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Roma riscopre l'influenza delle metropoli etrusche

di Francesco Prisco

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17 OTTOBRE 2008
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Sulla civiltà etrusca resta ancora oggi una fitta coltre di mistero: non sono note le origini di questa affascinante popolazione, tanto meno il significato della gran parte delle sue usanze cultuali. Non è però un mistero la grande influenza che gli etruschi esercitarono su Roma, soprattutto se si considerano i ripetuti contatti tra la giovane repubblica capitolina e le quattro grandi città dell'Etruria meridionale, territorio coincidente con l'attuale LazioCandelabro con danzatore, fine VI sec. Inizio V sec.d.C., Badisches.
Proprio a Veio, Cerveteri, Vulci e Tarquinia è dedicata la mostra «Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio», in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 6 gennaio. Il percorso espositivo curato da Mario Torelli e Anna Maria Moretti è soprattutto un viaggio attraverso le evidenze archeologiche di questi centri urbani che a partire dai più antichi e comuni caratteri, si andarono via via differenziando, non solo rispetto alla produzione artistica, ma anche più in generale rispetto agli orientamenti culturali e religiosi, agli stili di vita, alle usanze commerciali. La seconda parte dell'esposizione si articola soprattutto sui rapporti tra queste città e Roma, senza trascurare le pratiche religiose e le simbologie del potere locale. Al Palazzo delle Esposizioni sono insomma presenti alcuni dei più importanti manufatti artistici etruschi, espressione delle specificità di ciascuna metropoli laziale. Veio è la capitale della coroplastica, la produzione in terracotta destinata a decorare i tetti degli edifici e a realizzare ex-voto scultorei. Accanto ai manufatti provenienti dal santuario, nell'ottagono centrale del Palazzo delle Esposizioni la ricostruzione di una parte del Tempio di Apollo rievoca l'imponente effetto scenografico dato dalla sapiente commistione di architettura e scultura, con le statue di Apollo, Coppa di Euphronios e Onesimos, fine VI sec. A.C., proveniente da Cerveteri,Latona ed Eracle svettanti alla sommità del tetto. Cerveteri, un tempo chiamata Caere, è caratterizzata innanzitutto dalla straordinaria architettura funeraria collegata alla sua famosa necropoli. La ricostruzione di un intero sepolcro, a grandezza naturale, offrirà al pubblico della mostra il senso del fasto dei cerimoniali di epoca arcaica, nei quali un ruolo di primissimo piano era attribuito al culto degli antenati. Vulci è rappresentata dalla scultura monumentale in pietra locale e dalle opere del vicino centro di Ischia di Castro che si trovavano collocate all'ingresso delle tombe, spesso a raffigurare animali mitici. Caere e Vulci, a partire dalla fine dell'VIII secolo a.C., erano le mete principali dei flussi commerciali provenienti dal mondo greco, mercati attraverso i quali le pregiate ceramiche figurate di produzione corinzia, greco-orientale, e poi attica raggiungevano diversi centri della penisola italica. Per restituire il senso di questi scambi economici e culturali, la mostra si arricchisce di alcuni grandi vasi, veri e propri capolavori della pittura vascolare greca che ebbero una profonda influenza sull'arte figurativa etrusca. Tarquinia, con le sue cento e più tombe affrescate tra l'età arcaica e quella ellenistica, costituisce la più importante pinacotApollo, 510-500 a.C., Museo di Villa Giulia, proveniente da Veio, Localitàeca del mondo antico anteriore alle ville di Pompei ed Ercolano. In mostra sono esposti alcuni dei reperti più significativi di questa straordinaria produzione pittorica, ancora in parte sconosciuta al grande pubblico. Il rinvenimento agli inizi degli anni Settanta dell'area sacra di Gravisca, porto di Tarquinia, ha in particolare costituito una tappa fondamentale per lo studio delle dinamiche economiche che hanno animato i rapporti commerciali nel Tirreno. Il santuario di Gravisca viene rievocato attraverso la ricostruzione virtuale del sacello di Adone, dove si celebravano le feste che scandivano annualmente il ciclo di morte e rinascita del giovane eroe.


«Etruschi. Le antiche metropoli del Lazio» Roma, Palazzo delle Esposizioni, dal 21 ottobre 2008 al 6 gennaio 2009 A cura di Mario Torelli e Anna Maria Moretti
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30. Lunedì chiuso
Ingresso: intero euro 12,50; ridotto euro 10,00
Catalogo Electa
Per informazioni: 06 39967500
www.palazzoesposizioni.it

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