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Questa è l'Italia che si ricorderà

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Domenica 20 Dicembre 2009

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So che i Contributi alla Filosofia rappresentano il tentativo di Heidegger di dare ordine al proprio pensiero, dopo quella che lui definiva "la svolta". Scritti, tra l'altro, tra il 1936 e il 1938: anni drammatici per lui, Heidegger, per l'Europa, per il mondo.
Quello che mi interessa qui sottolineare e ricordare, a me stessa anzitutto, è il lavoro di traduzione di Franco Volpi. I Contributi alla filosofia sono stati l'ultimo, importante confronto di Franco Volpi con il pensiero di Heidegger. Un confronto preceduto dalle traduzioni e curatele di opere su cui si sono formati migliaia di studenti: Segnavia, Il Principio di ragione, L'essenza della verità, Nietzsche, Oltre la linea, e molte altre ancora.
Chi, come me, svolge il mestiere di editore, è cosciente del ruolo cruciale di chi traduce un linguaggio e un pensiero in un'altra cultura. Franco in questo è stato un punto di riferimento. Era preparato filosoficamente tanto da entrare nelle maglie fitte del pensiero di Heidegger e sostenere con lui un confronto senza complessi di inferiorità. Ma era anche dotato di una prosa elegante che gli ha permesso di tradurre la complessità linguistica di Heidegger dentro un'altra lingua.
Non a caso, nel corso dell'ultima giornata della "Milanesiana 2009", presso la Fondazione Corriere della Sera, dedicata proprio a Franco Volpi, a pochi mesi dalla sua scomparsa, e curata da Antonio Gnoli, Massimo Cacciari ha opportunamente ricordato: «Che cosa sperimenta, il traduttore, alla fine? Sperimenta la miseria del suo linguaggio, e quindi tenta continuamente, è teso continuamente ad allargare la potenza del proprio linguaggio. Il vero traduttore non è quello che trasferisce o quello che finge di trasferire, cosa del tutto impossibile, ma è quello che allarga la dimensione del proprio linguaggio, sotto lo stimolo e la pressione del linguaggio intraducibile. Gli exploit più notevoli di Franco Volpi esprimono perfettamente questo elemento.».
Avrei potuto citare molte altre traduzioni e curatele di Franco Volpi, iniziate certo prima del volgere del nuovo millennio; ricordare i molti suggerimenti che dava a noi editori (Ferdinand Bordewijk, Blocchi, ad esempio, pubblicato da Bompiani); avrei potuto menzionare le sue opere, le sue interviste, le sue recensioni.
Ho scelto la traduzione straordinaria, travagliata e, in qualche modo, conclusiva dei Contributi alla filosofia. E in questa scelta raccolgo tutta l'opera di traduttore, curatore, suggeritore che Franco Volpi ha svolto e su cui, confido, non cadrà l'oblio.

Letteratura«Gomorra», fenomeno post-ideologico Penso che l'avvenimento culturale del decennio appena trascorso in Italia sia stato la pubblicazione di Gomorra di Roberto Saviano. E questo per una serie di motivi che si possono riassumere nei seguenti punti:
1) Gomorra segna, dopo un paio di decenni di riflusso e disimpegno, il ritorno dello scrittore come intellettuale impegnato, ma in una forma nuova. Infatti Saviano è uno scrittore militante in una versione post-ideologica: non è portatore di ideologia (nemmeno nell'accezione propositiva di visione generale della società) e in una versione post-politica: non è portatore degli interessi di un partito, ma anzi degli interessi della sfera sociale che si contrappone alla sfera politica, che è squalificata nella sua interezza.
2) Il libro di Saviano è l'approdo a una nuova versione della secolare vocazione al realismo della letteratura occidentale. Aggiornata, anche questa, agli anni Duemila. Nel senso che in questo tipo di realismo si può intravvedere il progressivo cancellarsi dei confini tra realtà e finzione nella mediasfera contemporanea, tra ciò che è reale e ciò che è fittizio a vantaggio di un immaginario generalizzato. Gomorra offre una vibrante testimonianza in prima persona costruita però dispiegando tutta la forza di molti dispositivi tipici della letteratura d'invenzione. Da qui deriva la difficoltà stessa di ascrivere il libro alle categorie che in ambito anglosassone si chiamano fiction e non fiction.
3) Il successo di Gomorra e ciò che è capitato in seguito all'autore Roberto Saviano segna anche per l'Italia l'ingresso definitivo dello scrittore nella cosiddetta "celebrity culture" contemporanea. Per il cortocircuito tra opere e vita, con l'assegnazione della scorta, con la sovraesposizione mediatica che ne ha fatto un personaggio riconosciuto e riconoscibile come celebrità anche da parte di chi non legge libri e quindi non sarebbe mai stato parte del suo pubblico. La coloritura drammatica che nel caso di Saviano, e suo malgrado, ha preso questo suo essere famoso, la curvatura etica che sostanzia il suo glamour mediatico, ne fa la versione pregiata dalla celebrity culture ben più scadente che siamo abituati a vedere in altri contesti.
4) Il successo del libro di Saviano indica l'obsolescenza dell'informazione giornalistica convenzionale. Il fatto che milioni di persone comprino Gomorra per avere delle notizie precise e delle informazioni su una realtà sociale attuale come quella dei grandi sistemi criminali che opprimono l'Italia, indica che quelle stesse persone non si affidano più ai giornali, ai telegiornali o a chi dovrebbe essere preposto a fornire per statuto delle informazioni. Il libro dunque supplisce a una carenza di informazione e denuncia una sfiducia nei mezzi che la producono e che evidentemente, per i motivi più diversi, non la producono più in modo soddisfacente.
  CONTINUA ...»

Domenica 20 Dicembre 2009
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