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Da Warhol a Klarwein, quando l'arte finisce sulle copertine del Jazz

di Francesco Prisco

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22 agosto 2008
Galleria fotografica

Quando il supporto più diffuso al mondo per riprodurre musica era il «pesante» vinile nero, l'industria discografica si pose il problema di come rendere meglio riconoscibili al pubblico i suoi prodotti. La soluzione al problema avrebbe fatto epoca: investire sulla copertina - un tempo anonimo foglio di cartone - con ambiziosi progetti grafici analoghi a quelli che le case editrici commissionavano per i libri.
Da lì a chiedere ad importanti artisti di disegnare copertine il passo fu breve, come dimostra «Jazz Eye», esposizione in programma al Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena fino al 15 settembre. La mostra raccoglie ben 500 cover d'epoca realizzate per la «musica classica nera» da grandi firme dell'arte contemporanea, provenienti dall'immenso archivio «Arrigo Polillo» della Fondazione Siena Jazz. Segno tangibile delle trasformazioni del gusto e della società, le copertine diventano lo specchio dei tempi che cambiano, e grazie alla loro forza evocativa, mezzo di espressione e di contestazione. Ne è un esempio la grafica del doppio album «Bitches' Brew» di Miles Davis, realizzata da Mati Klarwein, artista di rottura cresciuto in Israele, dove ha aggiunto Abdul al suo nome in segno di tolleranza verso il popolo mussulmano. L'illustrazione di Klarwein è un potente aiuto alla visualizzazione della musica di quello che viene considerato il disco della «svolta rock» del grande jazzista. Curiose e divertenti le cover che hanno come soggetto personaggi della cultura popolare anglosassone riproposti in chiave nuova come nel caso di Humpty Dumpty protagonista della filastrocca di Mamma Oca rappresentato come un grosso uovo antropomorfizzato, che nell'album «Back Together Again» di Coryell Mouzon non è seduto sulla cima di un muretto, ma piuttosto su un portauovo con un grosso cucchiaio accanto. Ma soprattutto non mancano i grandi nomi: il profeta del Pop Andy Warhol dà il suo personale contributo a «The congregation» di Johnny Griffin mentre Ugo Nespolo presta un suo quadro a «Oltremare» del Carlos Actis Dato Quartet, come ancora Simone Levy, Lou Beach e Jeff Katz vestono «Samurai Samba», opera degli Yellow Jackets del 1985.

«Jazz Eye»
Siena, Complesso museale Santa Maria della Scala
Dal 21 giugno al 15 settembre
Tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 10,30 alle ore 19,30
Per informazioni: 0577 224811

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