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I cinquant'anni del Nouveau Réalisme

di Mariangela Maritato

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10 ottobre 2009
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"L'arte specchio della vita è arte. La vita è quello che rende l'arte più bella della vita". Con questo aforisma Pierre Restany invitava a cogliere l'attimo fuggente, senza lasciar dileguare la più lieve impronta che potrebbe imprimere sulla nostra anima.
Nouveau Réalisme (I cinquant'anni, 1960-2010) è la mostra a cura di Dominique Stella (Galleria Agnellini Arte Moderna, Brescia) che riunisce gli esponenti del movimento d'avanguardia. Come Jacques Villeglé che ha animato con una performance la serata dell'inaugurazione. Per festeggiare l'anniversario della nascita del gruppo, ha spento le cinquanta candeline color blue klein di una grande torta preparata per rievocare quella realizzata da Raymond Hains nel 1970 a Milano, in occasione dell'Ultima Cena che li vide tutti riuniti. C'erano Arman, César, Christo, Gérard Deschamps, François Dufrêne, Raymond Hains, Yves Klein, Martial Raysse, Mimmo Rotella, Niki de Saint Phalle, Daniel Spoerri, Jean Tinguely.
"La personalità di Restany ha concettualizzato con un discorso e una riflessione un movimento di pensiero mettendo in discussione la pittura e le pratiche artistiche della fine degli anni ‘50" spiega Stella.

"La vastità dell'esperienza umana di quest'uomo – racconta Grazia Chiesa, Fondazione D'Ars Oscar Signorini – si è svelata ai miei occhi quando, tornando dal suo viaggio in Amazzonia con Frans Krajcberg, diede vita al Manifesto del Naturalismo integrale. L'emozione nel vivere le foreste vergini aveva per lui la stessa natura dell'emozione che si prova nel vivere la giungla metropolitana". In occasione della prima Biennale di Parigi furono esposte un'opera monocroma di Klein, la macchina per dipingere di Tinguely (Métamatic) e la Palissade di Hains.
"Un gesto fondamentale di appropriazione del reale, legato a un fenomeno quantistico di espressione, come l'impregnamento del colore puro in Klein (IKB, 1956), l'animazione meccanica di Tinguely, la scelta del manifesto lacerato di Hains, mi hanno fatto intuire il denominatore comune di queste ricerche estremamente diverse" affermò Restany.

Alla Galleria Apollinaire di Milano, il 16 aprile 1960, venne firmato il manifesto del gruppo. Gli artisti si riunirono quindi a Parigi a casa di Klein, detto "Yves le monocrome", il 27 ottobre. Trasformarono la loro vita in arte. L'arte divenne una nuova realtà.

César e Arman affrontarono il problema della produzione industriale e del suo riciclaggio. L'invasione del prodotto di massa e dei relativi scarti. In mostra Compression de moto di César (1970) e Accumulation colombienne (accumulazione di caffettiere) di Arman (1962). Di Klein troviamo diverse creazioni tra cui La terre bleue (1957) e The Venus of Alexandria (1960). I "quadri trappola" di Spoerri manifestano lo sforzo di elevare il quotidiano ed il banale a oggetto d'arte. Nelle sue tavole, l'opera è costituita da oggetti causali: posate, fiammiferi, avanzi di pasto, sigarette, tazzine da caffè. L'artista non abbellisce e non toglie niente, dando vita, tra gli altri, a Variant d'un petit déjeuner (1965). L'azione di raccolta degli Affichistes come Dufrêne, Hains, Rotella dava invece la visione di un mondo come un quadro.

"Bisognava eliminare l'idea di pittura, troppo ancorata al passato" spiega Villeglé. Gli strappi scaturivano dalla volontà di accumulare la realtà che si concretizzava nel gesto del Lacéré anonyme" (Lacerato anonimo). Come in Circo Orfei di Rotella (1963), Rue du poison (1954) o L'arrachée de la Rue Bréaht (1964) di Villeglé. Le seins du supermarché è un assemblaggio di plastica di Raysse (1961). Firmatario del manifesto, si inserì nel movimento in una prospettiva Pop che lo portò a trovare un riscontro favorevole a Los Angeles nel 1963. Nello stesso anno aderì al gruppo Christo. I suoi impacchettamenti monumentali come Package (tessuto e corda su legno, 1963) rappresentano la volontà di appropriarsi di oggetti e di spazio. Nel '61 entrano nel movimento anche Niki de Saint Phalle e Deschamps. Della prima, che ha trasformato il gesto pittorico in "tiri di colore" (palloncini pieni di colore lanciati sulla superficie da dipingere) si possono ammirare Femme bleue luminaire (1985) e New Year's Letter (1973). Del secondo, "Hello Amy" (stracci assemblati su tela, 1963).

"Il canto del Nouveau Réalisme risuona ancora oggi nei muri metropolitani, negli edifici impacchettati che ci ricordano quelli di Christo, ridestando in me l'eco di un Nuovo Realismo così come lo avevo vissuto negli anni Sessanta a Milano" dice Grazia Chiesa. Jacques Villeglé ha dipinto i suoi Segni Socio-Politici (alfabeto della strada) sul muro della Médiathèque del Centro Culturale Saint Louis de France a Roma che verrà inaugurato sabato 10 ottobre 2009. La nuova frontiera del suo linguaggio pittorico propone un'interpretazione anarchica e allo stesso tempo poetica, del mondo. Il pensiero di Restany vive ancora.

Il Nouveau Realisme (I cinquant'anni, 1960-2010)
4 ottobre 2009 – 3 aprile 2010
Galleria Agnellini Arte Moderna - Brescia

10 ottobre 2009
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