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Fespaco: il cinema africano in vetrina

di Boris Sollazzo

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6 marzo 2009


Si apre a Ouagadougou il FESPACO (Festival Panafricano di Cinema di Ouagadougou), il più importante appuntamento cinematografico del continente africano, per qualità e quantità (258 film in una dozzina di sezioni). Occasione di riunione per molti cineasti, i locali e i tanti costretti alla diaspora,- quelli da noi più conosciuti e spesso ospitati dal bel festival tricontinentele (Asia, America Latina e Africa) milanese di fine marzo- è giunto al suo quarantesimo anno e, data la cadenza biennale, alla 21^ edizione. Pur non essendo più nel periodo di fortissima valorizzazione e crescita che si era visto sotto il governo del capitano Thomas Sankara, ancora oggi simbolo rivoluzionario e fortemente rimpianto, la rassegna del Burkina Faso che si tiene dal 28 febbraio al 7 marzo vede molti spunti interessanti.

Un Mercato molto strutturato e ampio, in cui soprattutto l'Africa sub sahariana potrà misurare la sua forza, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni (anche grazie alla tv: sugli scudi Costa d'Avorio e Nigeria, della cui Nollywood si fa già un gran parlare) e in cui il Burkina Faso, paese ospitante, potrà confermare il ruolo importante che ricopre nel campo delle arti visive. Paese poverissimo, quest'ultimo, nonostante le evidenti difficoltà trova nel FESPACO la forza di risollevarsi, l'orgoglio di un'iniziativa che porta l'ex Alto Volta (fu proprio Sankara a cambiare il nome, utilizzando i due dialetti più parlati: il significato di Burkina Faso è terra degli uomini integri) al centro dell'attenzione, almeno per una settimana ogni due anni. E il festival non si risparmia, tra incontri e confronti costanti (almeno quattro al giorno) in cui l'arte e l'economia, il mercato e il sistema integrato di promozione turistica e culturale, sono argomenti centrali, veicoli di sviluppo e ricerca di nuove frontiere.

Frontiere che la rassegna non ha, proiettata com'è sull'intero continente e sul mondo (non a caso da qui nacque, negli anni '80, la nouvelle vague africana che porta ancora oggi i suoi benefici frutti). Vicino ai molti film burkinabè, all'invasione marocchina, troviamo anche dei registi italiani, con una valorizzazione, utopia negli altri festival internazionali più importanti, delle registe. E così a Ouagadougou troviamo Maria Silvia Bazzoli, che con il francese Christian Lelong porta ben due film (Amour, Sexe et mobylette e Moustapha Alassane, cineaste du possible) e Annamaria Gallone con An Ka Here So, ma soprattutto Come un uomo sulla terra, racconto doloroso e bellissimo dei viaggi di chi dall'Africa nera cerca riparo in Europa, perché perseguitato dalla politica e/o dalla miseria.

Un on the road che punta il dito su quella Libia, snodo fondamentale dei flussi migratori, i cui metodi di repressione sono sconvolgenti e spesso sopportati e volutamente ignorati dai governi occidentali. Un esempio brillante di come il cinema, al FESPACO, sia (anche) spazio brillante e di denuncia, di riflessione politica e sociale, come avviene, per esempio nel violentissimo film maliano Jerusalema o nel documentario Behind the Rainbow, sguardo sull'Anc di Mandela e sulla transizione in Sud Africa, da movimento a partito, da strumento di liberazione a centro di potere. Il tutto con un'onestà intellettuale e artistica che difficilmente si vedono nelle più civili ed evolute Europa ed America.

FESPACO
Festival Panafricain du cinema de Ouagadougou
fino al 7 marzo
www.fespaco.bf

6 marzo 2009
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