon i racconti di G7. Così la collana nasce e muore con La pazza di Itteville. L'autore non piange; Maigret è ormai venduto in tutto il mondo e soprattutto il cinema comincia a interessarsi di lui.
La pazza di Itteville è un raffinato racconto narrato in prima persona da un amico dell'ispettore che si fa coinvolgere con piacere nelle peregrinazioni del taciturno G7 e che sogna una bottiglia di rhum mentre il suo ingegnoso investigatore si occupa di dipanare la complicata matassa nell'arco di una notte.
G7 è arguto, di una superiore intelligenza speculativa. Ma ve lo immaginate Maigret che in una notte da tregenda, dopo aver preso rovesci d'acqua ed essere stato per ore all'ammollo, sia pure lontano dall'amata Brasserie Dauphine, rinuncia a un goccetto?

Georges Simenon
La pazza di Itteville
pagine 82, euro 5,50
Editore Adelphi

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