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Dopo, la ricostruzione procedette più lentamente: la speculazione affaristica sprecò gran parte delle risorse non piccole destinate alla ricostruzione, le baracche dei terremotati furono spazzate via solo dalla Seconda guerra mondiale e qualcuna resistette anche più a lungo. Anche questo spiega una memoria controversa: è l'orrore degli uomini che segue e sfrutta con cinismo l'orrore della natura. «Suscitarono compassione come naufraghi – racconta uno dei primi soccorritori – ma non come sopravvissuti di una catastrofe terrestre, perché ancora nessuno voleva credere ai loro racconti...». E come si poteva credere a chi parlava di imbarcazioni sollevate in alto e poi ributtate violentemente in acqua, di gorghi che risucchiano, di laghi che si prosciugano e zolle che si aprono: in una terra abitata dai miti era ricomparsa la Medusa, e il suo sguardo fissato per trentasette lunghi secondi sulle due sponde dello Stretto aveva paralizzato gli uomini e imposto un silenzio, un oblìo che cento anni, oggi, scalfiscono appena.