«La continua orogenesi delle Alpi è la conseguenza del distacco del microcontinente Adria dall'Africa nel Giurassico, della sua rotazione sopra l'allora esistente oceano della Tetide e della collisione con l'Eurasia, rispettivamente il 19 e il 23 dicembre, se utilizziamo la nota scala temporale che rappresenta l'età della Terra come un anno solare nel quale i dinosauri si estinguono il 26 dicembre, gli ominidi nascono la sera del 31 dicembre e nel momento in cui vengono scritte queste righe sono passati solo dieci secondi dalla fine dei cinque secondi dell'Impero Romano».
Comincia così il romanzo "La pietra che parla" di Peter Adolphsen, secondo un ritmo incalzante che si snoda lungo tutto l'intreccio, fatto da racconti che attraversano il secolo scorso.
La trama si incentra sulla figura del geologo Josef Siedler che, a inizio Novecento, ammaliato dalle teorie su un mitico popolo da cui discenderebbe la nostra civiltà, si mette alla loro ricerca addentrandosi in un'avventura che lo porta nelle viscere della terra. Qui, giunto davanti a un grande blocco di pietra che spunta sul pavimento della grotta, "Josef posò l'orecchio destro sulla roccia e il rumore di circa dieci giorni geologici, ovvero centoventicinque milioni di anni di terremoti, gli investì il timpano". Dopo aver staccato una scheggia della roccia , il geologo la porta con sé in superficie. Questa pietra, ereditata in un primo momento dal nipote, viene smarrita durante la seconda guerra mondiale e finisce per essere dichiarata opera d'arte e chiusa in un museo negli anni Sessanta.
La pietra è il pretesto per raccontare, mediante una scrittura vibrante e a tratti stravagante, la metafora del nostro continente, l'Europa ripercorsa alla luce degli accadimenti del ventesimo secolo. Attraversando grandi fenomeni di massa, le guerre mondiali, le ideologie quali il socialismo e il nazismo, la narrazione si intreccia con le vicissitudini minime come quella di Ferdinando che "aveva solo undici anni, ma sentiva di aver già vissuto i drammi di una vita intera, e perciò ce la mise tutta per condurre un'esistenza sicura e tranquilla nella casa del bosco".
Quello che Adolphsen mette in piedi è un mondo surreale, impregnato di ambienti mitologici, all'interno del quale la narrazione scorre palpitante tutta protesa a dimostrare come la nostra realtà occidentale tenti ininterrottamente di conciliare gli ideali e il senso pratico.
«La pietra che parla»di Peter Adolphsen
Fazi Editore, 78 pagg. Euro 13,50