«... PAGINA PRECEDENTE
Ci sono gli italiani, e qui naufraga il dichiarato tentativo di ispirarsi al nostro grande cinema, che sapeva inserire momenti di sorriso pure nelle tragedie. «Prego che lo spirito di De Sica, Rossellini, Zavattini, e anche Pasolini mi guardino dall'alto con benevolenza», ci aveva dichiarato Lee. Così non è stato. Non si va oltre il bozzetto, con dei dialoghi desolanti (McBride colpisce ancora).
Resta nelle parole, negli atteggiamenti di Lee e McBride (che scrive il romanzo prima del processo di La Spezia) un leggero sentore di supponenza yankee. Ironia della sorte, da un paladino delle battaglie per l'uguaglianza.
Quando i due, al convegno fiorentino, tirano fuori un foglietto con aria marpiona, gelando la sala. Il documento, secretato fino a pochi anni fa, è della corte marziale americana (appunto), e parla di volantini affissi dai nazisti per invitare la popolazione di Sant'Anna ad evacuare il paese, volantini tolti dai partigiani e sostituiti con altri che dichiaravano che loro avrebbero difeso i civili. «Una delle tante versioni di cui siamo venuti a conoscenza».
Ma il colpo di teatro non riesce per la presenza dello storico Paolo Pezzino, che ha affiancato il pm Marco De Paolis nel processo di La Spezia: «E' noto da anni che il documento non corrisponde a verità storica». Così al povero Spike Lee non è bastato porre all'inizio del film l'avvertenza che dichiara l'esclusiva responsabilità nazista della strage. E la polemica, eccessiva ma non del tutto infondata, continua.