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Cinema / La banda Baader Meinhof: il ritmo c'è, ma la rievocazione è fredda e impersonale

di Michele Ossani

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6 novembre 2008

Il cinema tedesco fa di nuovo i conti con il suo passato. Dopo il bellissimo «Le vite degli altri» sullo spionaggio della Stasi nella DDR, «La banda Baader Meinhof» rievoca gli anni di piombo in Germania e il titolo fa riferimento al soprannome della RAF, organizzazione che negli anni Settanta si rese responsabile di tutta una serie di azioni terroristiche nel suo Paese.
Purtroppo però non si è ripetuto il miracolo del film di Florian Henckel von
Donnersmarck: tanto quello era teso e appassionato nel ripensare a una pagina della storia recente quanto questo di Uli Edel si riduce a un resoconto movimentato ma piatto (e in definitiva piuttosto insipido) di ciò che avvenne in un periodo davvero tormentato.


Andreas Baader, Ulrike Meinhof e Gudrun Ensslin erano i fondatori e capi della RAF, che dal 1967 al 1977 seminò il terrore in Germania a suon di bombe, attentati, rapine e sequestri. Si opponevano alla politica tedesca di asservimento all'imperialismo americano, visto come il principale dei mali, e sognavano una società più giusta, ma la lotta armata era il metodo sbagliato per mettere in atto i loro piani: finì con l'isolarli sempre di più rendendoli invisi all'opinione pubblica. Nel film assistiamo perciò non solo alla genesi e all'ascesa della banda Baader Meinhof, ma anche alla loro caduta, con gli anni della prigionia e del processo, fino alla loro misteriosa morte in un carcere di massima sicurezza (è dubbio se si sia trattato di un suicidio collettivo, anche se la pellicola sposa questa tesi).
Il film è tratto dall'omonimo libro di Stefan Aust, pubblicato nel 1985 e ancora adesso reputato un testo di fondamentale importanza per far luce sulla strategia della tensione in Germania. Il regista Uli Edel, noto soprattutto per il non memorabile «Christiana F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino», ha badato principalmente a realizzare una pellicola dal montaggio serrato, che non fa dunque pesare la sua durata di due ore e mezza. Ha però trascurato quasi tutto il resto, sicché il suo pur robusto film corale, lungi dall'essere un affresco complesso e sfaccettato, assomiglia un po' troppo a un action movie impegnato, in cui è però pressoché assente l'approfondimento psicologico dei personaggi e in cui i fatti sono presentati in maniera fredda e meccanica, senza che si assuma mai un vero punto di vista al riguardo. Insomma più uno spettacolo, pur abbastanza vario, di argomento storico-politico che un'analisi critica, acuta e motivata. I divi tedeschi Martina Gedeck e Moritz Bleibtreu, chiamati a vestire i panni rispettivamente di Ulrike Meinhof e di Andreas Baader, offrono due interpretazioni da manuale, ma ciò non può davvero bastare.
La banda Baader Meinhof
Titolo originale: «Der Baader Meinhof Komplex»; Regia: Uli Edel;
Sceneggiatura: Uli Edel, Bernd Eichinger; Fotografia: Rainer Klausmann;
Montaggio: Alexander Berner; Scenografia: Bernd Lepel; Costumi: Birgit Missal;
Musica: Peter Hinderthür, Florian Tessloff; Produzione: Nouvelles Éditions de Films, G. T. Film Production; Distribuzione: BIM; Interpreti: Moritz Bleibtreu, Martina Gedeck, Johanna Wokalek, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Simon Licht, Jan Josef Liefers, Heino Ferch, Nadja Uhl; Origine: Germania; Anno: 2008;
Durata: 149'.
Sito ufficiale
(http://www.bmk.film.de/)
Sito italiano
(http://www.bimfilm.com/schede/labandabaadermeinhof/)

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