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La scatola mangialibri

di Hans Magnus Enzensberger

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Lo scrittore tedesco ha provato «Kindle», il dispositivo elettronico di Amazon che permette di portarsi in tasca intere biblioteche. E lamenta qualche difetto: tasti piccoli, vistosi buchi tra le righe, numeri di pagina che non si trovano - Sostituiremo gli scaffali con schermi piatti. Ma il vecchio volume di carta è il sistema operativo che dura di più

Gli utensili non sono mai abbastanza. Come dice Aristotele, infatti, la ricchezza non è altro che l'insieme degli strumenti adatti all'amministrazione della casa. Queste protesi tuttavia tendono a moltiplicarsi come mosche. La sveglia sta ancora suonando, quando già borbotta la macchina del caffè, cinguetta in televisione la trasmissione mattutina, arde il tostapane. Chi uscirebbe di casa senza telefonino, computer, macchina fotografica digitale, Blackberry, iPod, Playstation e satellitare? Bardati come un turista giapponese ci volgiamo lieti incontro al nuovo giorno.
Non c'è da stupirsi quindi che una valente industria ci doni continuamente nuovi apparecchi. Sono così pratici! Ma, diciamolo, questo vale soprattutto per le persone giovani: chi è sotto i trent'anni li adopera con tale disinvoltura che sembra quasi li abbia ricevuti da una fata in culla. Se gli altri si tormentano con grossi manuali d'istruzione, i giovani non abbisognano di tali ripieghi. Plug and play è il loro motto. Più nuovo è il medium, più facilmente lo utilizzano.
Che l'arte della programmazione mettesse le gambe anche alla tecnica culturale più arcaica era ormai solo una questione di tempo. Quanto essa ha prodotto è mobile, flessibile e senza fili. I suoi vantaggi si toccano con mano. Peso: 300 grammi, memoria 256 MB (espandibile), 170.000 libri e ogni tipo di riviste e quotidiani consultabili immediatamente; in più ci sono un motore di ricerca, un dizionario e un altoparlante. Inoltre con questo apparecchio si può sentire musica a piacere, scrivere email e bloggare. La cosa s'infila nella tasca di un cappotto e porta il nome di Kindle®, che in tedesco suona un po' come un vezzeggiativo per dire bambino.
Ammirevole è anche il piano commerciale della società Amazon, cui dobbiamo quest'oggetto di plastica grigia. Chi ne è entrato in possesso per 359 dollari appartiene d'ora in poi alla clientela di quest'impresa, che non se lo lascerà sgattaiolar via così facilmente. Averci a che fare senza essere registrati e dotati di una password significa non poter andare da nessuna parte. A evitare che la macchinetta venga usata con la concorrenza ci hanno già pensato, così che Amazon può contare sulla fedeltà del cliente.
Per piacere fornisca i dati della sua carta di credito! Saranno a sua disposizione in ogni momento non solo il Kindle® Store e il Kindle® Storefront, ma anche il Kindle® Top Sellers.
Amazon sa pure quello che è buono per voi, si ricorda cosa avete letto e, senza che glielo abbiate chiesto, vi fornisce consigli per gli acquisti e per gli abbonamenti. Il metodo di pagamento Amazon 1-Click si occupa di farvi sborsare soldi in maniera così facile come mai prima d'ora.
Da quando si parla di questa inaudita forma di shopping, nel mondo dell'editoria si avverte un certo nervosismo, quanto meno negli Stati Uniti d'America. Sebbene precedenti tentativi di immettere il libro elettronico sul mercato siano andati incontro a una triste fine, come ad esempio il Rocket eBook del 1999, questa volta gli editori temono che una grande azienda come Amazon o Sony abbia più fortuna, così da accaparrarsi sul lungo periodo una grossa fetta della torta. I cosiddetti "analisti" sognano già che un 15-20% di fatturato proverrà dal "content", questo il nome di Amazon per indicare le canzoni, i testi, le foto e i film.
Chi possiede un Kindle® può leggere un nuovo bestseller per dieci anziché per diciotto dollari. Finora Amazon per ogni download doveva fornire agli editori circa la metà delle tasse di licenza. Ma, scusa, perché mai? Se il calcolo strategico del Kindle® funziona, la multinazionale potrà rinunciare completamente ai servizi degli editori, oppure imporre loro condizioni tali da farli impallidire. Un'altra probabilità è che contratti direttamente con gli autori e i loro agenti. Ma anche loro non si accontenteranno di un accordo che vuole chiaramente fargli le scarpe. Perché con il libro elettronico non vi sono più costi di produzione cartacea, né costi di stampa, rilegatura e immagazzinamento. Parimenti non si avrà più bisogno di rappresentanti commerciali e in questo modo svanirà la parte del leone dei proventi, quella della distribuzione. Naturalmente tutti gli aventi diritto insistono perché la percentuale sui compensi rimanga al 12-15%, così da mettersi in tasca la differenza. Se riusciranno a imporsi, è ancora da vedere.
Ma al di là di queste guerre percentuali si pone un altro problema, ovvero se i diritti d'autore, un'idea che non ha nemmeno duecento anni, riusciranno a sopravvivere all'epoca elettronica. Le giovani generazioni sanno che i vestiti, gli hamburger e gli spinelli di solito non sono gratis, eppure non riescono a capire perché mai si debba pagare per le canzoni, le riviste oppure i libri (in questo la loro opinione è rafforzata da molti studiosi delle comunicazioni che però rinuncerebbero malvolentieri ai compensi e alle pensioni loro).
E tuttavia queste considerazioni poco importano al consumatore, anzi, per meglio dire, all'utente. Egli piuttosto ha da rimproverare al suo Kindle® ben altri difettucci. Forse non gli piacciono i tasti minuscoli, adatti solo per dei lillipuziani, forse lo disturbano i vistosi buchi tra le righe, o i numeri di pagina che non si trovano, oppure ancora la mancanza di funzioni come pagina su, pagina giù, scorrimento e indietro, alle quali il suo computer casalingo lo ha abituato. Ma questi sono difetti iniziali e di certo le prossime versioni della scatola magica ci renderanno felici.
  CONTINUA ...»

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