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A Villa Torlonia il realismo magico della Scuola Romana

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31 OTTOBRE 2008
Carlo Socrate, “Veduta del Tevere”, 1942 ca. olio su tela. Collezione privata
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Il nudo contemplativo di Donghi e quello sensuale di Scipione. Il Palatino notturno di Afro (il colore sfatto, il pennello che non tiene i contorni anticipando lo stile informale) e la neoclassica Isabella di Oppo. Si ritrae seduto il metafisico Janni, Trombadori dipinge invece nitide nature morte.
Tra le due guerre Roma forma gli artisti dei "Valori Plastici", un movimento che orienta le nuove generazioni verso il realismo magico, una pittura che solo nella forma rappresenta la realtà fisica ma è astratta e concettuale nell'essenza.
Nel Casino dei principi di Villa Torlonia una esposizione antologica racconta la Scuola romana fra le due guerre: dipinti, sculture, disegni e documenti riaprono un importante capitolo dell'arte italiana "in una fase storica talmente critica - come ha evidenziato il Soprintendente ai beni culturali di Roma Umberto Broccoli – da mettere in atto continui cambiamenti, espressione tutti di una incontenibile creatività". Organizzata in collaborazione con il ministero della Farnesina, ha già fatto il giro dell'Europa dell'Est, passando da Tirana, Belgrado, Fiume e Bucarest.
Superando le avanguardie del futurismo e della metafisica, gli artisti più vitali dell'epoca si accostano al neoclassicismo, all'irrealismo, all'espressionismo. Per poi abbandonare la forma e lasciare trapassare solo luce. Sono gli anni del tonalismo, del rilievo alle grandi stesure cromatiche, alle misture esplosive. Socrate, Guttuso, Scipione, Capogrossi, Afro, Mafai, si incontrano al caffè Aragno e creano a via Margutta, negli atelier della villa dell'alsaziano Alfred Strohl-Fern. Da lì fluisce la corrente realista che contagia anche i più anziani come Pirandello e Mafai.
Renato Guttuso dipinge la fucilazione dei patrioti nel 1944, eroi immersi nel dolore e nel sangue. E' un inedito. Come il nudo di Capogrossi e la natura morta di Francalancia: tavolo, vaso e selvaggina.
C'è un cocomeraio e un carro con cavalli sulle tele di Ziveri mentre Mafai dà forma e colore a piazza del Popolo. Ecco la città dell'anima, le vedute di una Roma che è mito, storia, vita quotidiana. Un'intera sezione della mostra, curata da Francesca Romana Morelli, è dedicata a scorci e paesaggi cittadini: rarefatto il Tevere nel bellissimo dipinto di Donghi. Sovrastato dalla città quello di Socrate. Vuota la terrazza sopra i tetti di Melli.
Prima ancora il percorso espositivo rivela però gli artisti: ritratti, autoritratti, interni privati e nature: Donghi, Amato, Cagli si rappresentano, mentre Pasquarosa lascia posare lo sguardo su libri, lettere e calamaio. Poi il corpo, un tema profondamente indagato tra forme pure, metafore e astrazioni.
Nell'ultima sala si contrappongono i nudi di Trombadori e Donghi. Così come, ispirati forse alla recente scoperta della Villa dei misteri di Pompei, sono imbevuti di suggestioni romane il Neofita di Cagli e l'Amicizia di Cavalli. Carico di tensione il nudo di donna di Mario Mafai: i colori accesi, quasi acidi, lo stile espressionista.

Scuola Romana. Artisti fra le due guerre
Casino dei Principi, Villa Torlonia
Via Nomentana 70, Roma
Biglietto: €9
Dalle 9 alle 16
Chiuso il lunedì
www.museivillatorlonia.it

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