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Con "Camurria" di Gaspare Balsamo, nel mondo scomparso dell'Opera dei Pupi

di Giuseppe Distefano

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5 settembre 2008
Gaspare Balsamo (foto Piero Tauro)

Nella sempre più affollata galassia dei raccontastorie (dei noti Celestini, Enia, Perrotta, Paolini...), sulla scia di un fortunato genere teatrale bisognoso però di nuove modalità espressive, si affacciano volti nuovi. Quello di Gaspare Balsamo, dal fresco talento affabulatorio, unisce ad una calda voce il canto; al gesto il movimento danzante. Per raccontare, e recuperare, un patrimonio popolare altrimenti inghiottito nel flusso vertiginoso delle stratificazioni della memoria. Autore e interprete di "Camurria" l'attore trapanese siede sulla classica sedia, centro gravitazionale della narrazione. Qui sosta dopo essere entrato facendo volare con una danza di braccia un uccello di legno. Si alza e sfodera spade, ingaggia sfide vocali, evoca personaggi e antiche storie dense di un sapore arcaico. Che innescano immagini, odori e suoni Gaspare Balsamo (foto Piero Tauro)recuperati da radici lontane. Ci riporta ad un'epoca - la Sicilia tra le due guerre - di povertà, di contadini e pescatori, di gente umile, ma con la passione del teatrino dei pupi. È la scoperta di un mondo di favola visto attraverso il racconto delle vicende di una famiglia, di un ragazzino, di un nonno e di una bisnonna. Balsamo ci fa rivivere così l'emozione dello scoprimento improvviso del teatro dell'opera dei pupi: una moltitudine di marionette appese lungo le pareti di un corridoio. Lui stesso si fa pupo, e, sillabando a cantilena il "cunto", evoca un duello tra Orlando e Rinaldo. Intona quindi quella canzone di strada che al mattino dava la sveglia ai lavoratori e la buonanotte a chi invece andava a letto; snocciola divertenti storielle legate alla passione con cui un paese intero tifava in fazioni contrapposte per i paladini di Carlo Magno contro i Saraceni; che battezzavano i propri figli coi nomi degli eroi e dei cavalli. Gente che, se non aveva soldi per pagarsi lo spettacolo, provvedeva in natura con generi alimentari. Tutto questo col tempo è andato perduto. Colpa della televisione che si è insediata nei bar e nelle case (già presagio e denuncia di Pasolini) rovinando la magia del teatro. Lo udiamo dalla voce registrata di un anziano testimone ascoltato da Balsamo. Scomparso quel mondo di incanto per lui è finita la vita - lamenta ancora con voce rotta il vegliardo -. E ora non ricorda più nulla. Con questo spettacolo il giovane e bravissimo Gaspare Balsamo ha compiuto un prezioso lavoro antropologico andando a raccogliere storie vive e a risvegliare la memoria con la "camurria" (in dialetto siciliano "insistente seccatura") di chi per forza vuole sapere. Si muove sulla scena alla ricerca di gesti e movimenti che nascono quasi spontanei dal suono e dalle parole di una scrittura dialettale semplice e arcaica, che trae da essa ritmo e sentimento. Cresciuto alla scuola di Mimmo Cuticchio, maestro cuntista e puparo, Balsamo rinviene un mondo epico per mantenere vivo il senso di appartenenza: ad una terra, ad un popolo, alle sue tradizioni.

"Camurria", di e con Gaspare Balsamo, Produzione Povera di Donatella Franciosi, musiche originali eseguite dal vivo da Alessandro D'Alessandro e Gianluca Bacconi.
A Palermo, Teatro dei Cantieri Festival, il 5 settembre.
www.spaziozero.altervista.org

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