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Francesco Cozza, Gregorio e Mattia Preti. Catanzaro celebra i tre artisti con una mostra

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23 gennaio 2009
Francesco Cozza, Fuga in Egitto
Galleria fotografica

Se quello di Mattia Preti è nome da tempo consacrato per la grande storia dell'Arte, e noto ai più, quello di suo fratello maggiore Gregorio Preti resta inevitabilmente ai margini. Stessa sorte in parte per Francesco Cozza, altro nome di rilievo della storia pittorica calabrese. Come spiega Rossella Vodret nel catalogo da lei curato in occasione della mostra di Catanzaro (Francesco Cozza, Gregorio e Mattia Preti. Dalla Calabria a Roma, Catanzaro Complesso Monumentale di San Giovanni , fino al 15 marzo 2009) «la vicenda culturale e artisitca di questo artista è ancora oggi altamente problematica, a cominciare dalla sua prima attività giovanile in Calabria». La mostra si propone proprio di far luce sull'attività e scambi di questi tre artisti calabresi (e a Catanzaro si arricchisce di tredici dipinti di Gregorio e Mattia Preti rispetto alla precedente esperienza romana di Palazzo Venezia). Per quanto riguarda il Cozza sono presenti in esposizione la celebre Madonna del Cucito, ispirata all'affresco di Guido Reni e il suo capolavoro, la Madonna del Riscatto, dipinta nel 1650 e conservata a Roma presso il Collegio Nepomuceno. I diversi esiti della poetica di Gregorio e Mattia Preti sono invece ravvisabili nel San Carlo riceve i missionari barnabiti di Gregorio e nel San Carlo dispensa elemosione di Mattia. Se il primo appare imprescindibilmente legato alla formazione tardo manieristia, seppur con esiti di ripresa carraccesca, il secondo sa esprimere al meglio le acquisizioni neovenete, neocorregesche e lanfranchiane, imponendosi con esiti di alta emotività. Esiti questi lontani dalla chiave classicista di Gregorio, in ciò influenzato proprio dalla vicinanza al Cozza. A Mattia, invariabilmente segnato dalla lezione guerciniana, sarà l'esperienza napoletana a spalancare esiti più prettamente barocchi, secondo un'interpretazione rinvigorita dal contatto con gli originali del de Ribera e del Rubens. Da qui, come evidenzia il curatore Giorgio Leone, il suo capolavoro assoluto, il San Nicola, conservato a Capodimonte. Tra le sue opere in mostra si segnala la Resurrezione di Lazzaro di Palazzo Barberini, altro capolavoro indiscusso degli anni napoletani. Dei due fratelli la grande pala con il Matrimonio della Vergine di Grosio, eseguita tra il 1642 e il 1644, per la prima volta presente in una mostra italiana.

Francesco Cozza, Gregorio e Mattia Preti. Dalla Calabria a Roma. Catanzaro, Complesso monumentale di San Giovanni , fino al 15 marzo 2009.

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