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Valentina alla Triennale di Milano

di Domenico Rosa

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19 SETTEMBRE 2008
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Guido Crepax era un uomo coraggioso. Alla fine degli anni sessanta, mentre in tutto il mondo esplodeva la rivendicazione femminile e la rivoluzione sessuale, si permise soavemente di interpretare, dalla sua condizione di maschio, i sentimenti più intimi e inconfessabili delle donne attraverso Valentina Rosselli, una sinuosa fotografa milanese, protagonista delle sue storie a fumetti. Un sacrilegio. Il livello di indignazione dei movimenti femministi fu direttamente proporzionale al successo del personaggio e all'impudenza dell'autore, bollato come arrogante maschilista. Tutto si ricompose quando fu chiaro che Valentina era l'archetipo della donna futura, disinibita, autonoma, liberata. Crepax esponeva senza pudori il suo lato femminile, Valentina non era Louise Brooks, attrice del cinema muto da cui aveva preso le forme, ma Crepax stesso. "Madame Bovary sono io", diceva Flaubert. Ma l'introspezione non si fermava a questo, il disegno è infatti uno spietato strumento di autoanalisi che non fa sconti. "Il mio pennino è il mio psicanalista"disse Crepax. L'impaginazione delle tavole di Valentina sembra uno specchio rotto. I frammenti scomposti riflettono la personalità dell'autore per sommatoria di particolari. Il feticismo bondage di Valentina sembra la traduzione erotica della mania per i dettagli che Crepax diffondeva nella pagina per ricostruire un insieme altrimenti non rappresentabile. Scorci di mobili, libri, quadri, le mezze frasi, i giornali, la moda, descrivono magistralmente l'ambiente mondano e politicizzato di una parte della borghesia milanese e il contesto di quegli anni. Umberto Eco nella introduzione del catalogo della mostra-Guido Crepax. Valentina, la forma del tempo-, ospite della Triennale Bovisa dal 21 settembre 2008, al 1° febbraio 2009, scrive:"..le inquadrature di Crepax, quando rappresentavano sequenze temporali di eventi, lo facevano in modo metonimico, sempre un particolare minimo per il tutto, un baluginare di eventi infinitesimali che suggerivano uno spazio di tempo, una tensione, e che si qualificavano come tali anche per la singolare sintassi dell'impaginazione, apparendo in strisce di dimensioni minori delle altre, per inquadrature minuscole, per suggerire che dovevamo leggerle come un succedersi convulso di momenti". Guido Crepax non è stato un grande disegnatore, almeno non in senso classico. La forza dei grandi è quella di creare mondi coerenti usando un unico canone stilistico. Il suo è un segno non risolto, l'uso contemporaneo del tratteggio e della macchia, due mondi opposti e non complementari, rivelano una contraddizione più ampia. Le prime storie sono un party cui sono stati invitati Ben Shahn, Dino Battaglia, George Grosz, Gustav Klimt, Aubrey Beardsley, Henry Moore, Alex Raymond e molti altri. Crepax pescava in acque di confine, tirando su pesci d'acqua dolce e di mare, non per scelta, ma per emergenza. Si arrangiava rubando, un'operazione legittima per un disegnatore esordiente e autodidatta. Usava strumenti duri, che producono freddezza: pennini rigidi, lametta, carta liscia, china. Si avverte la difficoltà del disegnare, il tormento della ricerca. Gli riuscì il miracolo di illustrare una Valentina spigolosa, spezzata ma morbida. Nelle sceneggiature opponeva agli elementi onirico-erotici della sua protagonista, quelli fantastici e avventurosi del partner, Rembrandt alias Neutron. Ha sdoganato il fumetto erotico; sprovincializzato l'ambiente del comics italiano; anticipato una tendenza che ha portato i giovani autori di oggi a scandagliare il proprio privato attraverso un medium che si è rivelato estremamente flessibile; immaginato un futuro dal sapore algido prima del Kubrick di 2001-Odissea nello spazio; è stato ideale compagno di viaggio del Michelangelo Antonioni di Blow Up; come loro sofisticato, complesso, lunare. Ma "era un viaggiatore immobile", dice sua figlia Caterina, curatrice, con Massimo Gallerani, della mostra organizzata in occasione del quinto anniversario della scomparsa dell'autore. Crepax amava stare a casa, in famiglia, da questa sua essenza stanziale e dal rapporto con il tempo, misurabile nelle storie di Valentina che, ad esempio, invecchia, è partita la scelta tematica della mostra. Come una casa, è suddivisa in stanze, ognuna allestita secondo un diverso concetto di tempo: quello reale, del lavoro e del rapporto con la sua amata Milano; quello della memoria, con gli oggetti del suo studio, della musica, jazz o classica, che ascoltava lavorando e con alcuni lavori della sua infanzia; quello onirico di Valentina; quello dei giochi, che contiene i suoi giochi di strategia, creati ricostruendo puntigliosamente le grandi battaglie del passato, dopo un'opera di documentazione minuziosa e ostinata; quello della Storia che contiene i racconti metaforici ispirati ad avvenimenti epocali. Un allestimento che privilegia la relazione con il visitatore e che usa la multimedialità per accogliere contributi esterni come interviste e testimonianze dei suoi amici artisti e dell'autore stesso. Crepax sosteneva che, senza il disegno, sarebbe stato un uomo infelice. E noi, senza di lui, avremmo qualcosa in meno da immaginare.

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