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Il ministro Brunetta non parla il romanesco

di Stefano Biolchini

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20 settembRE 2009
Brunetta: «Le élite stanno preparando un colpo di Stato»
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A vederlo così sornione e pacioso, amabilmente fotografato come sopito sulla poltrona, mai gli si imputerebbe une verve sì forte, un piglio quanto mai ottundente. Ma un vero ministro dell'ossimoro è il veneziano Renato Brunetta. Una lunga carriera da professore, in pochi avrebbero scommesso sulla sua vis locutoria. Eppure la sua forza è tutta lì. In grado di sdoganare come un lieve motivetto anche le parolacce da tripla xxx. Celeberrima la sua auto-definizione: «Non bello e non ricco, ho fatto il culo al mondo e sono la Lorella Cuccarini del governo Berlusconi». Per l'appunto la scelta del confronto, quanto mai azzeccata, va a cadere sulla dolce e rassicurante bellezza da cucina e tinello. Ma dalla più amata dagli italiani ti aspetteresti mai la parola c...?
No davvero. Brunetta è fatto così. Se napoletano sarebbe verace , essendo veneziano gli capita di straboccare come in preda all'effetto acqua alta. E così ha fatto anche stavolta contrapponendo «i compagni della sinistra per bene» e quella «per male» che si fa «condizionare da un'elite di merda» composta da «cattive banche, cattiva finanza, cattivi giornali». Un furore che per colpire alto ostenta senza esitazione il registro più basso. Semantica a parte, che tutto questo parlar "forbito" sia poi utile allo scopo è cosa dubbia. Eppure il ministro dell'Innovazione e della Pubblica Amministrazione, non se ne cura. Anzi da quel di Cortina picchia duro, durissimo e con un far levissimo manda letteralmente a «morire ammazzata certa sinistra per male» rea di aver cercato di fare «un colpo di stato». Parole fin troppo libere, pesanti come sassi. Che pronunciate da un ministro che più volte ama ripetere «Il paese è con me! Sto cambiando tutto», ci si augura mai abbiano seguito.

«I soliti insulti di Brunetta - commenta ironico il segretario del Pd Franceschini - mi hanno confermato nella convinzione che l'unica Brunetta che merita rispetto è quella dei Ricchi e Poveri». Istrionico fino all'uso più smaccatamente teatrale della parola e del gergale Brunetta lo è da tempo. Tuttavia a cosa miri alzando così il livello dell'eloquio ha un so ché d'arcano.

Anna Finocchiaro comunque non ci sta. La capogruppo Pd alla Camera censura gli «insulti sguaiati assolutamente non degni di un rappresentante istituzionale».
Il linguaggio di Brunetta non fa certo scandalo nel centrodestra, dove talvolta rasenta la virtù. Si rammentano per memorabili certe definizioni "franche" degli stessi padri fondatori, Berlusconi e Bossi . Gli uomini della maggioranza s'affrettano a spiegare che "data per scontata la mancanza di diplomazia" (sic!) del ministro, occorra guardare ai contenuti delle sue analisi e non alla forma. Non per niente i nostri cugini francesi hanno coniato per l'appunto la definizione di «gauche caviar, champagne». Eppure fra i ministri francesi non è fin qui nota per gli avversari la citazione di Cambronne, che pure a Parigi è d'uso comune. E sia, con Brunetta tutto può essere; anche se visto il piglio iconoclasta nei confronti di certe definizioni elitistiche chi scrive propende per l'esclusione di pura citazione dotta. «Sarò rozzo, sarò semplificatore, ma questa è la realtà».

Il ministro anti-fannulloni arriva prontamente in soccorso davanti a questa lacuna. Niente d'alto, trattavasi solo di una esemplificazione, nulla più. E pazienza per la Finocchiaro, che non avendo inteso, protesta: «I suoi insulti sguaiati rivolti all'opposizione, accusata di non fare quello che vuole lui, l'uso a vanvera di parole come colpo di Stato sono assolutamente non degni di un rappresentante istituzionale».

Poi il ministro fa un tentativo di ricucitura: prima di tutto, ha detto, la sinistra «per bene c'è, ci mancherebbe altro. Ci sono moltissimi amministratori che mi piacciono, prima di tutti Chiamparino, è molto bravo» e poi spiega che il passaggio del discorso sulla «sinistra per male» che deve «andare a morire ammazzata», è stato fatto con parole che non vanno prese in senso letterale, ma che sono «un modo di dire romanesco». Per fortuna. Avevamo capito male. Noi. Si è trattato di un problema di traduzione dal romanesco per un notoriamente non madrelingua. Tanto più che una marcia indietro in Italia non la si nega a nessuno. Ma allora ministro, tanto valeva scherzar col fuoco?
Non sia sconcio dirla col Metastasio: «Voce dal sen fuggita-Poi richiamar non vale; Non si trattien lo strale, quando dall'arco uscì».

stefano.biolchini@ilsole24ore.com

20 settembRE 2009
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